Fuoco di sant’Antonio: sintomi, durata e contagio

herpes-zoster

L’herpes zoster è anche conosciuto con il nome popolare di fuoco di Sant’Antonio. Che cos’è? Quali sono i suoi sintomi e la durata? Cerchiamo di capire anche di più sul suo possibile contagio.



Come riconoscere la malattia

Vediamo per prima cosa e come fare a riconoscere la malattia. L’herpes zoster (o fuoco di Sant’Antonio) non è altro che il responsabile della malattia infettiva varicella, così comune tra i bambini. Avviene attraverso una riattivazione del virus che è normalmente già presente nel nostro corpo, qualora abbiamo già contratto nel corso della nostra vita la varicella. Nel caso in cui non abbiamo mai contratto essa, il fuoco di Sant’Antonio non potrà mai colpirci, poiché all’interno del nostro organismo non avremo il virus silente responsabile della malattia. L’herpes causa sul corpo degli sfoghi cutanei, caratterizzati dalla comparsa di alcune macchie sulla pelle che, in genere, appaiono sul tronco. In alcuni casi, queste possono apparire sul viso.

Dobbiamo fare particolare attenzione nel caso in cui vengano colpiti gli occhi, perché si possono creare complicanze anche gravi, che devono essere gestite quindi da un medico. Gli sfoghi cutanei, caratterizzati dalla presenza di bolle o vescicole, iniziano a dolere, a bruciare e a prudere molto, in un modo molto simile a ciò che accade nella varicella.

Il fuoco di Sant’Antonio può colpire persone di tutte le età: si stima, però, che ne siano più colpiti gli anziani rispetto ai giovani, per un discorso legato alle difese immunitarie. Il virus, infatti, si può riattivare in un momento in cui abbiamo basse difese: dopo una malattia, in periodi caratterizzati da un forte stress. L’età avanzata, quindi, può essere un fattore di rischio. I due terzi, inoltre, di casi di Herpes Zoster totali si manifestano in persone con oltre 50 anni di età. Esiste, inoltre, la possibilità di vaccinarsi, soprattutto per soggetti particolarmente debilitati e considerati a rischio: il vaccino protegge nella maggior parte dei casi (oltre il 60%) e, nel caso di riattivazione dello stesso virus, i sintomi sarebbero sicuramente più leggeri.

Quanto dura

Quanto dura il fuoco di Sant’Antonio in un individuo? Fortunatamente, non si tratta di una malattia molto lunga.

Entro 7 o al massimo 10 giorni dalla comparsa di tali vescicole sulla pelle, queste iniziano a rompersi e si formano, piano piano, delle croste. Queste croste, una volta che si saranno formate, inizieranno a desquamarsi in modo del tutto spontaneo, al massimo nell’arco di una decina di giorni. Per vedere di nuovo la cute integra dovremo, però, aspettare dalle due alle quattro settimane. In alcuni casi, possono rimanere delle piccole cicatrici oppure alcuni cambiamenti nella pigmentazione della pelle, ad opera quindi della melanina. Assieme agli sfoghi cutanei, però, spesso c’è ipersensibilità, dolore e bruciore. Il dolore, in alcuni casi particolari, può durare addirittura per mesi o per anni. In alcuni casi si presenta anche a livello oculare: in questo caso, andremo a parlare di herpes zoster oftalmico, che fa a colpire il nervo trigemino. Esso, però, non è particolarmente incidente: rappresenta, infatti, soltanto il 10-20% di tutti i casi di fuoco di Sant’Antonio.

Fuoco di sant’antonio è infettivo?

Cerchiamo, infine, di capire se il fuoco di Sant’Antonio è infettivo oppure no.

Di per sé, il fuoco di Sant’Antonio non è infettivo. Una persona che ne è affetta, non può trasmetterlo ad un’altra persona. Può, però, trasmettere il virus della varicella, qualora questa malattia infettiva non sia stata mai contratta nell’arco della vita dalla persona. Una volta che la varicella è stata debellata, questa non si ripresenterà mai più.

L’herpes zoster, invece, può ripresentarsi anche più volte nel corso della vita di una persona. Averlo contratto una volta, quindi, non protegge dalla possibilità di poterlo contrarre di nuovo nella vita. L’eventuale contagio avviene se si va a diretto contatto con il fluido che è contenuto nelle lesioni vescicolari. E’, quindi, un qualcosa di abbastanza raro. Il soggetto non è infettivo nel momento in cui non ha ancora manifestato l’eruzione cutanea e non lo sarà più a partire dal momento in cui le vescicole si sono trasformate in croste secche. E’ il liquido all’interno delle vescicole, quindi, che presenta al suo interno il virus della varicella-zoster. In ogni caso, cerchiamo sempre di fare attenzione a non stare a contatto con neonati, donne in gravidanza o in allattamento e con persone particolarmente debilitate e molto anziane. Spesso è sufficiente tenere le vescicole o bolle coperte per evitare il contagio diretto che abbiamo visto essere abbastanza raro. Il soggetto colpito da fuoco di Sant’Antonio dovrà, quindi, evitare l’uso di asciugamani comuni, di andare in piscina e di svolgere sport in cui è richiesto un particolare contatto con l’altro (come ad esempio il rugby). Attraverso queste piccole accortezze, il contagio potrà essere facilmente evitato senza problemi.

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