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Fuoco di sant’Antonio: sintomi, durata e contagio

fuoco di sant'antonio

L'herpes zoster è anche conosciuto con il nome popolare di fuoco di Sant'Antonio. Che cos'è? Quali sono i suoi sintomi e la durata? Cerchiamo di capire anche di più sul suo possibile contagio.

Il termine medico di quello che popolarmente è chiamato fuoco di Sant’Antonio è Herpes Zoster. Vediamo insieme con quali sintomi si presenta, per quanto tempo dura e in che modo può essere contratto.



Fuoco di Sant’Antonio: come riconoscerlo

Vediamo per prima cosa e come fare a riconoscere la malattia. L’herpes zoster (o fuoco di Sant’Antonio) è lo stesso responsabile della varicella, malattia infettiva tanto comune tra i bambini. Nel caso in cui avessimo contratto la varicella durante la nostra vita, questo disturbo non è altro che la riattivazione del virus già presente nel nostro organismo. Pertanto, possiamo contrarre questa malattia solo nel caso in cui avessimo già avuto la varicella.

L’herpes si presenta con degli sfoghi cutanei, caratterizzati dalla comparsa di alcune macchie sulla pelle che, in genere, appaiono sul tronco. In alcuni casi, queste possono apparire sul viso. Dobbiamo fare particolare attenzione nel caso in cui vengano colpiti gli occhi, perché si possono creare complicanze anche gravi, che devono essere gestite quindi da un medico.

Gli sfoghi cutanei, caratterizzati dalla presenza di bolle o vescicole, iniziano a dolere, a bruciare e a prudere molto, in un modo molto simile a ciò che accade nella varicella.

Il fuoco di Sant’Antonio può colpire persone di tutte le età, anche se statisticamente colpisce più gli anziani rispetto ai giovani, per un discorso legato alle difese immunitarie. Questo virus infatti, può fare la sua ricomparsa solo in un momento di debolezza immunitaria. L’età avanzata può quindi essere considerata un fattore di rischio. I due terzi di chi contrae il virus ha oltre 50 anni di età. E’ importante sapere che c’è la possibilità di vaccinarsi: questa è la soluzione migliore, soprattutto per i soggetti considerati a rischio. Il vaccino protegge nella maggior parte dei casi (oltre 80%) e, nel caso di riattivazione dello stesso virus, i sintomi sarebbero sicuramente più leggeri.

Fuoco di sant’Antonio: quanto dura

Fortunatamente, non si tratta di una malattia molto lunga.

Entro 7 o al massimo 10 giorni dalla comparsa delle vescicole sulla pelle, queste iniziano a rompersi e si formano, piano piano, delle croste. Queste croste, una volta che si saranno formate, inizieranno a desquamarsi in modo del tutto spontaneo, entro una decina di giorni. Tuttavia la nostra pelle guarirà del tutto solo dopo due o quattro settimane. In alcuni casi possono rimanere delle piccole cicatrici oppure è possibile notare alcuni cambiamenti nella pigmentazione della pelle, causati da una diversa distribuzione di melanina. Assieme agli sfoghi cutanei, però, spesso c’è ipersensibilità, dolore e bruciore. Il dolore, in alcuni casi particolari, può durare addirittura per mesi o per anni. In alcuni casi si presenta anche a livello oculare: in questo caso, andremo a parlare di herpes zoster oftalmico, che fa a colpire il nervo trigemino. Esso, però, non è particolarmente incidente: rappresenta, infatti, soltanto il 10-20% di tutti i casi di fuoco di Sant’Antonio.

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Fuoco di sant’antonio è infettivo?

Cerchiamo, infine, di capire se il fuoco di Sant’Antonio è infettivo oppure no. Di per sé, no. Una persona che ne è affetta, non può trasmetterlo ad un’altra persona. Può, però, trasmettere il virus della varicella, qualora questa malattia infettiva non sia stata mai contratta nell’arco della vita dalla persona. Una volta che la varicella è stata debellata, questa non si ripresenterà mai più.

L’herpes zoster, invece, può ripresentarsi anche più volte nel corso della vita di una persona.

Averlo contratto una volta, quindi, non protegge dalla possibilità di poterlo contrarre di nuovo nella vita. L’eventuale contagio avviene se si entra a diretto contatto con il fluido che è contenuto nelle lesioni vescicolari. E’, quindi, piuttosto difficile. Il soggetto non è infettivo nel momento in cui non ha ancora manifestato l’eruzione cutanea e non lo sarà più a partire dal momento in cui le vescicole si sono trasformate in croste secche. E’ il liquido all’interno delle vescicole, quindi, che presenta al suo interno il virus della varicella-zoster. Il soggetto colpito dovrà, quindi, evitare l’uso di asciugamani comuni, di andare in piscina e di svolgere sport in cui è richiesto un particolare contatto con l’altro (come ad esempio il rugby). Attraverso queste piccole accortezze, il contagio potrà essere facilmente evitato senza problemi.

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