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HIV nascosto nelle cellule: ora può essere misurato

Hiv

L'HIV nascosto nelle cellule può ora essere misurato, ma siamo più vicini a una cura? Ecco la nuova scoperta e il ruolo nella lotta contro il virus.

La strada per la cura dell’HIV è lunga e tortuosa. Detto questo, un nuovo studio pubblicato il mese scorso sulla rivista Nature sta facendo luce su un modo per misurare quella che è considerata una forma inattiva del virus, che riposa nascondendosi nelle cellule umane.

Questa sorta di “riserva latente” di HIV rappresenta un ostacolo all’eradicazione del virus, dal momento che ha sempre persistito – resistendo anche ai farmaci antiretrovirali utilizzati per l’HIV.

Gli strumenti a disposizione finora, inoltre, non permettevano di misurare l’effettiva entità del virus latente, in modo da avere una stima concreta. Grazie alla nuova tecnica scoperta, però, sarà finalmente possibile individuare la riserva nascosta, e così studiarne la risposta alle terapie sperimentali.

La “riserva latente”

L’autore del nuovo studio è il ricercatore dell’Howard Hughes Medical Institute Robert F. Siliciano, leader nel mondo della cura dell’HIV. L’esperto ha spiegato che, per quanto i farmaci già esistenti riescano ad attaccare e sopprimere il virus in modo efficace, non sono in grado di eliminare questa forma persistente latente.

Nel corso degli anni, Siliciano e i suoi colleghi hanno cercato di aggirare questo problema, essenzialmente “svegliando” il virus latente e uccidendo le cellule antagoniste.

Dai tentativi è emerso che l’unico modo per capire se sia possibile sradicare il virus è misurare concretamente la riserva in grado di resistere ai farmaci. Solo effettuare una misurazione prima e dopo i trattamenti sperimentali, infatti, permetterebbe di vedere se la presenza del virus si sia effettivamente indebolita – e se sia merito del farmaco.

Come l’HIV attacca le cellule

Fondamentalmente, le terapie contro l’HIV consistono in una combinazione di farmaci che colpiscono il virus in una fase specifica del suo ciclo di vita. Se i farmaci interrompono il virus in due o più di queste fasi, il virus non può replicarsi. Di conseguenza, non può essere rilevato nel sangue di una persona.

Nel 2017, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) hanno annunciato che le persone affette da HIV che seguono le terapie antiretrovirali, potrebbero raggiungere questa conta virale “non rilevabile“. Ciò significa che non sarebbero più in grado di trasmettere il virus ai loro partner sessuali.

Ad ogni modo, per quanto i trattamenti attuali permettano alle persone affette da HIV di condurre una vita sana e lunga, non rappresentano ancora una cura vera e propria.

La riserva latente, infatti, rimane riposta nei geni delle cellule CD4 – ovvero quelle infettate dall’HIV. Le persone con la conta virale “non rilevabile” devono comunque continuare ad assumere farmaci antiretrovirali perché, anche quando le cellule CD4 infette restano inattive, mantengono la loro carica virale. Si potrebbe dire che sono in ibernazione. Se una persona interrompe il trattamento, le cellule infette si svegliano e le informazioni memorizzate sull’HIV generano nuovi virus.

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