Allergia al gatto: esiste l’immunoterapia, efficace contro sintomi gravi

Vediamo come funziona l'immunoterapia per sopprimere i sintomi della diffusissima allergia al gatto: dosi, modo, tempi e risultati.

Quasi tutti amano i gatti, eleganti e dall’indiscutibile fascino, che ormai sono diventati uno degli animali domestici preferiti e più numerosi. Ma che fare se si soffre di allergia al suo pelo e ogni carrezza al nostro amato felino potrebbe trasformarsi in un concerto di starnuti e occhi lacrimanti o, peggio, prurito e asma? Per fortuna il ramo della medicina che si occupa di immunologia, potrebbe venire in aiuto con una terapia che promette di sopprimere i sintomi dell’allergia ai gatti, consentendo così a chiunque di adottarlo come amico a quattro zampe senza rischi per la salute.

Vediamo in cosa consiste l’immunoterapia per l’allergia al gatto.

Immunoterapia per l’allergia al gatto: cosa sapere

L’allergia e i suoi sintomi

L’allergia ai gatti è caratterizzata da un’ipersensibilità e da un’eccessiva risposta immunitaria a determinati allergeni associati ai felini, in particolare alla FelD1, una proteina che si trova tipicamente nella loro saliva, nelle ghiandole, nella pelle e nel pelo.

Le manifestazioni di allergia al gatto possono variare dai sintomi lievi allo sviluppo di condizioni gravi come rinite e asma, con esiti potenzialmente fatali.

Il vaccino

Per immunizzarsi è possibile ricorre a un vaccino disponibile anche per gli allergeni del gatto, anche se in termini medici sarebbe più corretto definirla immunoterapia specifica ipo-sensibilizzante.

Si tratta di una terapia che prevede la somministrazione dell’allergene in dosi via via crescenti nell’arco di alcune settimane o mesi. Una volta raggiunta la dose di mantenimento, si prosegue con la somministrazione per un periodo di tempo relativamente lungo, complessivamente di 3-5 anni.

Infatti l’assunzione ripetuta nel tempo e in dosi crescenti dell’allergene, consente al sistema immunitario di “imparare” a tollerare la sostanza in questione e porta a una notevole riduzione fino anche alla totale scomparsa dei sintomi.

Può essere somministrato per via sublinguale (alcune gocce poste sotto la lingua), oppure tramite iniezioni sottocutanee.

Questo metodo viene consigliato quando la patologia provoca sintomi importanti, a volte difficilmente trattabili con terapie farmacologiche o che ne richiederebbero una assunzione costante.

In tutti questi casi il vaccino antiallergico può risultare non soltanto utile per ridurre i sintomi ma anche conveniente dal punto di vista economico sul lungo termine, nonostante abbia un costo considerevole, poiché consente di ridurre notevolmente la quantità di farmaci che devono essere assunti e dunque acquistati.

Questa terapia deve essere effettuata rigorosamente sotto controllo medico, presso lo studio dell’allergologo, in modo che si possa intervenire nel caso in cui si manifestino reazioni allergiche.

La massima efficacia del vaccino per allergia al gatto viene raggiunta dopo tre-quattro anni di trattamento, ma sin dai primi mesi è possibile godere dei primi miglioramenti.

Un nuovo farmaco

La farmacoterapia è indicata nelle forme lievi dell’allergia o come pre trattamento nelle forme più severe.

l’Accademia europea di Immunologia clinica e allergia, ha recentemente evidenziato il potenziale di alte dosi di una specifica molecola (l’oligonucleotide Cpg), nel modulare con successo la risposta allergica del sistema immunitario al principale allergene del gatto (il Fel D1), inducendo una reazione di promozione della tolleranza e annullando i principali sintomi dell’allergia ai gatti.

I ricercatori hanno analizzato i meccanismi molecolari alla base di questa tolleranza e hanno proposto un approccio immunoterapico pre-clinico per migliorare il trattamento e il controllo di questo tipo comune di allergia.

Scritto da Alexandra Tubaro
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