Un grave incidente è avvenuto nel pomeriggio a Mentana, in provincia di Roma, dove otto bagnanti sono stati intossicati da cloro in una piscina. Tra le vittime, un bambino di soli 5 anni, trasportato in ospedale in codice rosso. L’episodio ha sollevato interrogativi sulla sicurezza delle piscine e sull’uso corretto dei prodotti chimici per la disinfezione dell’acqua.
L’incidente è avvenuto nel circolo sportivo di Mentana dove i vigili del fuoco e i carabinieri sono intervenuti per gestire l’emergenza. Le esalazioni di cloro hanno causato malori a diversi bagnanti, tra cui bambini e adulti. Il Centro Antiveleni e il 112 sono stati immediatamente allertati per fornire assistenza medica.
Le cause dell’intossicazione da cloro
L’intossicazione da cloro può avvenire per due motivi principali: lo sviluppo di cloro gassoso e l’eccesso di cloramine. Il primo si verifica quando l’ipoclorito di sodio entra in contatto con un acido, generando una reazione chimica che libera un gas altamente tossico. Il secondo caso si presenta quando il cloro si lega a sostanze organiche come sudore, urina e creme, formando le cloramine, responsabili del tipico odore di cloro e dei sintomi irritanti.
Ivano Pelosin, ingegnere chimico e socio di Assopiscine ha spiegato che un cattivo funzionamento della centralina che regola il dosaggio del cloro potrebbe essere la causa dell’incidente. Se le pompe di circolazione si fermano, ma la centralina continua a iniettare cloro e acido nei tubi, i due prodotti possono reagire tra loro, generando una bolla di cloro concentrato che viene poi spinta direttamente in vasca.
Il ruolo delle centraline automatiche
Nelle piscine pubbliche, il dosaggio del cloro è gestito da centraline elettroniche collegate a sonde. La sonda di pH misura l’acidità dell’acqua e comanda la pompa dell’acido, mentre la sonda Redox/Amperometrica misura il potere disinfettante dell’acqua e comanda la pompa del cloro. Se le sonde sono sporche o guaste, possono leggere valori errati e continuare a pompare sostanze chimiche in modo incontrollato.
Un altro fattore di rischio è l’errore umano come versare per sbaglio l’acido nel serbatoio del cloro o viceversa durante il rabbocco nei locali tecnici. Questi errori possono portare a reazioni chimiche pericolose e a fughe di gas tossico.
I sintomi e le misure di emergenza
L’inalazione di cloro gassoso o l’esposizione ad alte concentrazioni può causare una serie di sintomi, tra cui tosse insistente senso di soffocamento, bruciore agli occhi, naso e gola, nausea, vomito e vertigini. In caso di intossicazione, è fondamentale allontanare immediatamente le persone dall’area contaminata e chiamare i soccorsi.
Non somministrare bevande o provocare il vomito senza indicazione medica. È importante seguire le istruzioni del Centro Antiveleni o del 112 per garantire un’intervento tempestivo ed efficace.
La normativa e le novità in arrivo
In Italia, la qualità dell’acqua nelle piscine pubbliche è regolata dall’Accordo Stato-Regioni del 2003 e dalla norma tecnica UNI 10637. La concentrazione di cloro nell’acqua deve essere compresa tra 0,7 e 1,5 parti per milione. Un pH lontano dal valore corretto di 7,2-7,4 e un’acqua molto contaminata possono favorire la formazione di triclorammina una sostanza che può causare bruciore agli occhi e tosse.
In Parlamento è in discussione un disegno di legge sulla sicurezza nelle piscine, che mira a garantire il rispetto di precisi parametri chimici per mantenere un livello di disinfezione efficace. Tra le novità, si prevede di rendere obbligatorio l’uso di particolari sensori per regolare l’erogazione del cloro, evitando sia una clorazione insufficiente sia dosaggi eccessivi.
L’uso del cloro è obbligatorio per eliminare i batteri che possono contaminare l’acqua tramite l’aria e i bagnanti. È fondamentale garantire un uso corretto e sicuro dei prodotti chimici per prevenire incidenti e proteggere la salute delle persone.


