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L’otosclerosi è una condizione che può insorgere in modo subdolo e silenzioso. Spesso, il primo segnale è un acufene, un suono persistente e fastidioso che si avverte in uno o entrambi gli orecchi. Questo disturbo può essere accompagnato da una progressiva difficoltà nell’udito, creando disagio e frustrazione. È fondamentale riconoscere i sintomi iniziali per poter intervenire tempestivamente.
Particolarmente colpita da questa patologia è la popolazione femminile, specialmente in età fertile. La diagnosi precoce è cruciale, poiché le opzioni di trattamento sono più efficaci se intraprese in fase iniziale.
Che cos’è l’otosclerosi?
Secondo il dottor Diego Zanetti, esperto in audiologia, l’otosclerosi è caratterizzata da una calcificazione anomala che avviene nell’orecchio medio. Questa condizione colpisce uno dei tre ossicini dell’udito, la staffa, compromettendo la sua capacità di vibrare e, pertanto, di trasmettere i suoni in modo efficace. La malattia è relativamente comune, interessando tra lo 0,5 e l’1,2% della popolazione occidentale, con una prevalenza doppia nelle donne rispetto agli uomini.
Fattori di rischio e sintomi
L’otosclerosi tende a manifestarsi generalmente a partire dai 25 anni, un periodo in cui i fattori ormonali possono accelerare il processo degenerativo. L’uso della pillola anticoncezionale e le variazioni ormonali legate alla gravidanza possono influenzare negativamente la condizione, che tende a stabilizzarsi intorno alla menopausa. La maggior parte dei pazienti presenta un’insorgenza bilaterale, con una progressione che può richiedere mesi o anni.
I sintomi iniziali, come l’acufene e la sensazione di orecchio chiuso, vengono spesso trascurati fino a quando non si verifica una significativa perdita dell’udito. In casi più gravi, solo il 3% dei pazienti potrebbe sviluppare una sordità totale a causa dell’interessamento dell’orecchio interno.
Diagnosi e familiarità
La diagnosi di otosclerosi è un processo che richiede attenzione e competenza. Gli specialisti utilizzano diverse tecniche, tra cui l’otomicroscopia, che permette di esaminare l’orecchio in dettaglio. In caso di sospetto, si escludono altre patologie attraverso test audiometrici e impedenzometrici. È interessante notare che l’otosclerosi ha una componente genetica, spesso tramandata da madre a figlia, ma in alcune circostanze può manifestarsi in forma sporadica senza precedenti familiari.
Opzioni terapeutiche
Purtroppo, non esistono trattamenti farmacologici efficaci per l’otosclerosi. Le opzioni disponibili includono apparecchi acustici, che possono migliorare l’udito, e un intervento chirurgico chiamato stapedoplastica. Questa operazione mira a ripristinare la funzionalità dell’orecchio medio, rimuovendo parte della staffa e inserendo una protesi in teflon per garantire la corretta trasmissione delle vibrazioni sonore.
Il chirurgo esegue l’intervento in anestesia locale, con una durata di circa 40 minuti. Sebbene l’operazione possa migliorare significativamente l’udito, l’acufene potrebbe persistere. Dopo l’intervento, è consigliato un periodo di riposo e attenzione a evitare sforzi fisici o pressioni improvvise, per non compromettere l’esito dell’operazione.
Prognosi e follow-up
Le prospettive dopo un intervento di stapedoplastica sono generalmente positive, con una percentuale di successo che si attesta intorno al 93%. Tuttavia, è essenziale monitorare eventuali ricadute a lungo termine, poiché in un 5-6% dei casi si può verificare un nuovo abbassamento dell’udito anche dopo anni dall’intervento. In questi casi, un ulteriore intervento può essere valutato.
L’otosclerosi è una condizione che richiede attenzione e una gestione opportuna. La diagnosi precoce e le scelte terapeutiche adeguate possono fare la differenza nella qualità della vita dei pazienti. È importante consultare un esperto per ricevere la giusta assistenza in caso di sintomi correlati.



