ADHD e successo: la storia di Simone Biles e altri grandi nomi

Dall'ADHD di Simone Biles a quello di Einstein: scopri come la neurodiversità può trasformarsi in un'opportunità unica

L’ADHD, o disturbo da deficit di attenzione e iperattività, è spesso visto come un limite, ma per molte persone rappresenta una forma unica di neurodiversità che può trasformarsi in un vantaggio. Personalità come Simone Biles, Michael Phelps, Emma Watson, Jim Carrey, Justin Timberlake ed Eminem hanno dimostrato che l’ADHD può essere un trampolino di lancio per il successo, grazie alla creatività e al pensiero non convenzionale che spesso lo accompagnano.

Secondo Stefano Pallanti, direttore dell’Istituto di Neuroscienze a Firenze, l’ADHD è una neurotipìa cioè un modo diverso di funzionare del cervello. “In alcuni casi può comportare difficoltà cognitive, ma in altri è associata a creatività, alto potenziale intellettivo e pensiero non convenzionale.” Questa diversità cognitiva può essere un punto di forza, soprattutto in contesti che valorizzano l’originalità e l’innovazione.

Riconoscere l’ADHD in età adulta

Identificare l’ADHD in età adulta può essere complesso, soprattutto perché i sintomi tendono a manifestarsi in modo diverso rispetto all’infanzia. “L’iperattività, infatti, tende a scomparire e diventano più evidenti l’instabilità emozionale e l’impulsività,” spiega Pallanti. Inoltre, sintomi come la mancanza di concentrazione, la disorganizzazione e le altalene emotive sono esperienze comuni a molti, rendendo difficile una diagnosi precisa.

Spesso, il cervello neurodivergente si adatta all’ambiente, compensando le difficoltà e portando a termine i compiti con grande fatica. Tuttavia, a un certo punto, il disturbo può emergere in modo evidente. “Per esempio, non siamo più in grado di organizzarci, procrastiniamo gli impegni all’inverosimile, siamo in affanno laddove prima, pur con fatica, riuscivamo a star dietro a tutto,” aggiunge Pallanti. Le dimenticanze frequenti e la difficoltà a gestire i tempi possono essere segni di ADHD, spesso confusi con l’età o altri fattori.

Strategie per gestire l’ADHD

La gestione dell’ADHD inizia con una diagnosi certa e la correzione dello stile di vita. “Dormire tanto, mangiare bene e fare Attività fisica regolare e intensa hanno spesso la stessa validità delle terapie farmacologiche,” assicura l’esperto. Adattare l’ambiente alle esigenze del cervello neurodivergente è fondamentale per trasformare le difficoltà in risorse.

Per conquistare attenzione e concentrazione, è importante creare contesti in cui la capacità di gestire molte situazioni contemporaneamente sia un vantaggio. “Il problema non è la mancanza di attenzione, ma la sua diffusione, sempre tesa alla ricerca di nuovi stimoli,” spiega Pallanti. “È come se il cervello non riuscisse a cambiare marcia, restasse fisso su quella più alta.” Attività creative e manuali, come l’arte, lo sport, la cucina e la programmazione informatica, possono essere particolarmente efficaci.

Per le attività più noiose o impegnative, esistono strategie pratiche. Sul lavoro, è utile darsi obiettivi brevi e significativi invece di immergersi in compiti prolungati e astratti. Per chi studia, l’apprendimento deve essere basato su progetti che sfruttino motivazione e pensiero divergente. Pianificare con tabelle visive e riconoscere i propri “pattern attentivi” può aiutare a gestire meglio il tempo e le distrazioni.

La diagnosi di ADHD da adulti

In Italia, secondo i dati dell’Associazione famiglie ADHD, oltre un milione e 200mila persone hanno un deficit di attenzione. I numeri sono in crescita a causa di fattori genetici, ambientali e stili di vita. Alimentazione disordinata, mancanza di sonno, iperstimolazione da dispositivi digitali e consumo di cibi ultraprocessati possono peggiorare i sintomi cognitivi ed emotivi.

Per avere una diagnosi di ADHD in età adulta, è necessario recarsi in un centro specializzato e sottoporsi a un’intervista che va indietro nella storia del paziente, fino alla sua vita prenatale. “Sono tantissimi i fattori che determinano l’insorgenza o influenzano lo sviluppo dell’ADHD,” spiega Pallanti. “Per esempio, se la mamma in gravidanza prendeva farmaci e fumava, se il parto è avvenuto in ritardo.” Anche intolleranze alimentari, celiachia, dermatiti e patologie reumatologiche possono influenzare lo sviluppo dell’ADHD.

Il test DIVA, un questionario standardizzato usato in tutto il mondo per la diagnosi negli adulti, è stato introdotto in Italia dal gruppo di ricerca di Pallanti. Questo strumento aiuta a identificare i sintomi e a comprendere meglio le caratteristiche del disturbo, permettendo di sviluppare strategie personalizzate per gestirlo al meglio.

Scritto da Emanuele Galli

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