Equivalenti o di marca? Tutto quello che devi sapere sui farmaci generici

I farmaci equivalenti rappresentano un terzo delle confezioni vendute in Italia, ma ancora molti nutrono dubbi sulla loro efficacia. Scopriamo insieme le verità e i falsi miti su questi medicinali con l'aiuto di Salvatore Butti, vicepresidente di Egualia – Industrie Farmaci Accessibili.

In un’epoca in cui la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è una priorità, i farmaci equivalenti emergono come una soluzione efficace e conveniente. Nonostante siano presenti da anni nelle farmacie italiane, molti cittadini nutrono ancora dubbi sulla loro efficacia e sicurezza. Oggi, questi medicinali rappresentano il 33,3% delle confezioni vendute in Italia, con differenze significative tra Nord e Sud del paese.

Le nuove generazioni, in particolare, mostrano maggiore incertezza: solo un giovane su due della Generazione Z dichiara di conoscere davvero i farmaci equivalenti. Questo fenomeno è accentuato dal ricorso crescente a internet e all’intelligenza artificiale per cercare risposte rapide ai piccoli disturbi quotidiani, aumentando il rischio di influenze da informazioni incomplete o false convinzioni.

Farmaci equivalenti: cosa sono e perché sono sicuri

Un farmaco equivalente non è una terapia di serie B. Per legge, deve contenere esattamente lo stesso principio attivo del medicinale di riferimento, nella stessa dose e nella stessa forma farmaceutica. Questo principio attivo è la sostanza responsabile dell’effetto terapeutico, cioè quella che agisce sull’organismo per trattare una determinata malattia.

In molti casi, il principio attivo utilizzato proviene dagli stessi produttori che riforniscono anche le aziende titolari del farmaco di marca. Può perfino accadere che i medicinali vengano realizzati negli stessi stabilimenti produttivi. Per questo motivo, il termine equivalente non indica un farmaco simile, ma un medicinale che deve garantire la stessa qualità, la stessa efficacia e la stessa sicurezza del prodotto di riferimento.

La bioequivalenza: un processo rigoroso

Prima di essere autorizzato, un farmaco equivalente deve superare un rigoroso percorso di valutazione. Gli studi di bioequivalenza devono dimostrare che il principio attivo viene assorbito dall’organismo con modalità sovrapponibili a quelle del farmaco originatore. Questi studi vengono valutati da enti regolatori come l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) o l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).

Le autorità regolatorie richiedono che l’intervallo di confidenza statistico al 90% del rapporto tra il farmaco equivalente e quello di riferimento sia compreso tra 80% e 125%. Questo criterio statistico serve a dimostrare, con un elevato livello di affidabilità, che i due medicinali sono bioequivalenti e producono un’esposizione sostanzialmente sovrapponibile al principio attivo.

Farmaci equivalenti e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale

L’utilizzo dei farmaci equivalenti rappresenta uno strumento importante per utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili per la salute pubblica. Quando un brevetto scade e arriva sul mercato un equivalente, il prezzo del medicinale tende a ridursi perché più aziende possono produrre e commercializzare la stessa molecola.

Questo permette al Servizio sanitario nazionale di ottenere risparmi mantenendo comunque la possibilità di curare i pazienti con farmaci efficaci e sicuri. Queste risorse liberate possono essere utilizzate per altre esigenze sanitarie, come l’accesso ai farmaci innovativi, spesso caratterizzati da costi molto elevati perché ancora protetti da brevetto e perché frutto di nuove ricerche scientifiche.

Il sistema crea quindi un equilibrio: da una parte si garantisce l’accesso a terapie consolidate a un costo sostenibile, dall’altra si liberano fondi per introdurre nuove cure. Il risparmio generato dagli equivalenti rappresenta un modo per rendere il sistema sanitario più sostenibile nel tempo, soprattutto considerando l’aumento del numero di persone che necessitano di terapie croniche e l’arrivo continuo di nuovi trattamenti innovativi.

Grazie al rigoroso processo di autorizzazione e ai controlli continui, questi medicinali garantiscono la stessa qualità e sicurezza dei farmaci di marca, contribuendo alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Scritto da Roberto Capelli

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