Al World Cancer Congress di Hong Kong è stata introdotta una nuova commissione internazionale creata da The Lancet Oncology. L’obiettivo dichiarato è analizzare le barriere che oggi limitano la capacità dei sistemi sanitari di trasformare i progressi della genomica del cancro in vantaggi concreti per i pazienti, e disegnare un modello operativo capace di guidarne l’implementazione in contesti diversi.
Il gruppo multidisciplinare riunisce esperti in oncologia, genomica, anatomia patologica, sanità pubblica, politiche sanitarie, economia, scienza dei dati, etica e advocacy dei pazienti. Tra i membri più visibili troviamo Massimo Di Maio presidente dell’Aiom, la ricercatrice Raffaella Casolino e il prof. Nicola Normanno della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, anche presidente dell’International Quality Network for Pathology (Iqn Path).
Disparità di accesso: il dato che fa riflettere
Secondo i protagonisti, più del 30% dei pazienti con tumori solidi avanzati può ormai beneficiare di terapie basate sui biomarcatori, e la percentuale è destinata a crescere con le numerose sperimentazioni cliniche in corso. Tuttavia, la distribuzione di test molecolari e trattamenti innovativi rimane fortemente concentrata nei Paesi più ricchi e, all’interno di essi, nei centri più dotati di tecnologie avanzate.
Raffaella Casolino sottolinea che “sistemi diagnostici sempre più sofisticati, evidenze in rapida evoluzione, costi e percorsi assistenziali complessi rendono difficile garantire cure di alta qualità, specialmente nei contesti a basso reddito o con risorse limitate”. Il risultato è una netta disparità sia tra nazioni, sia tra strutture all’interno dello stesso paese.
Cooperazione tra pubblico, industria e pazienti: la risposta proposta
Nicola Normanno enfatizza la necessità di una cooperazione reale: “È indispensabile che istituzioni pubbliche, industria diagnostica e farmaceutica, ricercatori e pazienti condividano gli investimenti necessari a costruire infrastrutture diagnostiche solide, garantire la qualità dei test ovunque e allineare le normative tra paesi diversi”. L’esperienza di Iqn Path, già attiva nella creazione di reti di patologia di alta qualità, è citata come modello pratico da estendere.
Il documento della commissione presenta cinque elementi chiave per rendere l’oncologia di precisione più equa: un modello operativo adatto a diverse realtà sanitarie, uno strumento per valutare la prontezza dei sistemi, un programma di competenze per i professionisti, un framework di monitoraggio e valutazione, e un ecosistema di condivisione dati responsabile.
Verso una medicina di precisione sostenibile
Le proposte si inseriscono nel più ampio impegno globale assunto dall’Assemblea Mondiale della Sanità nel 2026, che ha invitato tutti gli stati a integrare la medicina di precisione in modo equo e appropriato. Sebbene la commissione riconosca che molte barriere non sono più esclusivamente tecnologiche, ma anche organizzative, economiche e regolatorie, il messaggio centrale è chiaro: l’innovazione deve diventare reale solo se è accessibile a tutti, indipendentemente dal contesto socio-economico.


