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Roadmap globale per rendere l’oncologia di precisione accessibile

Una nuova commissione internazionale del Lancet Oncology ha svelato una roadmap globale per superare le disuguaglianze nella genomica del cancro, proponendo collaborazioni tra istituzioni, industria e pazienti.

Il 25 settembre 2026, durante il World Cancer Congress tenutosi a Hong Kong, è stata presentata una nuova commissione promossa da The Lancet Oncology. Il gruppo, denominato “Lancet Oncology Commission on Cancer Genomics and Precision Oncology”, ha rivelato una strategia globale volta a rendere la genomica del cancro e l’oncologia di precisione più accessibili, sostenibili ed eque. L’annuncio è stato accolto da esperti internazionali, rappresentanti di istituzioni sanitarie e da patient advocacy, tutti riuniti per affrontare le persistenti disparità tra paesi e all’interno dei singoli sistemi sanitari.

La commissione si avvale di un team multidisciplinare che comprende oncologi, genetisti, patologi, esperti di sanità pubblica, economisti, scienziati dei dati, eticisti e rappresentanti dei pazienti. Tra le figure di spicco vi sono Massimo Di Maio, presidente dell’Aiom, Raffaella Casolino, coordinatrice scientifica, e Nicola Normanno, direttore del Center for Advanced Molecular Diagnostics in Oncology della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e presidente di IQN Path. Questa composizione ampia garantisce una visione integrata, capace di collegare la ricerca più avanzata alle esigenze operative dei sistemi sanitari.

Obiettivi della Commissione e dati sui trattamenti basati sui biomarcatori

Uno dei punti cardine della proposta è la stesura di un framework di valore che consenta a ogni paese di valutare la propria capacità di implementare rapidamente i test molecolari e le terapie mirate. In questo contesto, Massimo Di Maio ha evidenziato che “oggi, oltre il 30% dei pazienti con tumori solidi avanzati può ricevere una terapia basata sui biomarcatori e questa percentuale aumenterà” grazie a numerosi farmaci in fase di sperimentazione clinica. I biomarcatori sono indicazioni molecolari che permettono di classificare il tumore e di scegliere il trattamento più efficace, riducendo esiti di tossicità e migliorando la sopravvivenza. Tuttavia, l’accesso a queste tecnologie rimane limitato a centri specializzati nei paesi più ricchi, creando un divario evidente tra le diverse realtà sanitarie.

Definizione e ruolo dei biomarcatori

Secondo la commissione, i biomarcatori rappresentano l’elemento cardine dell’oncologia di precisione poiché consentono di trasformare la diagnosi tradizionale in una valutazione personalizzata. L’identificazione di mutazioni specifiche, di alterazioni epigenetiche o di espressioni proteiche è alla base della selezione di farmaci mirati. Così, una corretta integrazione di questi test nei percorsi clinici può tradursi in una riduzione significativa dei costi a lungo termine, a patto che sia garantita la qualità e l’uniformità dei risultati.

Principali ostacoli individuati e proposte di collaborazione

Raffaella Casolino ha sottolineato come la crescente complessità dei sistemi diagnostici l’accelerazione delle evidenze scientifiche e i costi elevati dei percorsi assistenziali rendano sempre più difficile fornire cure oncologiche di qualità, soprattutto nei contesti a basso reddito. “Sistemi diagnostici sempre più sofisticati, evidenze in rapida evoluzione, costi e percorsi assistenziali complessi” sono gli elementi che, secondo lei, ostacolano la diffusione capillare delle nuove terapie. Inoltre, i pazienti spesso si trovano di fronte a informazioni complesse e a aspettative poco realistiche riguardo ai benefici clinici dei trattamenti innovativi.

Nicola Normanno, focalizzandosi sull’aspetto operativo, ha evidenziato che “serve una cooperazione reale tra istituzioni pubbliche, industria diagnostica e farmaceutica, ricercatori e, soprattutto, pazienti” per condividere gli investimenti necessari a costruire infrastrutture diagnostiche solide e a garantire la qualità dei test in ogni contesto. Ha citato come esempio concreto il progetto internazionale IQN Path, che promuove standard comuni di qualità e facilita lo scambio di dati tra paesi a diverse risorse. La commissione propone cinque elementi chiave: un modello di implementazione basato sul valore, uno strumento di valutazione della prontezza dei sistemi sanitari, un framework di competenze per il personale, un sistema di monitoraggio dell’attuazione e un ecosistema di condivisione responsabile dei dati.

Le raccomandazioni della commissione sono allineate con la risoluzione del 2026 dell’Assemblea Mondiale della Sanità sulla medicina di precisione, che invita i paesi ad integrare queste innovazioni in modo equo. Se adottate, le linee guida dovrebbero favorire una maggiore inclusione di popolazioni diverse nei trial clinici, riducendo le disuguaglianze attuali e generando evidenze più rappresentative. Secondo la commissione, la diffusione capillare di una oncologia di precisione equa non è solo una questione tecnologica, ma richiede un cambiamento organizzativo, economico e regolamentare. Il prossimo passo prevede la diffusione di una “Global Call-to-Action” per incoraggiare governi, industrie e comunità scientifiche a impegnarsi con risorse condivise, con l’obiettivo di arrivare entro pochi anni a una copertura più ampia dei test molecolari e delle terapie mirate a livello globale.

Scritto da Emanuele Galli

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