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Coronavirus: a quando risale il primo contagio?

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Il Coronavirus è dilagato rapidamente in diverse parti del mondo, ma quando e dove è stato registrato il primo caso?

Il coronavirus è uno degli argomenti più cliccati sul web e di cui si parla più spesso nell’ultimo mese. Sono state diffuse diverse notizie che hanno provocato molta disinformazione e parecchio allarmismo in merito a questo fenomeno, per cui spesso le informazioni vengono travisate o confuse, non soltanto dai cittadini, ma anche dai giornalisti. Prima di procedere con le varie tappe del virus, cercando di risalire al suo esordio, che ha scatenato tutti gli altri a seguire, spiegheremo brevemente di cosa si tratta. Il coronavirus è una famiglia di virus, che prende il suo nome proprio dalla sua conformazione, appunto, a corona. Esso si può manifestare con episodi di gravità variabile, che possono evolversi da un raffreddore a malattie respiratorie più severe.

I sintomi principali sono quelli di una comune influenza con manifestazioni più gravi: tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie. I soggetti più colpiti sono gli anziani, a causa delle difese immunitarie più basse, insieme a soggetti immunocompromessi o con interventi chirurgici pregressi.

Coronavirus: quando è avvenuto il primo contagio?

Il virus fa la sua comparsa a Wuhan, in Cina. Dunque il primo contagio risalirebbe al mese di dicembre, in merito alle ultime ricostruzioni che sono state fatte. Non è stato facile stabilire il momento esatto, perché sono sorte diverse polemiche in merito al silenzio mantenuto inizialmente, senza prendere sin da subito le dovute precauzioni al fine di evitare situazioni spiacevoli. Il 31 dicembre 2019 vengono registrati una serie di casi di polmonite ad eziologia sconosciuta, per cui viene avvisata l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a lanciare i primi segnali di allarme.

Nel giro di poco tempo viene rintracciato il virus, a cui viene assegnato un nome ben preciso, quello di coronavirus, quindi ne viene studiata la sintomatologia, le modalità di trasmissione e l’incubazione. Allora da quel momento vengono adottate tutte le misure di precauzione per limitare quanto più possibile il contagio nella popolazione. La prima vittima viene identificata l’11 gennaio 2020, con il primo morto, un uomo di 61 anni nella stessa città in cui il virus era uscito allo scoperto. Dopo appena due giorni, avviene un altro decesso di una donna cinese in Thailandia. A quel punto si avverte la necessità di estendere le misure di prevenzione anche all’esterno della nazione. Anche se tutto questo sembra non bastare perché nel giro di poco tempo sono stati registrati numerosi casi di contagio in Corea del Sud, negli Stati Uniti, in Giappone e in Australia.

Già dopo poco più di dieci giorni, i morti sono arrivati a quota 17 in Cina. Anche gli aeroporti hanno incrementato i controlli, utilizzando scanner per misurare la temperatura corporea di tutti i passeggeri, al fine di prendere le corrette misure di precauzione ed evitare il contagio. In Giappone un’intera nave da crociera ha sospeso la sua rotta, con l’obiettivo di mettere in quarantena i passeggeri. Sono sempre di più i contagi al di fuori della Cina: Hong Kong, Malesia, Singapore, Vietnam e in Europa, in particolare in Francia. Alla fine del mese di gennaio le vittime del virus sono più di 100, quindi si è iniziato a parlare di un’emergenza sanitaria globale, che è arrivata anche in Italia, per cui si è ritenuto opportuno sospendere i traffici aerei con la Cina.

Il rischio globale resta ancora molto alto, quindi, gli esperti del settore stanno cercando di trovare una cura adatta per sconfiggere questo virus.

In attesa che questo avvenga, si raccomanda di utilizzare tutti i mezzi di precauzione consigliati dalle autorità.

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