Intorno alle 23 di venerdì 25 settembre, una madre spaventata ha chiamato il 112 da Mirafiori, affermando che suo figlio aveva causato del male a qualcuno. L’intervento delle volanti della Polizia di Stato ha subito preso una piega drammatica, quando gli agenti sono stati indirizzati verso un appartamento al quarto piano di via Gulli, nel quartiere Borgo Vittoria.
All’arrivo, i poliziotti hanno percepito un forte odore acre. Spingendosi nell’ambiente, hanno scoperto resti umani avvolti in due sacchi neri, supportati da secchi pieni di cemento rapido e da diversi coltelli. Il resto della scena suggeriva un tentativo di nascondere il corpo, ma l’odore aveva già tradito il tragico segreto.
Il ritrovamento del corpo smembrato nell’appartamento di via Gulli
Il corpo, in seguito identificato come Fabio Colapietro, 39 anni, residente a Settimo Torinese era stato suddiviso in più parti, alcune delle quali erano state collocate in sacchi neri, altre in secchi rivestiti di cemento. Il modo di conservazione indicava l’intenzione di impedirne il riconoscimento e il rapido degrado.
Luogo e modalità del nascondiglio
I sacchi erano stati depositati nel bagno dell’appartamento, mentre i secchi, già induriti, erano stati posizionati sul pavimento. Accanto erano stati rinvenuti diversi coltelli, presumibilmente usati durante la violenza. L’analisi preliminare ha confermato la presenza di sangue sul materiale, ma il tempo esatto della morte rimane ancora dubbioso.
Le indagini della Procura: arresti e ipotesi di reato
La procura di Torino guidata dalla pm Lea Lamonaca, ha immediatamente avviato un’inchiesta. Tre soggetti sono stati trattenuti: un uomo di 26 anni, un giovane di 22 anni e la proprietaria dell’appartamento, una professoressa di 47 anni originaria di Rieti. L’uomo è indagato per omicidio e soppressione di cadavere mentre le due donne risultano imputate per favoreggiamento e concorso nella soppressione del corpo.
Il ruolo dei giovani coinvolti
Il 26enne, presente al momento della chiamata al 112, ha dichiarato di aver partecipato a una colluttazione che si sarebbe conclusa con l’uccisione della vittima. Il 22enne, invece, è stato perquisito nello stesso edificio di Mirafiori, ma al momento non risultano ulteriori dettagli su un suo diretto coinvolgimento. Le autorità stanno interrogando anche altre persone che frequentavano l’appartamento, alla ricerca di eventuali testimoni.
Il contesto abitativo: una professoressa al centro delle indagini
L’appartamento è abitato da Nicole Formichetti, insegnante presso un istituto di Cirié. I condomini hanno riferito un costante via-vai di ospiti, giorno e notte. Alcuni vicini hanno ricordato di averla vista spesso accompagnata da un cane e da diversi amici, tra cui un giovane alto e magro di circa trent’anni e un altro individuo descritto come “straniero, transgender”.
Questi elementi hanno spinto gli inquirenti a valutare se il movente dell’omicidio possa essere legato a rapine, dispute personali o a dinamiche più complesse all’interno del gruppo di frequentatori. Al momento, non è ancora chiaro se la morte sia avvenuta direttamente nell’appartamento di via Gulli o se il corpo sia stato trasportato lì successivamente.
Le perquisizioni hanno interessato anche l’abitazione del giovane di Mirafiori e altri immobili collegati a persone ritenute coinvolte. La Procura, entro le prossime ore, presenterà al giudice per le indagini preliminari le richieste di convalida dei fermi e l’applicazione di misure cautelari nei confronti dei tre indagati.
Il caso resta avvolto da molte incognite: la data esatta della morte, il vero movente, le relazioni tra la vittima e i presenti nell’appartamento. La squadra mobile continua a raccogliere testimonianze e prove forensi, nella speranza di ricostruire l’intera dinamica dell’omicidio e garantire una risposta alle numerose domande ancora senza risposta.


