ERHA, il primo sistema p-Linac progettato per uso clinico

Una soluzione compatta e modulare che punta a ridurre costi e ingombri per diffondere la protonterapia

Negli ultimi anni la comunità medica ha spostato l’attenzione verso trattamenti oncologici sempre più precisi e meno invasivi. In questo contesto nasce ERHA, un sistema italiano che introduce il concetto di protonterapia basata su un acceleratore lineare. Progettato da Linearbeam in collaborazione con ENEA e l’Istituto Superiore di Sanità, ERHA si propone di superare i limiti imposti da impianti tradizionali, offrendo un’alternativa clinica al contempo compatta e modulare. Qui vengono spiegati i principi fisici, i benefici clinici e le implicazioni per il sistema sanitario.

La necessità di soluzioni più accessibili nasce dalla forbice tra efficacia e costi: i centri convenzionali con ciclotroni o sincrotroni richiedono investimenti altissimi e strutture ingombranti. ERHA adotta un p-Linac, cioè un acceleratore lineare per protoni, che riduce lo spazio occupato e i costi operativi, rendendo possibile l’installazione in reparti ospedalieri già esistenti. L’obiettivo è trasformare una tecnologia d’eccellenza in un’opzione clinica di routine.

L’innovazione tecnica e il principio fisico

Il cuore della differenza sta nella fisica delle particelle: mentre la radioterapia convenzionale utilizza fotoni che rilasciano energia lungo tutto il tragitto, la protonterapia sfrutta il comportamento specifico dei protoni. Il fenomeno noto come Picco di Bragg determina che i protoni depositano la maggior parte dell’energia in una profondità precisa, con dose minima all’ingresso e nulla oltre il bersaglio. Questo rende la tecnica ideale per trattare masse vicine a strutture sensibili.

Il Picco di Bragg spiegato

Il Picco di Bragg è la caratteristica che consente il massimo vantaggio clinico della protonterapia: i protoni, muovendosi attraverso i tessuti, rilasciano energia in modo crescente fino a una profondità prefissata, poi si fermano bruscamente. In termini pratici significa poter concentrare la dose su un tumore con margini millimetrici, risparmiando tessuti sani e organi critici come midollo spinale, occhi o ghiandole salivari.

Vantaggi clinici e applicazioni

L’uso clinico del sistema porta tre vantaggi principali: protezione degli organi critici, suitability pediatrica e possibilità di escalation della dose. Per tumori localizzati vicino a strutture vitali o in pazienti giovani, la protonterapia riduce effetti collaterali a lungo termine e il rischio di tumori secondari. Inoltre, proteggendo i tessuti sani, consente di aumentare la dose al bersaglio per combattere forme più radio-resistenti.

Focus su pediatria e casi complessi

I bambini risentono maggiormente dell’irradiazione diffusa, con possibili impatti sullo sviluppo fisico e cognitivo; per questo la protonterapia è particolarmente indicata in età pediatrica. Allo stesso modo, tumori orbitali, alla base del cranio o della testa e del collo beneficiano della precisione del p-Linac, che aiuta a preservare funzioni fondamentali e qualità della vita.

Dimensioni, costi e percorso industriale

Un centro tradizionale con ciclotrone può costare tra gli 80 e i 150 milioni di euro e richiedere bunker vasti quanto un campo da calcio. ERHA, grazie al linac, promette una riduzione dei costi stimata intorno al 50% e dell’ingombro fino all’80%, rendendo possibile l’installazione in meno di 100 metri quadri. La modularità consente inoltre di estendere nel tempo l’energia del fascio fino a coprire trattamenti superficiali e profondi (fino a 235 MeV).

Il progetto è cresciuto nell’ambito di TOP-IMPLART, sviluppato presso il centro ENEA di Frascati, e l’industrializzazione è stata sostenuta da un investimento di circa 15 milioni di euro del Fondo Ricerca e Innovazione gestito da Equiter e promosso dalla BEI e dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Linearbeam definisce ERHA una sfida scientifica e clinica volta a rendere la protonterapia uno standard accessibile.

Per il sistema sanitario i benefici sono concreti: minori costi di gestione, manutenzione semplificata, consumi energetici inferiori e una maggiore diffusione territoriale che riduce la necessità di spostamenti dei pazienti. In sintesi, ERHA rappresenta un esempio di come collaborazione tra ricerca e industria possa tradurre una tecnologia di punta in una soluzione pratica e sostenibile per il trattamento dei tumori.

Scritto da Paolo Damiani

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