Mortalità per tumore in Europa: perché l’Italia fa meglio della media

Analisi dei dati 2026 mostra grandi differenze tra Paesi Ue: fattori organizzativi, stili di vita e programmi di screening possono spiegare l'andamento osservato, con l'Italia tra i Paesi con i risultati migliori

Nel 2026 il cancro ha provocato 1.268.374 decessi nell’Unione Europea, una cifra che evidenzia l’impatto ancora rilevante delle neoplasie sulla mortalità complessiva. In questo contesto, emergono disparità marcate tra i vari Stati membri: alcuni registrano tassi di mortalità sensibilmente più alti rispetto ad altri. L’Italia si colloca nella parte più favorevole della graduatoria, con un risultato che riflette sia interventi sanitari consolidati sia comportamenti di prevenzione diffusi.

Questa sintesi nasce dallo studio coordinato da Diego Serraino, consulente epidemiologo di Alleanza Contro il Cancro, pubblicato su Cancer Epidemiology. I dati mostrano, oltre alle cifre aggregate, un quadro eterogeneo: il tasso medio europeo è pari a 249,4 decessi ogni 100.000 abitanti, ma i numeri nazionali variano in modo significativo, delineando disuguaglianze oncologiche che richiedono risposte differenziate.

Variabilità tra Paesi e differenze geografiche

Le oscillazioni dei tassi di mortalità arrivano fino a 1,5 volte tra Paesi: si passa da circa 197 decessi per 100.000 persone in Lussemburgo a quasi 300 in Slovacchia. Questa ampia forbice mette in luce regioni dell’Europa orientale — come Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria — dove si concentra un «eccesso» complessivo di circa 56.000 decessi rispetto alla media UE. Tale eccedenza indica margini importanti di prevenzione e miglioramento organizzativo che, se affrontati, potrebbero ridurre sensibilmente il carico di mortalità.

Fattori che spiegano le differenze

Lo studio evidenzia che il semplice livello di spesa sanitaria non basta a giustificare le differenze osservate. Pesano invece elementi come l’accesso alla prevenzione, l’efficacia dei programmi di screening, gli stili di vita e le barriere culturali o organizzative. In altre parole, misure pratiche e mirate — dall’implementazione dei percorsi di diagnosi precoce alla promozione di comportamenti salutari — possono ridurre l’impatto della malattia più della sola disponibilità di risorse finanziarie.

Divergenze per genere e tumori predominanti

Le differenze non sono omogenee anche rispetto al sesso: negli uomini l’eccesso di mortalità è particolarmente marcato nei Paesi dell’Europa orientale, mentre nelle donne emergono criticità in realtà con sistemi sanitari avanzati, come Germania, Paesi Bassi e Danimarca. Un elemento di rilievo è l’aumento dei casi di tumore al polmone nel sesso femminile, che contribuisce ai numeri superiori alle attese in alcuni contesti.

I tumori con maggiore impatto numerico

Tra le neoplasie analizzate, il tumore del polmone è tra i più letali: nel 2026 ha causato oltre 162.000 decessi tra gli uomini e più di 87.000 tra le donne. Il tumore della mammella ha invece determinato oltre 92.700 decessi, con variazioni significative tra i Paesi. Questi dati sottolineano l’importanza di interventi specifici per ciascun tipo di tumore, integrando prevenzione primaria, diagnosi precoce e accesso alle terapie.

Il caso italiano e prospettive operative

L’Italia registra circa 14.000 decessi in meno rispetto ai livelli attesi sulla base della media europea, su un totale nazionale intorno a 180.000 decessi. Secondo gli autori, questo risultato è legato alla tenuta del Servizio sanitario nazionale, che, pur tra difficoltà e disparità regionali, continua a garantire cure e percorsi oncologici di qualità. Restano tuttavia aree del Paese con performance inferiori che richiedono interventi mirati per ridurre le disuguaglianze interne.

Lo studio si colloca nell’ambito della Joint Action EUnetCCC, iniziativa connessa al European Beating Cancer Plan per rafforzare la rete dei centri oncologici di eccellenza e armonizzare le pratiche tra Paesi. In questo contesto, Alleanza Contro il Cancro partecipa come riferimento della rete italiana, mettendo in sinergia 27 IRCCS per integrare ricerca, assistenza e innovazione. Il messaggio conclusivo è chiaro: ridurre le disuguaglianze oncologiche è possibile, ma richiede politiche condivise, investimenti mirati in prevenzione e l’ottimizzazione dei percorsi di cura.

Scritto da Dr.ssa Anna Vitale

Yoga Fest! a Bracciano: tre giorni di benessere e pratiche olistiche

Leggi anche