Nel corso del 2025, il panorama della ricerca e sviluppo farmaceutica italiana ha toccato un traguardo storico: le aziende del settore hanno destinato 2,5 miliardi di euro, pari all’8% degli investimenti complessivi a livello nazionale. Si tratta di una crescita del 54% rispetto al quinquennio precedente, un balzo che testimonia la capacità dell’industria di innovare nonostante un contesto economico complesso.
Il personale dedicato alla R&S è passato a 7.300 unità, con un incremento dell’8% negli ultimi cinque anni. Oltre la metà di questi professionisti sono donne (53%), evidenziando la crescente presenza femminile in ruoli tecnici e di ricerca. Questi dati hanno confermato la posizione di leadership dell’Italia nel settore, dove l’innovazione per addetto supera di tre volte la media europea.
Investimenti record nella ricerca farmaceutica nel 2025
Secondo le statistiche pubblicate dall’Istat l’industria farmaceutica si posiziona al primo posto tra i settori industriali per quota di imprese innovative, con oltre il 90% delle aziende classificate come “innovative”. Inoltre, il rapporto evidenzia una forte propensione alla open innovation con collaborazioni estese con università e centri di ricerca pubblici. Queste sinergie hanno favorito lo sviluppo di farmaci, vaccini, plasmaderivati, farmaci orfani e terapie avanzate, consolidando la reputazione dell’Italia come hub di eccellenza scientifica.
Open innovation e il ruolo degli studi clinici
Le imprese farmaceutiche destinano circa 800 milioni di euro all’anno agli studi clinici un investimento cruciale per garantire ai pazienti l’accesso a terapie all’avanguardia e per fornire al Servizio Sanitario Nazionale risorse preziose, con potenziali risparmi sui costi a lungo termine. Tale impegno contribuisce a mantenere l’Italia al centro della sperimentazione clinica europea, attirando sponsor internazionali e favorendo la formazione di una nuova generazione di ricercatori.
Giovani talenti in crescita
Nel periodo -2025, il numero di professionisti sotto i 35 anni è aumentato del 25% nel settore farmaceutico, superando di gran lunga la crescita complessiva dell’occupazione (10% contro il 6% dell’economia nazionale). Questo dato sottolinea l’importanza di investire nella formazione di competenze specialistiche e di creare un contesto attrattivo per i giovani ricercatori, elemento chiave per sostenere l’occupazione e l’innovazione nel medio-lungo periodo.
Criticità normative e richiesta di riforme
Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, ha sottolineato l’urgenza di rivedere radicalmente le policy europee per consentire al settore di tenere il passo con la rapidità dei cambiamenti globali, le politiche USA MFN sul farmaceutico e la crescente competitività della Cina nella corsa allo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini. Un punto particolarmente sensibile è il “payback”, un meccanismo che secondo Cattani “strangola le imprese che vogliono investire in Italia” e che deve essere superato immediatamente per favorire ulteriori capitali di rischio.
In vista della Notte dei Ricercatori 2026 l’evento promosso dalla Commissione UE per avvicinare i giovani alla scienza, il settore intende sfruttare l’occasione per evidenziare il valore dell’innovazione italiana e per chiedere un contesto normativo più favorevole. Solo con riforme mirate e un sostegno costante alle collaborazioni tra industria e ricerca pubblica l’Italia potrà mantenere la sua posizione di eccellenza e continuare a produrre terapie di frontiera per i pazienti di tutto il mondo.


