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Scandali, crisi a Ceuta e decreti abitativi: la mossa di Sánchez

Scandali, Ceuta e riforme abitative: la strategia di Sánchez per salvare la sua leadership.

Il nome Pedro Sánchez torna al centro del dibattito nazionale. Dopo otto anni al governo, il leader del Partito Socialista spagnolo è costretto a dimettersi e a indire elezioni anticipate per il 29 novembre. La sua uscita è accompagnata da una serie di vicende giudiziarie che coinvolgono la famiglia, da una crisi migratoria a Ceuta e da due decreti sulla casa destinati a riaccendere il consenso degli elettori.

Scandali familiari e pressione politica su Sánchez

La vita privata di Sánchez si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia. Sua moglie, Begoña Gómez è indagata per traffico di influenze e per l’uso improprio di fondi pubblici, accusa che la sua difesa riduce a “lei non sa chi ho sposato io”. Il fratello David Sánchez musicista, è stato condannato a nove anni di interdizione dal pubblico impiego per aver sfruttato il cognome del premier in un concorso pubblico “su misura”. Anche l’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero è sotto inchiesta per associazione a delinquere e riciclaggio di oltre 50 milioni di euro. Queste vicende hanno minato la credibilità del governo, alimentando la narrativa dell’opposizione (PP, Vox) che dipinge il Socialismo come un “regime clientelare”.

Crisi migratoria a Ceuta: gestione e conseguenze

Nel luglio 2024, la città spagnola di Ceuta con una popolazione di circa 80 000 abitanti, è stata travolta da un afflusso di altrettanti migranti provenienti dal Marocco. L’emergenza, più simile a un’invasione che a una semplice ondata, ha evidenziato la lentezza della risposta governativa. Mentre i ministri tenta­vano di allestire passaggi di sicurezza, Sánchez si trovava in vacanza e il governo ha privilegiato accordi con Rabat per una rimigrazione rapida, suscitando proteste da parte dei residenti e delle ONG per la mancanza di protezione dei minori, con circa 3 000 giovani lasciati senza garanzie contro lo sfruttamento sessuale. L’ex premier ha ammesso in un discorso alla nazione: “So che abbiamo commesso degli errori”, ma le parole non hanno placato la crescente sfiducia.

Decreti sulla casa: l’ultima arma elettorale

Il 6 ottobre 2026 il governo ha approvato due decreti sulla casa che – nonostante fossero stati bocciati dal Congresso da Popolari, Vox e Junts – sono stati introdotti attraverso la Delegazione permanente. Il pacchetto prevede 21 misure: proroga dei contratti d’affitto fino a due anni per chi è in regola, concessione di prestiti a tasso zero fino a 50 000 euro per l’acquisto della prima casa, sgravi fiscali per i piccoli proprietari che affittano a canone moderato, 280 milioni di euro per l’edilizia industrializzata e 400 milioni per alloggi a prezzi calmierati. Sánchez ha dichiarato: “Non permetterò un altro sfratto come quello di Maricarmen”, citando il caso di un’anziana costretta a lasciare l’appartamento a Madrid. L’obiettivo è trasformare la protesta per il caro affitto in un voto di fiducia.

Elezioni anticipate: la sfida contro la destra

Le elezioni anticipate del 29 novembre rappresentano la prova più dura per il premier. I sondaggi mostrano una corsa a pari distanza tra Socialisti e Popolari entrambi intorno al 30 %, mentre la coalizione di destra guidata da Vox rischia di raggiungere la maggioranza. La campagna parte da Siviglia, storica roccaforte socialista, dove Sánchez spera di mobilizzare i cittadini intorno al tema della casa, dei diritti sociali e del welfare. Secondo la politologa Cristina Monge, recuperare il terreno elettorale passa per un dibattito concentrato su “casa, lavoro e sicurezza”, evitando di soffermarsi esclusivamente su Ceuta o sui casi di corruzione, che potrebbero rafforzare la narrativa dell’opposizione.

Riuscirà a riconquistare gli elettori prima del 29 novembre o la sua leadership cederà definitivamente? Solo il risultato delle urne potrà dare una risposta.

Scritto da Roberto Capelli

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