​

Renal-cardiaca: perché controllare i reni protegge il cuore

Il legame tra cuore e reni è più profondo di quanto si creda: diagnosi tempestive e farmaci innovativi cambiano il quadro clinico.

La malattia renale cronica (MRC) si manifesta come una perdita graduale della capacità filtrante dei reni, ma le sue ripercussioni non si limitano all’apparato urinario. Numerosi studi hanno dimostrato che un rene compromesso è un potente predittore di eventi cardiovascolari, così come le patologie cardiache possono accelerare il declino renale.

Al congresso ESC 2026 a Monaco, la Società Europea di Cardiologia ha presentato le prime linee guida interamente dedicate alla gestione congiunta di queste due condizioni. Con circa 100 milioni di europei affetti da MRC, la sfida è identificare precocemente le persone a rischio e intervenire con terapie mirate.

Il legame cuore-rene e i parametri diagnostici chiave

Federico Nardi, direttore del reparto di Cardiologia dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, ricorda che “non possiamo considerare cuore e reni come organi a sé stanti”. Il ruolo condiviso dei fattori di rischio è evidente: ipertensione, diabete e colesterolo alto mettono sotto pressione entrambi gli organi. Massimo Grimaldi, presidente dell’ANMCO, sottolinea che “un soggetto iperteso su cinque e un diabetico su tre hanno una patologia renale non diagnosticata”.

Creatinina e filtrazione glomerulare stimata (eGFR)

La creatinina sierica è il primo indicatore per stimare la velocità di filtrazione glomerulare (eGFR). Un valore ridotto suggerisce una ridotta capacità di depurazione, ma può rimanere nella zona di normalità fino a uno stadio avanzato della MRC. Per questo le linee guida ESC raccomandano lo screening di tutti i pazienti con ipertensione, diabete o insufficienza cardiaca, misurando la creatinina e calcolando l’eGFR.

Albuminuria: il segnale precoce di danno renale

L’albumina, normalmente trattenuta nel sangue, compare nelle urine quando il filtro renale è compromesso. Giuseppe Patti, direttore del reparto Toraco-Cardio-Vascolare dell’AOU “Maggiore della Carità” di Novara, afferma che “valori elevati di albumina nelle urine identificano pazienti con maggiore rischio di eventi cardiaci”. Perciò, l’albuminuria è consigliata come secondo test fondamentale, in combinazione con la creatinina.

Terapie emergenti: gli inibitori di SGLT2 come ponte tra cuore e reni

Le gliflozine o inibitori di SGLT2, sono nate per il trattamento del diabete di tipo 2, ma gli studi più recenti hanno evidenziato un duplice beneficio. Bloccando il cotrasportatore SGLT2 nei tubuli renali, questi farmaci riducono l’assorbimento di glucosio e,

Impatto clinico dimostrato

Nicola Cosentino, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia peri-operatoria del Centro Cardiologico Monzino, spiega che “il rene è un determinante del rischio cardiovascolare e rappresenta un bersaglio terapeutico”. Gli inibitori di SGLT2 hanno dimostrato di rallentare la progressione della MRC e, allo stesso tempo, di ridurre il rischio di scompenso cardiaco e di altre complicanze cardiovascolari, anche in pazienti non diabetici.

Claudio Bilato, vicepresidente dell’ANMCO, aggiunge che “questi farmaci ci hanno permesso di intervenire a più livelli: proteggere il rene, prevenire l’evoluzione verso lo scompenso e migliorare la prognosi complessiva”. L’effetto sinergico è confermato da dati che mostrano una riduzione significativa degli eventi cardiaci nei soggetti trattati con SGLT2-inibitori.

Questo approccio multidisciplinare, che supera i confini tra cardiologia e nefrologia, offre una prospettiva reale di riduzione della mortalità e di miglioramento della qualità di vita per milioni di persone affette da malattia renale cronica.

Scritto da Roberto Capelli

Attacchi di ansia improvvisi: cause, sintomi e rimedi rapidi