(Adnkronos) – Rimborsata in Italia la combinazione a base di amivantamab, in formulazione sottocutanea, e lazertinib per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) avanzato. La combinazione – informa una nota di Johnson & Johnson – è indicata in persone adulte con mutazioni del recettore del fattore di crescita dell'epidermide (Egfr), nello specifico con delezioni nell'esone 19 o mutazioni di sostituzione L858R nell'esone 21, conosciute anche come mutazioni comuni di Egfr. Il tumore del polmone rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per l'oncologia: questa neoplasia si conferma come la seconda più frequente tra gli uomini e la terza tra le donne, ricorda J&J. All'interno di questo scenario, sono due i tipi principali di tumore del polmone; tra questi, il tumore polmonare non a piccole cellule è il più frequente e corrisponde a quasi l'85% dei nuovi casi. Inoltre, in 1 paziente su 5 si riscontra una mutazione dell'Egfr, un recettore tirosin-chinasico che aiuta le cellule a proliferare e a dividersi; nella maggior parte dei casi, la mutazione è una delezione nell'esone 19 o una mutazione puntiforme L858R nell'esone 21. "Il tasso di sopravvivenza a 5 anni per le forme Egfr è ancora inferiore al 20%. Il quadro diventa ancor più complesso se guardiamo ai pazienti con mutazione L858R o delezione nell'esone 19, i quali tendono ad avere risposte meno durature agli inibitori tirosin-chinasici di prima, seconda e terza generazione, un dato che sottolinea la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate e strategie di intervento sempre più efficaci – spiega Silvia Novello, professore di Oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell'università di Torino, responsabile della Struttura complessa a direzione universitaria di Oncologia medica all'Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano e presidente Walce – Women against lung cancer in Europe – In tal senso, la natura eterogenea del tumore del polmone spinge la ricerca scientifica verso lo sviluppo di percorsi terapeutici sempre più diversificati e mirati, che tengano conto delle differenze individuali in termini di genetica, ma che col tempo terranno conto anche di altri fattori quali microbioma, stile di vita e ambiente. Possiamo dire che il trattamento di questa neoplasia sta attraversando un momento di transizione e cambiamento: siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l'unica opzione per i pazienti e dove si sta contribuendo a una ridefinizione del paradigma terapeutico, grazie a terapie che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all'offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo ancora più mirato sul tumore. Questa combinazione offre inoltre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di somministrazione e il rischio di effetti collaterali, e dall'altro risulta migliorare l'esperienza del paziente". La combinazione di amivantamab e lazertinib – si legge nella nota – rappresenta un approccio di medicina di precisione privo di chemioterapia, in grado di colpire i tumori con mutazioni di Egfr, bloccando la crescita tumorale su due fronti. In particolare, amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia Egfr che Met, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell'Egfr. "Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione – sottolinea Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia toracica dell'Istituto europeo di oncologia di Milano – Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l'impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell'Egfr rispetto all'attuale standard di cura. In tal senso, i risultati degli studi registrativi rappresentano un passo avanti cruciale nella gestione di questa malattia: da un lato, prolungare l'aspettativa di vita è un indicatore chiave dell'efficacia di qualsiasi trattamento oncologico; dall'altro, poter offrire un trattamento chemio-free, somministrato per via sottocutanea, permette una maggior maneggevolezza nella somministrazione, ma soprattutto consente un beneficio per il paziente stesso in termini di qualità di vita. Lo studio Mariposa ha quindi confermato il potenziale trasformativo di questa combinazione come trattamento di prima linea, aprendo la strada ad un nuovo standard di cura e offrendo benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti. Inoltre, l'approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto risponde al bisogno, ancora insoddisfatto, di offrire una nuova opzione terapeutica per questo tipo di tumore, permettendo inoltre di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente". Nonostante i grandi progressi della ricerca scientifica – rimarca J&J – circa il 75% dei pazienti con Nsclc è già in stadio III o IV al momento della diagnosi. Questo è dovuto ad un ritardo nel riconoscimento dei sintomi, generalmente non specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso. Anche per questo, una diagnosi di tumore al polmone spesso porta pazienti e caregiver a provare sentimenti di incertezza, ansia e paura. In questo contesto, l'aspetto psicologico dei pazienti non va trascurato: a una corretta diagnosi è fondamentale affiancare un sostegno che vada oltre la sola terapia. Per questo motivo, le associazioni di pazienti sono una risorsa cruciale per accompagnare pazienti e caregiver lungo l'intero percorso di cura. "Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore – commenta Bruno Aratri, presidente di Ipop (Insieme per i pazienti di oncologia polmonare) – Non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto di poterlo fare con una migliore qualità di vita. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. In tal senso, l'evoluzione dei trattamenti in corso mira sempre più a integrarli nella vita quotidiana del paziente. Il nostro impegno come associazione è duplice: da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti che ne hanno bisogno, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale; dall'altro, ci dedichiamo a costruire una relazione solida tra medici e pazienti, che consiste in una parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone passo dopo passo nel loro percorso di cura". La rimborsabilità in Italia della combinazione a base di amivantamab e lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 Mariposa, secondo cui – riferisce J&J – questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all'attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l'endpoint primario della progressione libera da malattia (Pfs): a un follow up mediano di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30% della progressione di malattia o morte. "Come Johnson & Johnson investiamo da oltre 30 anni nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti oncologici e per metterci al fianco dei medici e del personale sanitario – dichiara conclude Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia – Il nostro obiettivo è rendere questo, e tutte le malattie oncologiche delle nostre aree di ricerca, malattie intercettabili e curabili. In tal senso, la medicina di precisione per noi ha un enorme valore perché ci consente di costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché ogni paziente riceva il trattamento più appropriato ed efficace, modellato sulle sue specifiche esigenze. Siamo costantemente impegnati a rispondere ai bisogni dei pazienti, spingendo i confini della scienza e dell'innovazione per sviluppare opzioni terapeutiche sempre più personalizzate ed efficaci, con l'obiettivo di costruire una medicina del futuro incentrata sulla personalizzazione delle cure".
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