Un episodio giudiziario e clinico avvenuto a Cremona ha portato alla luce una condizione medica rara: un uomo di 55 anni, astemio e diabetico da 19 anni, è stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza perché gli accertamenti hanno dimostrato che il suo organismo produceva etanolo in modo endogeno. La vicenda, iniziata l’8 con un incidente stradale, si è conclusa con l’assoluzione pronunciata il 3 luglio 2026: la formula è stata «perché il fatto non sussiste».
Incidente, procedimenti amministrativi e giudiziari a Cremona
La sera dell’8 l’uomo, indicato con il nome di fantasia Mario, ha avuto un incidente dopo aver urtato due nutrie sulla carreggiata: una è stata evitata, l’altra è finita sotto una ruota con conseguente perdita di controllo e uscita in un fosso. Soccorso dai vigili del fuoco, è stato portato in Ospedale di Cremona dove, dagli esami del sangue, risultò un tasso di etanolo pari a 1,19 g/l. A seguito dei rilievi, la patente gli fu sospesa per 6 mesi più altri 3, misura che gli fece perdere il lavoro notturno.
Successivamente, un agente della Polizia locale si presentò per notificare il sequestro della patente; il ricorso amministrativo richiedeva però la certificazione della sindrome «da auto produzione di alcol» per poter dimostrare l’assenza di consumo volontario. Nel frattempo la Polizia Stradale trasmise gli atti alla Procura e si aprì il procedimento penale, che si sarebbe concluso con l’assoluzione.
Difesa legale e iter amministrativo
L’avvocato del conducente, Massimiliano Cortellazzi ha sostenuto in aula che l’articolo di legge che punisce la guida in stato di ebbrezza per consumo di bevande alcoliche non era applicabile nel caso di produzione endogena documentata. Per ottenere la certificazione clinica il ricorrente dovette seguire un iter diagnostico lungo e costoso: ha sostenuto personalmente una spesa di 1.200 euro per gli esami necessari.
Diagnosi, test clinici e spiegazione medica
La sindrome in questione è nota come sindrome dell’autobrewery o sindrome della fermentazione intestinale. Si tratta di una condizione rara in cui microrganismi intestinali — lieviti o batteri in sovracrescita — fermentano i carboidrati ingeriti producendo etanolo nel lume intestinale. L’etanolo attraversa poi la mucosa intestinale e raggiunge il circolo ematico, dando un quadro clinico sovrapponibile all’intossicazione alcolica.
Accertamenti all’Ospedale di Cremona con supporto del San Raffaele di Milano
Per certificare la produzione endogena fu eseguito un test di provocazione: il paziente ha assunto due fiale contenenti una quantità definita di carboidrati in versione liquida, corrispondente a due forchettate di alimenti glucidici. L’esame, condotto all’Ospedale di Cremona sotto la guida del San Raffaele di Milano documentò un incremento di etanolo compatibile con sindrome da fermentazione intestinale. Il referto, rilasciato il 24 attesta che “Il test effettuato è compatibile con sindrome da fermentazione intestinale“.
La letteratura medica indica che la condizione fu descritta per la prima volta nel 1952 in Giappone e che fattori come il diabete le malattie epatiche, la dismotilità intestinale e alcuni squilibri del microbiota possono favorirne l’insorgenza. In questi scenari, l’abbondanza di substrato glucidico unita a una flora batterica alterata permette a colonie fermentanti di imporsi, incrementando la produzione di etanolo oltre la capacità di smaltimento epatica e mucosa.
Dal punto di vista pratico, la diagnosi richiede procedure controllate: prelievi tracciabili test di stimolo con carboidrati in ambiente sorvegliato, esclusione di assunzione nascosta di alcol e referti microbiologici che identifichino i microrganismi coinvolti. Senza questa catena di prove, la tesi dell’autofermentazione rischia di non reggere di fronte a un verbale o a un procedimento amministrativo.
Il tribunale ha La vicenda sottolinea il confine tra fenomeni medici rari e conseguenze legali, richiedendo misure diagnostiche rigorose quando un test rileva alcolemia in assenza di consumo dichiarato.


