(Adnkronos) – L’evoluzione dei trattamenti per il carcinoma mammario metastatico “ha consentito, negli ultimi decenni, di modificare in maniera significativa lo scenario clinico. Oggi sempre più donne sono curabili e diverse guariscono. Questo pone nuove sfide dal punto di vista assistenziale. Oggi l’obiettivo non è più soltanto la quantità di vita, ma la qualità di vita”. Così all’Adnkronos Salute Nicola Silvestris, segretario nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e direttore Dipartimento di Area medica dell’Irccs Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, intervenuto al convegno nazionale promosso oggi a Roma da IncontraDonna nella sede di Agenas. L’iniziativa rientra nel progetto Officina #Metastabile, in occasione della Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico.
Tra gli aspetti fondamentali per migliorare la qualità di vita delle pazienti c’è il supporto nutrizionale. “La nutrizione è come un portamonete che abbiamo quando andiamo al supermercato per acquistare dei prodotti. Nel caso specifico, vogliamo acquistare vita e qualità di vita. Ma poi arriviamo alla cassa e dobbiamo pagare: nel portamonete dobbiamo avere il denaro necessario. Questo denaro è rappresentato anche dal nostro stato nutrizionale”, spiega Silvestris. “I dati della letteratura scientifica ci dicono che un buono stato nutrizionale consente di sottoporsi a più linee di terapia e di tollerare meglio i trattamenti, contribuendo così a migliorare la durata e la qualità della vita. Per questo il supporto nutrizionale è fondamentale”, aggiunge. Un altro elemento essenziale è il sostegno psicologico. Le donne con tumore al seno metastatico “hanno necessità di un supporto e di un accompagnamento per comprendere meglio ciò che stanno vivendo e il mondo che stanno attraversando. Un aiuto che, tuttavia, non sostituisce il ruolo del medico nella comunicazione con la paziente”, sottolinea l’oncologo. “Dobbiamo dare speranza e non illusione. Oggi le opzioni terapeutiche ci consentono di parlare di speranza sulla base di dati concreti. È una speranza che non deve mai perdere la persona affetta da malattia oncologica, anche quando le opzioni terapeutiche attive non sono più disponibili”, afferma Silvestris.
Infine, un ruolo importante è svolto dalle sperimentazioni cliniche. “I trial clinici sono un’opzione terapeutica importante. Le strutture sanitarie devono essere in grado di offrirla a chi riceve una diagnosi di malattia oncologica. Non si tratta di un accompagnamento o di qualcosa di secondario rispetto alla pratica clinica: sono due aspetti fondamentali”, evidenzia. Per garantire un’assistenza adeguata alle donne con carcinoma mammario metastatico, ricorda Silvestris, è necessario “fare rete, anzi essere rete nelle reti. Si tratta di integrare le reti di patologia e quelle ospedaliere, regionali, nazionali e internazionali, lungo tutto il percorso di cura, dalla diagnosi precoce alla prevenzione, fino all’accompagnamento e alle cure simultanee. Quando riceviamo una diagnosi, veniamo lanciati da un trampolino. Ci deve essere una rete di protezione. Se questa funziona, la persona non cade mai. Se le reti in qualche punto si sfilacciano, il rischio è che la persona cada”, conclude.
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