L’occhio secco cronico è una condizione debilitante che affligge milioni di persone in tutto il mondo. Tradizionalmente trattato con lacrime artificiali, oggi la scienza offre una soluzione innovativa: l’uso di derivati ematici come il siero autologo e il plasma ricco di piastrine (PRP).
Questi trattamenti biologici stanno rivoluzionando la cura dell’occhio secco, offrendo non solo un sollievo sintomatico, ma anche una rigenerazione della superficie oculare. La loro efficacia è supportata da una crescente mole di evidenze scientifiche, che ne confermano il ruolo cruciale nel trattamento delle forme più severe della malattia.
La somiglianza tra sangue e lacrime: una scoperta rivoluzionaria
La scoperta che il siero del sangue ha una composizione biochimica sorprendentemente simile a quella delle lacrime naturali ha aperto nuove prospettive nel trattamento dell’occhio secco. Entrambi condividono un’osmolarità paragonabile e contengono elettroliti, vitamine, immunoglobuline e una ricca gamma di fattori di crescita.
Le lacrime artificiali, pur essendo avanzate tecnologicamente, restano sostanzialmente lubrificanti passivi. Al contrario, i derivati ematici agiscono come veri e propri colliri biologici nutrendo la superficie oculare, favorendone la guarigione e modulando la risposta infiammatoria.
L’autosiero: la prima generazione di colliri biologici
L’autosiero è ottenuto centrifugando il sangue del paziente dopo la coagulazione, separando la componente sierica dal coagulo cellulare e diluendola con soluzione salina sterile. Il risultato è un collirio autologo, privo di conservanti e immunologicamente compatibile.
Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’autosiero nel trattamento dell’occhio secco severo. Una recente revisione sistematica con metanalisi ha confermato un miglioramento significativo dei parametri di superficie oculare, come il tempo di rottura del film lacrimale e il punteggio OSDI, soprattutto nei pazienti con forme severe della malattia.
L’autosiero ha mostrato risultati promettenti anche in pazienti con occhio secco secondario a malattia del trapianto contro l’ospite, refrattari a ogni terapia convenzionale. Uno studio randomizzato in doppio cieco crossover ha dimostrato una riduzione del punteggio OSDI superiore al 55% con il siero autologo al 20%, contro poco meno del 20% ottenuto con la sola terapia sostitutiva convenzionale.
PRP ed E-PRP: l’evoluzione del trattamento
Il plasma ricco di piastrine (PRP) rappresenta l’evoluzione più recente e potente dell’uso di derivati ematici nel trattamento dell’occhio secco. A differenza dell’autosiero, il PRP è ottenuto da un prelievo con anticoagulante seguito da centrifugazione calibrata per concentrare selettivamente le piastrine.
Le piastrine sono piccoli serbatoi biologici che contengono un pool concentrato di fattori di crescita, come il PDGF, il TGF-β e l’EGF. Uno studio di confronto diretto tra autosiero e PRP ha documentato una differenza quantitativa significativa nei fattori epiteliotrofici, mantenuta stabile anche dopo conservazione a -20°C per diversi mesi.
L’E-PRP (Eye-Platelet-Rich Plasma) è una formulazione oftalmica specificamente sviluppata per l’uso topico. Il suo razionale d’uso è duplice: promuovere la rigenerazione dell’epitelio corneale danneggiato e esercitare un’azione anti-infiammatoria diretta, riducendo l’espressione di citochine pro-infiammatorie sulla superficie oculare.
Le evidenze cliniche più recenti confermano il profilo rigenerativo e immunomodulatore del PRP. Una revisione narrativa pubblicata nel 2025 ha evidenziato miglioramenti della stabilità del film lacrimale, della colorazione corneale e della sintomatologia riferita dal paziente, particolarmente marcati nelle forme di malattia moderata-severa e refrattaria.
Confronto diretto: autosiero vs. PRP
Una recente metanalisi comparativa ha messo a confronto direttamente PRP, autosiero e lacrime artificiali, confermando che entrambi i derivati ematici sovraperformano le lacrime artificiali convenzionali nel dry eye da moderato a severo. Il vantaggio del PRP emerge soprattutto nei casi più complessi e di lunga durata, verosimilmente proprio in virtù della maggiore concentrazione di fattori di crescita.
Tuttavia, l’autosiero non deve essere considerato superato. La scelta tra le due opzioni tiene conto di diverse variabili, tra cui la disponibilità di un laboratorio in grado di preparare il prodotto secondo standard di qualità riproducibili, i costi e la sostenibilità del protocollo di prelievi ripetuti, la tollerabilità individuale e il profilo del paziente.
L’autosiero, non essendo stato sottoposto a rimozione selettiva delle citochine infiammatorie, può veicolare anche mediatori pro-infiammatori presenti nel sangue del paziente. Questo aspetto diventa clinicamente rilevante nei pazienti con malattie autoimmuni sistemiche attive, come il Sjögren secondario, nei quali la PRP, più selettiva sulla componente piastrinica, potrebbe offrire un profilo più favorevole.
Sicurezza e limiti: un’analisi onesta
Il profilo di sicurezza di autosiero e PRP è molto rassicurante. Trattandosi di prodotti autologhi, il rischio di reazioni immunologiche o allergiche è minimo, ed entrambi sono privi di conservanti, un vantaggio non trascurabile in pazienti che utilizzano colliri più volte al giorno per anni.
Tuttavia, l’evidenza scientifica presenta ancora limiti che meritano di essere riconosciuti con chiarezza. L’eterogeneità nei protocolli di preparazione, le casistiche numericamente contenute in molti trial e l’assenza di una standardizzazione internazionale condivisa nella preparazione dell’E-PRP oftalmico rappresentano sfide che la comunità scientifica deve affrontare.
La comunità scientifica ha il compito di continuare a promuovere trial multicentrici ben disegnati che permettano di definire protocolli riproducibili e criteri di selezione del paziente sempre più raffinati.
Verso un trattamento centrato sulle ghiandole
La ricerca sta progressivamente spostando l’interesse dall’applicazione topica sulla superficie oculare verso un utilizzo mirato sulle strutture ghiandolari che generano il film lacrimale. L’obiettivo è stimolare le ghiandole a produrre di nuovo una lacrima qualitativamente e quantitativamente adeguata, migliorando la funzionalità delle ghiandole meibomiane compromesse.
Questo cambio di paradigma merita attenzione: si passa da un approccio puramente sostitutivo a uno rigenerativo, coerente con la definizione stessa di medicina biologica applicata alla superficie oculare. Restano aperte domande cruciali che la ricerca dei prossimi anni dovrà chiarire, come quali sottotipi di dry eye traggono il beneficio maggiore da questo approccio ghiandolare.
Autosiero e PRP rappresentano oggi molto più di un’alternativa di ripiego per il dry eye severo refrattario alla terapia convenzionale. Sono l’espressione più matura di un approccio biologico e rigenerativo alla malattia della superficie oculare, capace di intervenire sui meccanismi patogenetici piuttosto che limitarsi al controllo sintomatico.
L’evidenza scientifica accumulata negli ultimi anni giustifica pienamente l’inserimento di questi trattamenti in un algoritmo terapeutico strutturato per il dry eye severo e cronico. La sfida che ci attende è quella di trasformare questo potenziale in protocolli standardizzati, riproducibili e accessibili, capaci di offrire finalmente una risposta concreta a quei pazienti per i quali ‘un’altra lacrima artificiale’ non è più una risposta sufficiente.


