La storia straordinaria di Gander, il cane che salvò vite umane durante la battaglia di Hong Kong

Gander, un Terranova di 65 chilogrammi, divenne un eroe durante la battaglia di Hong Kong. La sua storia non solo è un esempio di coraggio, ma influisce anche sulla ricerca moderna sulla salute mentale.

In un angolo remoto del mondo, durante la Seconda guerra mondiale un cane di nome Gander scrisse una pagina di storia che ancora oggi commuove e ispira. Questo Terranova di 65 chilogrammi, con il suo pelo nero e fitto, non era solo un animale domestico, ma un vero e proprio eroe.

Gander visse inizialmente con la famiglia Hayden nella base aerea di Gander, a Terranova. Tuttavia, quando divenne troppo grande e iniziò a passare troppo tempo sulle piste dell’aeroporto, fu affidato ai Royal Rifles of Canada. Per i soldati, Gander divenne ben presto molto più di una mascotte.

Gander e il reggimento in partenza per Hong Kong

Nel 1941, il reggimento partì per Hong Kong e i militari decisero di portare Gander con loro. Gli attribuirono il grado di sergente e lo fecero salire sulla nave. Fred Kelly, uno dei soldati, si occupava di nutrirlo e di rinfrescarlo con docce per aiutarlo a sopportare il caldo. La presenza di Gander aiutava gli uomini a sentirsi più vicini alle famiglie e alla vita lasciata a casa.

L’eroismo di Gander durante la battaglia di Hong Kong

Poi arrivò dicembre 1941. Durante la battaglia di Hong Kong Gander non rimase semplicemente accanto al reparto. La PDSA riporta tre episodi documentati nei quali il cane intervenne durante i combattimenti. In due occasioni avrebbe contribuito a fermare l’avanzata nemica e a proteggere gruppi di feriti.

Il terzo episodio fu l’ultimo. Una granata cadde vicino a sette soldati canadesi feriti. Gander la afferrò con la bocca e corse lontano dal gruppo con l’ordigno. L’esplosione lo uccise, ma i militari sopravvissero. Le fonti ufficiali canadesi e la PDSA concordano sull’episodio. Non possiamo sapere che cosa il cane comprendesse esattamente del pericolo né ricostruire i suoi processi mentali: attribuirgli intenzioni umane sarebbe improprio. Il fatto storico, però, resta impressionante: il suo comportamento portò la granata lontano dai feriti e impedì che l’esplosione li colpisse.

Il riconoscimento postumo e l’impatto sulla salute mentale

Il riconoscimento arrivò quasi sessant’anni dopo. Il 27 ottobre 2000 Gander ricevette postumo la PDSA Dickin Medal considerata il massimo riconoscimento destinato agli animali distintisi durante un conflitto. Fu il primo animale canadese a riceverla. La sua medaglia è oggi conservata al Canadian War Museum di Ottawa.

La storia di Gander appartiene alla memoria militare, ma possiede anche una dimensione sanitaria che oggi possiamo leggere con strumenti diversi. Nella salute mentale il rapporto tra esseri umani e cani viene studiato come possibile supporto alla gestione dello stress. Questo non significa trasformare un animale in un farmaco, né confondere una mascotte di guerra con un cane di servizio addestrato. Significa riconoscere che la relazione uomo-animale può influire sul modo in cui alcune persone affrontano paura, isolamento e ipervigilanza.

Un esempio arriva da JAMA Network Open. Nel 2024 uno studio controllato non randomizzato ha seguito 156 militari e veterani statunitensi con disturbo da stress post-traumatico. Dopo tre mesi, chi aveva ricevuto un cane di servizio psichiatrico in aggiunta alle cure abituali mostrava, in media, sintomi di PTSD meno intensi e livelli inferiori di ansia e depressione rispetto al gruppo in lista d’attesa. Gli autori invitavano però alla prudenza: l’assegnazione non era randomizzata e i risultati riguardavano persone che avevano scelto di richiedere un cane. Si parla quindi di intervento complementare, non di sostituzione di psicoterapia, farmaci o altri trattamenti indicati.

Anche sul piano biologico la ricerca sta cercando risposte. Studi sul cortisolo e revisioni delle interazioni assistite con i cani suggeriscono possibili cambiamenti nei sistemi di risposta allo stress, ma i risultati non sono ancora uniformi. Una revisione di 27 studi ha rilevato segnali favorevoli in diversi biomarcatori, sottolineando però limiti metodologici e risultati non sempre concordanti. È qui che una storia del 1941 incontra la medicina del presente: non nell’idea romantica che i cani guariscono ma nella consapevolezza che una relazione può diventare una risorsa nei momenti di vulnerabilità.

Gander, però, non fu un cane da terapia. Fu il compagno di un reparto mandato in una battaglia durissima. Il suo ultimo gesto ebbe un effetto molto concreto: sette uomini ebbero la possibilità di sopravvivere perché una granata esplose più lontano da loro. Prima delle medaglie e degli studi sullo stress, c’era un animale che viveva accanto a uomini spaventati. E, in un istante, quella vicinanza diventò salvezza.

Scritto da Roberto Capelli

Fitness e bellezza a portata di mano: la guida definitiva