Come la maternità riduce il rischio di carcinoma ovarico

Scopri come la pausa mestruale durante gravidanza e allattamento può proteggere dall’ovaio e quali sono gli errori alimentari più comuni in oncologia.

Il tumore dell’ovaio è una delle patologie più difficili da gestire in ambito ginecologico, soprattutto perché i segnali iniziali sono spesso sfumati e non esiste un test di screening di massa paragonabile al Pap test per la cervice. Questa carenza rende cruciale l’approfondimento dei fattori di rischio e, soprattutto, di quelli che possono offrire una reale protezione nel corso della vita di una donna.

Tra le esperte che si occupano di questi temi spicca la dottoressa Ilaria Sabatucci, ginecologa e oncologa presso l’Humanitas San Pio X. In una recente intervista ha illustrato come la gravidanza e l’allattamento prolungato rappresentino due dei principali meccanismi naturali di difesa contro il carcinoma ovarico epiteliale. Le sue osservazioni si basano su studi pubblicati su NCBI PubMed e su analisi di Cancer Research UK.

Interruzione dell’ovulazione: il meccanismo protettivo della gravidanza

Ogni volta che un’ovaia rilascia un ovulo, la sua superficie subisce una micro-traumatizzazione che deve essere riparata dalle cellule. L’ipotesi dell’ovulazione incessante sostiene che, accumulando questi piccoli danni nel tempo, aumenti la probabilità di mutazioni casuali durante la replicazione cellulare, favorendo la comparsa di cellule neoplastiche. La gravidanza, interrompendo i cicli ormonali, fornisce all’ovaio un periodo di riposo prolungato riducendo il numero totale di ovulazioni e,

Il ruolo dell’allattamento prolungato

L’allattamento al seno attiva un meccanismo simile: la produzione di prolattina e l’assenza di ovulazione per diverse settimane o mesi estendono ulteriormente la fase di inattività dell’ovaio. Più volte una donna sperimenta gravidanze o periodi di allattamento, più si accumulano questi “intervalli di pausa”, creando una sorta di effetto cumulativo di protezione. Studi epidemiologici indicano che le donne con tre o più gravidanze hanno un rischio significativamente più basso rispetto a quelle nullipare.

Alimentazione e mito dello zucchero durante la terapia oncologica

Nel contesto delle cure oncologiche, circola la convinzione che lo zucchero nutra direttamente le cellule tumorali e che, eliminando i carboidrati, si possa “starvare” il tumore. La realtà è più complessa: le cellule neoplastiche consumano glucosio, ma lo fanno allo stesso modo di neuroni, globuli rossi e tessuti sani. Privare il corpo di carboidrati non blocca la crescita tumorale; al contrario, può provocare malnutrizione e sarcopenia, condizioni che riducono la tolleranza ai farmaci chemioterapici. Per questo è fondamentale mantenere una dieta equilibrata preferibilmente guidata da un nutrizionista clinico, evitando restrizioni estreme.

Le evidenze scientifiche a supporto di queste affermazioni provengono da revisioni su PubMed che analizzano la relazione tra parità, allattamento e rischio di tumore ovarico nonché da rapporti di Cancer Research UK che sfatano il legame diretto tra consumo di zucchero e incidenza di tumori. In pratica, la chiave è assicurare un apporto calorico adeguato, preservare la massa muscolare e non sacrificare nutrienti essenziali durante i cicli di trattamento.

Articolo redatto da Francesco Bianco, giornalista professionista dal 1997, con esperienza in testate radiofoniche come Radio LatteMiele, Radio 24 e il Sole 24 Ore. Ha ricevuto il premio Cronista dell’Anno dell’Unione Cronisti Italiani per un servizio sull’immigrazione (2012) e il riconoscimento Redattore del Gusto per i suoi approfondimenti sull’alimentazione (2017).

Scritto da Roberto Capelli

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