Cosa sappiamo degli alimenti ultra-processati e dei loro effetti sulla salute

Scopri come gli alimenti ultra-processati influenzano la salute del nostro intestino e aumentano il rischio di malattie croniche e tumori.

Gli alimenti ultra-processati stanno diventando una parte sempre più grande della nostra dieta quotidiana. Ma cosa sappiamo davvero dei loro effetti sulla nostra salute? Recentemente, la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE) ha presentato un’analisi approfondita sull’impatto di questi prodotti sulla salute digestiva e sul rischio oncologico.

Secondo la classificazione NOVA, gli alimenti ultra-processati sono formulazioni industriali composte principalmente da sostanze estratte dagli alimenti e combinate con additivi come emulsionanti, conservanti, dolcificanti e coloranti. Questi prodotti sono progettati per essere appetibili, pratici e a lunga conservazione, ma spesso contengono pochi o nessun alimento intero residuo.

L’impatto degli alimenti ultra-processati sulla salute digestiva

La SIGE ha evidenziato che l’impatto di questi prodotti sulla salute non dipende solo dalla loro composizione nutrizionale. La lavorazione industriale introduce modifiche strutturali e chimiche, oltre a una gamma ampia di additivi, capaci di influenzare in modo indipendente la fisiologia dell’apparato digerente.

Secondo il professor Edoardo Giannini, presidente della SIGE, “l’antico adagio ‘siamo quello che mangiamo’ non è mai stato così attuale e scientificamente fondato come oggi. La salute del nostro organismo, a partire dall’apparato digerente, si costruisce a tavola attraverso scelte alimentari informate e consapevoli.”

Le malattie associate al consumo di alimenti ultra-processati

La SIGE ha passato in rassegna le associazioni emerse dalla letteratura più recente. Per le malattie infiammatorie croniche intestinali, il rischio risulta quasi raddoppiato in alcune popolazioni, in particolare per il morbo di Crohn. Per la sindrome dell’intestino irritabile, i dati della UK Biobank descrivono una relazione dose-risposta tra consumo di ultra-processati e incidenza.

Un elevato consumo di questi alimenti è inoltre associato a un possibile aumento del rischio di infezione da Helicobacter pylori e ulcera peptica, a un maggior rischio di steatosi epatica metabolica e della sua progressione, e ad associazioni con i tumori del colon-retto e dello stomaco, oltre a rischi aumentati per i tumori di esofago, pancreas e fegato.

I meccanismi biologici dietro l’impatto degli alimenti ultra-processati

Il professor Giovanni Sarnelli, ordinario di gastroenterologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha spiegato che i processi industriali di trasformazione e le cotture ad alte temperature favoriscono la formazione di prodotti di glicazione avanzata (AGEs), molecole che possono promuovere stress ossidativo e infiammazione e contribuire al danno della barriera intestinale.

“Oggi non disponiamo di strumenti per intervenire in modo significativo sui processi industriali che ne determinano la formazione; per questo le raccomandazioni si concentrano sulla prevenzione attraverso scelte alimentari consapevoli”, ha aggiunto Sarnelli. “È opportuno limitare il consumo di alimenti ultra-processati e privilegiare i prodotti tipici della dieta mediterranea, come frutta, verdura, legumi e alimenti fermentati, ricchi di composti bioattivi e antiossidanti che possono contribuire a contrastare gli effetti biologici degli AGEs.”

Il ruolo del microbiota intestinale

Le evidenze disponibili indicano che gli alimenti ultra-processati possono alterare l’omeostasi dell’ecosistema intestinale attraverso diversi meccanismi biologici, coinvolgendo microbiota, barriera mucosale e risposta immunitaria. Questo aiuta a comprendere perché un consumo abituale sia stato associato, negli studi epidemiologici, non solo a disturbi gastrointestinali molto frequenti come la sindrome dell’intestino irritabile e le malattie infiammatorie croniche intestinali, ma anche a un aumento del rischio di alcune neoplasie dell’apparato digerente, in particolare del colon-retto.

Il professor Giovanni Marasco dell’Università di Bologna ha osservato che “le evidenze disponibili indicano che gli alimenti ultra-processati possono alterare l’omeostasi dell’ecosistema intestinale attraverso diversi meccanismi biologici, coinvolgendo microbiota, barriera mucosale e risposta immunitaria.”

La dieta mediterranea come alternativa salutare

Il professor Giuseppe Campanile, professore di zootecnia speciale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha sottolineato che “l’Italia è la patria della dieta mediterranea, universalmente riconosciuta come modello alimentare associato alla tutela della salute. Essa non si limita a definire un insieme di alimenti, ma rappresenta un vero e proprio stile di vita, capace di promuovere il benessere sia fisico sia mentale.”

Campanile ha aggiunto che “per preservare e valorizzare le proprietà salutistiche degli alimenti è indispensabile rispettare i cicli naturali di produzione, seguendo la stagionalità delle colture ed evitando di forzarne la produttività al di fuori dei periodi fisiologici propri di ciascuna specie. In quest’ottica, un’alimentazione sana dovrebbe fondarsi su tre principi cardine: stagionalità, varietà e qualità delle produzioni.”

La SIGE ha sottolineato l’importanza di promuovere una cultura del cibo vero, fresco e minimamente lavorato, e di sostenere la dieta mediterranea come modello alimentare protettivo per la salute dell’apparato digerente e globale dell’individuo.

Scritto da Emanuele Galli

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