Bryan Johnson, l’imprenditore tecnologico americano noto per il suo ambizioso progetto di longevità Blueprint ha recentemente rivelato di essere affetto da gastrite autoimmune una malattia rara che colpisce tra il 2 e il 5 per cento della popolazione. La diagnosi è arrivata lo scorso maggio, dopo un complesso percorso diagnostico. Johnson, che ha investito milioni di dollari per rallentare l’invecchiamento, ha descritto la sua condizione come un ‘mio stomaco si sta autodistruggendo’.
Le origini della malattia
Johnson ipotizza che le radici della sua malattia possano risalire alla sua giovinezza, caratterizzata da un’alimentazione povera e uno stile di vita stressante. A 21 anni gli era stato diagnosticato l’ipotiroidismo gestito con terapie ormonali. Solo due mesi fa, una serie di esami approfonditi ha chiarito l’origine del problema, rivelando anticorpi anti-cellule parietali superiori di cinque volte il limite normale. Le biopsie gastriche hanno confermato un’atrofia precoce della mucosa acida dello stomaco.
Il ruolo del sistema immunitario
La gastrite autoimmune è una malattia cronica e progressiva in cui il sistema immunitario attacca le cellule parietali della mucosa gastrica. Queste cellule sono fondamentali per la produzione di acido cloridrico e del fattore intrinseco, essenziale per l’assorbimento della vitamina B12. La specialista Sara Massironi, responsabile dell’Unità Operativa di Gastroenterologia del Policlinico San Marco e del Policlinico San Pietro, spiega che la malattia può portare a carenze nutrizionali, anemia e un rischio oncologico più elevato.
La gestione della malattia
Attualmente, non esiste una cura per la gastrite autoimmune. La terapia convenzionale si basa sulla gestione dei sintomi e sulla compensazione delle carenze nutrizionali. Johnson ha già ricevuto un’iniezione di 1.000 milligrammi di ferro. La specialista Massironi sottolinea che la malattia non è mortale e non accorcia l’aspettativa di vita, a patto che venga diagnosticata e gestita correttamente. Tuttavia, i pazienti devono sottoporsi a gastroscopie di controllo periodiche per identificare eventuali lesioni precancerose.
Johnson non intende limitarsi a compensare le carenze provocate dalla malattia. Ha annunciato che utilizzerà Blueprint come piattaforma di ricerca per provare a individuare una terapia capace di intervenire sulle cause della gastrite autoimmune. Il suo team medico sta valutando approcci sperimentali, comprese immunoterapie di nuova generazione. La sua vicenda ricorda che ci si può sentire in perfetta forma e convivere comunque con una malattia silenziosa, mostrando quanto le patologie autoimmuni rappresentino ancora una delle sfide più complesse della medicina moderna.


