Il diritto alla salute è un principio fondamentale riconosciuto da molte Costituzioni nel mondo. Italia e Cuba, pur con contesti socio-economici differenti, hanno sviluppato sistemi sanitari che pongono l’accessibilità universale al centro delle loro politiche. Entrambi i Paesi hanno adottato approcci innovativi per garantire cure di qualità a tutta la popolazione, dimostrando che la salute è un bene inalienabile.
La Costituzione italiana all’articolo 32, sancisce che la salute è un diritto fondamentale e irrinunciabile. La Repubblica garantisce l’accesso alle cure a tutti i cittadini, senza discriminazioni. Questo principio è stato ulteriormente sviluppato con la legge n. 833 del 1978, che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Allo stesso modo, la Costituzione cubana all’articolo 72, afferma che la salute pubblica è un diritto di tutte le persone e che lo Stato ha la responsabilità di garantire l’accesso gratuito e di qualità ai servizi sanitari.
L’impegno internazionale per la salute universale
Nel 1978, Italia e Cuba hanno aderito alla Dichiarazione di Alma Ata un documento epocale che ha stabilito l’assistenza sanitaria primaria come prospettiva di riferimento per raggiungere ‘la salute per tutti’. Questo impegno coniuga salute, diritti umani e giustizia sociale, rendendo i servizi sanitari essenziali accessibili a tutti. Entrambi i Paesi hanno intrapreso un percorso simile per garantire il diritto alla salute, dimostrando che si tratta di un obiettivo comune e condiviso.
Il modello sanitario cubano: il piano del medico di famiglia
Cuba ha sviluppato un sistema sanitario basato sull’assistenza primaria con un forte orientamento all’equità. Il Plan del Médico de las 120 Familias avviato nel 1984, rappresenta un esempio virtuoso di come garantire cure di qualità a tutta la popolazione. Questo modello prevede che ogni équipe sanitaria di base (ESC) si occupi di circa 120 famiglie, fornendo assistenza medica completa e promuovendo la prevenzione. Oggi, le ESC sono 15.000 e coprono tutto il territorio nazionale, costituendo la spina dorsale del sistema sanitario cubano.
Le ESC si occupano in particolare delle categorie più vulnerabili, come bambini, anziani e donne in gravidanza. Particolare enfasi è posta sulla medicina preventiva, l’igiene, l’alimentazione e la lotta contro i fattori di rischio. La prevenzione è la ‘pietra miliare’ del sistema sanitario cubano. L’assistenza domiciliare è fornita dalla ESC a domicilio del paziente, quando quest’ultimo necessita di valutazione quotidiana, riposo a letto o isolamento, ma non richiede ricovero ospedaliero.
Il secondo livello di cura: i poliambulatori comunitari
Il secondo livello di cura è rappresentato dai 436 poliambulatori comunitari che offrono una vasta gamma di servizi, tra cui riabilitazione, radiologia, ecografia, pronto soccorso e assistenza materno-infantile. Ogni poliambulatorio serve una popolazione di 30.000-60.000 persone e collabora strettamente con 20-40 ESC. Questo modello garantisce un’ampia copertura dei bisogni sanitari della popolazione, con un approccio integrato e multidisciplinare.
La sfida della sostenibilità: nuove regole per gli imballaggi di plastica
Mentre Italia e Cuba lavorano per garantire il diritto alla salute, l’Unione Europea sta introducendo nuove regole per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi di plastica. Dal 12 agosto 2026, entrerà in vigore il Regolamento UE 2026/40 che introduce nuovi limiti sulla composizione degli imballaggi alimentari. Questo regolamento mira a ridurre l’uso di PFAS composti chimici noti come ‘inquinanti eterni’, che non si degradano nell’ambiente e possono avere effetti negativi sulla salute.
Le nuove norme stabiliscono limiti precisi per i PFAS e i metalli pesanti, come piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente. I produttori saranno obbligati a predisporre documentazione tecnica e dichiarazioni di conformità. Inoltre, la Commissione europea ha adottato nuove regole sul riciclaggio delle bottiglie monouso in polietilene tereftalato (Pet), stabilendo una metodologia comune per calcolare, verificare e comunicare il contenuto riciclato chimicamente nelle nuove bottiglie.
Dal 1° gennaio 2030, scatteranno i divieti su diversi formati di plastica monouso, come gli anelli e le pellicole che tengono insieme le bottiglie nelle confezioni multiple, le reti e i vassoi per la frutta e la verdura fresca preconfezionata, le bustine monouso di ketchup, maionese, olio e condimenti, i flaconcini di shampoo e bagnoschiuma negli hotel, i piatti e i bicchieri di plastica nei locali, e la maggior parte dei sacchetti molto sottili. Le bottiglie d’acqua rimarranno, ma dovranno contenere almeno il 30% di materiale riciclato post-consumo, percentuale destinata a salire al 65% entro il 2040.
Entro il 1° gennaio 2029, tutti gli Stati membri dovranno garantire la raccolta differenziata di almeno il 90% delle bottiglie monouso per bevande fino a 3 litri. Per raggiungere questo obiettivo, ogni Paese dovrà istituire un sistema di deposito cauzionale, già attivo in Germania e in altri Paesi europei, ma ancora assente in Italia. Secondo l’ultimo rapporto Ispra, nel 2026 l’Italia ha intercettato circa il 68% degli imballaggi per bevande in plastica, un dato che lascia ancora molta strada da percorrere.
Luci e ombre per il Molise nel rapporto ‘Crea Sanità 2026’
Il rapporto ‘Crea Sanità 2026’ ha evidenziato luci e ombre per il sistema sanitario molisano. La regione, con un livello di performance inferiore al 40%, si colloca tra le ultime in Italia. Tuttavia, tra il 2019 e il 2026, la quota dei molisani che ha percepito un miglioramento dei servizi sanitari regionali si è attestata al 25,9%, la più alta d’Italia insieme a quella dell’Abruzzo. Questo dato dimostra che, nonostante le difficoltà, ci sono segnali positivi che lasciano ben sperare per il futuro.


