Frattura del polso: come riconoscerla e cosa fare

È molto facile fratturarsi un osso del polso: non solo l'età, ma anche le cadute contribuiscono ad aumentare questo rischio.

La frattura del polso è uno degli incidenti più comuni tra le corsie di ortopedia degli ospedali: ma come si riconosce e, soprattutto, come si cura? Capita spesso, a quasi tutti, di fratturarsi un osso. Uno dei casi più comuni è quello del polso: infatti uno dei nostri istinti naturali è quello di mettere le mani avanti quando cadiamo.

Seppur non sia un caso grave è bene riconoscere i sintomi della frattura e capire qual è la terapia più adeguata. Ovviamente dovrei recarti in ospedale e chiedere l’aiuto di un medico ortopedico.

Si tratta di un tipo di frattura molto frequente in tutte le età anche se con l’invecchiamento, le ossa si indeboliscono e perciò è più semplice incorrere in queste evenienze. La più comune è la frattura del radio o dello scafoide, due ossa che compongono il polso.

Raramente riguarda l’ulna. la frattura può essere extra articolare o intrarticolare e tra i sintomi classici rientrano: il dolore, quasi sempre immediatamente dopo la frattura, la difficoltà nel muovere il polso, un gonfiore evidente e nel caso di una frattura scomposta anche una palese deformità. In alcuni casi può anche apparire un ematoma.

Frattura al polso: come si riconosce e si cura

Nel caso di una frattura allo scafoide è possibile riconoscerla per la particolare difficoltà nel muovere il pollice: i tendini vengono stressati.

Quindi se provi dolore nell’afferrare gli oggetti potrebbe essere il tuo caso. Ovviamente la prima cosa da fare è recarsi in pronto soccorso e sottoporsi a una radiografia per comprendere esattamente quale osso si è rotto e di quale gravità è la frattura. Se la frattura risulta scomposta è bene sottoporsi anche una tac prima di un qualsiasi intervento chirurgico. Nel caso invece vi sia una lesione dei tendini è importante la risonanza magnetica.

Esistono differenti terapie per trattare differenti gravità di frattura. La possibilità più classica e conosciuta da tutti è l’immobilizzazione tramite gesso. Si tratta semplicemente di rimettere in posizione corretta l’osso rotto e immobilizzarlo in modo che nel giro di qualche settimana, si riformi in modo corretto. La struttura con cui bloccare il polso può essere costituita da vari materiali: il più comune e senza alcun dubbio il gesso, ma al giorno d’oggi è possibile utilizzare anche un tutore di plastica. In altri casi invece è preferibile sottoporsi a un intervento di chirurgia, in quanto potrebbe essere l’unica soluzione per guarire correttamente. La casistica in questione è fatta di fratture gravi e scomposte per le quali non è possibile riallineare correttamente le ossa del polso. Anche alcuni tipi di frattura, per quanto possono sembrare semplici, potrebbero non essere facili da ingessare, in questo caso quindi si procede con intervento chirurgico. Infine anche i casi di lesioni dei legamenti oppure fratture in cui la vascolarizzazione dell’osso è impossibile, bisogna ricorrere alla chirurgia. Superato l’intervento si potrà ricorrere alla fisioterapia per recuperare velocemente l’utilizzo della mano. Generalmente nel giro di pochi mesi si riacquista del tutto la mobilità.

Scritto da Amos Granata
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