Insonnia: in cosa consiste e come può essere curata

L'insonnia può causare effetti collaterali che possono ripercuotesi sulla vita quotidiana. Vediamo quali sono le diverse tipologie e cosa comportano.

Per chi soffre di insonnia e non dorme abbastanza, le cose possono iniziare a diventare un po’ strane e confuse. La memoria sembra annebbiata, non si riesce a concentrarsi e si diventa irritabili, tesi e ansiosi. Coloro che soffrono di insonnia non sono mai veramente addormentati e non sono mai veramente svegli.

Che cos’è l’insonnia

Tra i 50 e i 70 milioni di americani vivono con un disturbo del sonno cronico e la Sleep Health Foundation stima che ben il 10% degli adulti soffre di insonnia lieve. Per questo l’insonnia risulta essere il problema di sonno più diffuso tra gli americani. Gli adulti hanno bisogno in media di 7-9 ore di sonno ogni notte, ma secondo un sondaggio del 2011 oltre il 50% degli americani con un’età compresa tra i 13 e i 64 anni ammette di non raggiungere le ore raccomandate poiché ogni notte si ha difficoltà a dormire.

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L’insonnia può far aumentare il rischio di incidenti: ben il 5% degli adulti ammettono di essersi addormentati al volante della propria auto almeno una volta negli ultimi 30 giorni e si sa che la privazione del sonno ha avuto grande incidenza nel causare alcuni gravi incidenti come la fuoriuscita di petrolio di Exxon Valdez e l’incidente nucleare di Chernobyl.

Tutti sono a rischio di insonnia. Un adulto su tre sviluppa episodi occasionali di insonnia acuta e uno su dieci quella cronica.

Tuttavia, alcune persone hanno maggiori probabilità di soffrire di insonnia rispetto ad altre. Le donne, ad esempio, hanno più probabilità di sviluppare questo disturbo rispetto agli uomini, ai neonati e ai bambini. Si ritiene inoltre che i cambiamenti ormonali contribuiscano all’insorgere di questo problema; infatti, durante la gravidanza, ben l’84% delle donne riportano sintomi dell’insonnia. Anche gli anziani di età superiore ai 60 anni hanno un alto rischio di svilupparla.

Sintomi e rischi

I sintomi dell’insonnia includono non solo una difficoltà nell’addormentarsi, ma anche nel rimanere addormentati. Le persone che soffrono di insonnia possono inoltre avere una qualità del sonno scadente poiché si svegliano spesso durante la notte, dormono poche ore e di conseguenza soffrono di esaurimenti durante il giorno.

Una persona mediamente non impiega più di 20 minuti per addormentarsi una volta che appoggia la sua testa sul cuscino.

Le persone che soffrono di insonnia, al contrario, hanno spesso bisogno di 30-45 minuti, o spesso anche di più, per addormentarsi. La maggior parte delle persone definirebbe la difficoltà nell’addormentarsi come insonnia, il che avrebbe senso poiché è il sintomo più comune. In realtà, la vera insonnia causa effetti collaterali che si manifestano durante tutta la giornata, come stanchezza, mal di testa, rabbia, depressione, disturbi gastrointestinali, ansia e preoccupazione. Gli insonni non devono solo pensare alle liste di cose da fare e al lavoro, ma devono anche far fronte alla preoccupazione per il loro disturbo del sonno. Le persone che non dormo abbastanza sono anche quelle che hanno il più alto rischio di contrarre malattie croniche come il diabete di tipo 2, l’ictus e l’ipertensione.

Insonnia primaria e secondaria

Non tutte le tipologie di insonnia sono uguali. Esistono in particolare due tipi fondamentali di insonnia: primaria e secondaria. Insonnia primaria significa che il problema nel dormire o nel rimanere addormentato non è causato da un altro fattore, quale potrebbe essere un altro problema di salute.

All’interno di questa tipologia, si possono identificare tre principali sotto-categorie: psicofisiologiche, idiopatiche e paradossali. L’insonnia psicofisiologica si basa sulla preoccupazione per il sonno, con l’ansia che aumenta quando si avvicina l’ora di andare a letto. Gli insonni psicofisiologici potrebbero passare una sola notte insonne ma continuare a preoccuparsi per molte altre possibili. L’insonnia idiopatica si distingue perché si sviluppa in giovane età e continua per tutta la durata della vita di una persona. Inoltre, può peggiorare a causa di eventi stressanti fino a forme più o meno gravi. Gli insonni paradossali, infine, come suggerisce il termine stesso, sono un po’ un paradosso, poiché questo gruppo soffre di una grave insonnia senza sviluppare altri sintomi, come la sonnolenza diurna.

Mentre l’insonnia primaria rappresenta la sua stessa manifestazione, quella secondaria è invece indice di un altro problema. Purtroppo, circa l’80% delle insonnie sono secondarie. Gli eventi stressanti, quali possono essere il divorzio o la perdita del posto di lavoro, il jet lag o una serie di imprevisti che portano a modificare i propri programmi, possono esserne la causa. Gli individui con redditi bassi e le persone che conducono uno stile di vita sedentario hanno un maggior rischio di svilupparla. La depressione, l’ansia e il disturbo bipolare, tra gli altri, sono noti per gravare sul sonno di molte persone; infatti, ben l’85% delle persone che soffrono di depressione sviluppano anche l’insonnia.

Farmaci che provocano sonnolenza

Esistono anche alcuni farmaci che possono tenere svegli la notte. Tra questi ci sono i farmaci per curare allergie, problemi cardiovascolari, asma, dolore e depressione. In particolare questi sono gli alfa bloccanti, utili per trattare la pressione alta del sangue, i betabloccanti, usati per trattare una varietà di problemi tra cui ipertensione, emicrania e cardiopatia, gli ACE-inibitori, i bloccanti del recettore per l’angiotensina (ARB), i corticosteroidi, gli antagonisti dei recettori H1, la glucosamina, le statine e gli antidepressivi SSRI.

Insonnia transitoria, acuta e cronica

Il più delle volte quando si parla di insonnia si fa riferimento alla sua durata. In realtà, l’insonnia non dura per un certo periodo di tempo e può andare e venire anche una sola volta nella vita. La sua durata può essere transitoria, acuta o cronica ed è possibile doversi interfacciare con tutte e tre queste modalità nel corso del tempo.

L’insonnia transitoria è un disturbo del sonno che dura solo pochi giorni. Un classico esempio di questa tipologia si verifica quando non si riesce a dormire alcune notti prima di una scadenza imminente al lavoro o a scuola. L’insonnia acuta è un altro tipo di disturbo del sonno a breve termine, ma invece di perdere sonno per poche notti durante il periodo in cui si manifesta una persona potrebbe passare periodi interi di notti insonni nel corso di un periodo di tempo limitato. Infine, c’è anche chi sembra non dormire mai. Quando non si è in grado di dormire per più di sei ore a notte per almeno tre notti a settimana vuol dire che si soffre di insonnia cronica a lungo termine.

La maggior parte dei disturbi di insonnia risponde bene alle cure. Le insonnie a breve termine vengono spesso trattate meglio seguendo una variazione nello stile di vita e comportamentale, legato ad un cambiamento in ciò che viene chiamato l’igiene del sonno, ovvero le abitudini di sonno personali. Ad esempio, mantenere un orario normale nell’andare a dormire e nello svegliarsi può aiutare a migliorare il sonno. Allo stesso modo può essere utile dormire in una camera da letto buia, silenziosa e che abbia una temperatura fresca. Riprogrammare la giornata in modo tale da non mangiare poche ore prima di andare a dormire e ridurre la caffeina, la nicotina e altri stimolanti possono essere altre soluzioni. L’insonnia che dura più di poche notti può richiedere un trattamento più potente.

Rimedi comportamentali

Si dice che la scrittrice del XIX secolo Emily Brontë fosse così disperata per la mancanza di sonno da aver camminato tanto da sfinirsi, pur di riuscire a dormire. Che si tratti di un fatto vero o meno, quello che si sa è che gli insonni tentano ogni sorta di rimedio pur di dormire.

È importante per prima cosa rilassarsi prima di andare a dormire. Al contrario, non è raccomandato fare esercizio fisico, sia questo moderato o vigoroso, tre o quattro ore prima di andare a dormire, a causa del suo effetto energizzante. Invece, lo yoga è un’attività particolarmente efficace e dovrebbe far parte di una sana routine prima di andare al letto.

Oltre ad apportare alcune modifiche alla routine prima di andare a dormire, l’American Academy of Sleep Medicine consiglia agli insonni di provare una terapia comportamentale cognitiva, utilizzata per aiutare a controllare le preoccupazioni e l’ansia del sonno. Questa viene ormai considerata una delle cure di maggior successo.

Anche tecniche di rilassamento come la meditazione consapevole e la respirazione controllata, offrono delle strategie per alleviare l’ansia del sonno quando si avvicina l’ora di andare a dormire. Altre terapie comportamentali includono il rivisitare il proprio modo di approcciarti nei confronti del letto. Altre persone, infine, sembrano beneficiare di un trattamento temporaneo in cui l’individuo giace a letto senza cercare di addormentarsi.

Rimedi medicinali

Quando i cambiamenti nello stile di vita e nel comportamento non sono abbastanza d’aiuto, può essere necessario ricorrere ai medicinali.

I farmaci da banco, come la melatonina, il triptofano e gli integratori di valeriana possono funzionare per alcuni insonni. L’assunzione di melatonina, ad esempio, ha dimostrato di essere un trattamento efficace per i disturbi del sonno causati da problemi del ritmo circadiano ed è considerata la chiave per fronteggiare il modo in cui il corpo gestisce il suo ciclo di giorno/notte. Alcuni rimedi alternativi non sono tuttavia regolati dal U.S. Food and Drug Administration (FDA) e potrebbero contenere ingredienti come antistaminici. Pertanto, è sempre meglio seguire i consigli di un professionista quando non si riesce a dormire.

Alcuni insonni, acuti e cronici, per trovare sollievo potrebbero aver bisogno di farmaci da prescrizione. I farmaci prescritti per il trattamento dell’insonnia sono ipnotico-sedativi, come lo zolpidem (prescritto come Ambien) e l’eszopiclone (prescritto come Lunesta). Anche se funzionassero, potrebbero dare assuefazione e quindi di solito vengono assunti soltanto per brevi periodi di tempo. L’insonnia primaria può anche essere trattata con farmaci soggetti a prescrizione, come il ramelteon, un agonista recettore della melatonina che funziona come agisce la melatonina nel cervello. Gli antidepressivi a basso dosaggio possono essere prescritti per aiutare gli insonni che soffrono di depressione o ansia.

Scritto da Susanna Mele
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