All’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato lo speciale inviato americano Steve Witkoff. Nel corso del colloquio, Teheran ha presentato una lista di richieste concrete per consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz un punto nevralgico per il commercio petrolifero mondiale.
Le tre condizioni iraniane per sbloccare Hormuz
L’Iran ha indicato chiaramente i tre pilastri su cui basa la sua proposta: la revoca immediata del blocco navale imposto dagli Stati Uniti, lo sblocco dei beni iraniani congelati dalle autorità americane e, infine, la fine di ogni attività bellica sui fronti della cosiddetta «resistenza». Secondo quanto riferito dalle autorità iraniane, la riapertura del passo marittimo potrebbe avvenire entro sette giorni, a patto che Washington riduca la pressione militare e rimuova le sanzioni sui porti iraniani.
Reazione di Donald Trump sull’assegnazione delle condizioni
Durante il suo intervento all’ONU, il presidente Donald Trump ha espresso ottimismo, affermando che c’è un «forte slancio verso un accordo» da parte di Teheran e che l’Iran è propenso a concludere un’intesa dopo le elezioni di medio termine di novembre. Trump ha inoltre ribadito che l’Iran «non avrà mai l’arma nucleare», suscitando un applauso tra i delegati presenti.
Escalation nel Mar Rosso: Arabia Saudita e Houthi
Nel frattempo, le ostilità tra Arabia Saudita e i ribelli Houthi si intensificano. L’Arabia Saudita ha riavviato a regime ridotto l’oleodotto Est-Ovest after una chiusura di quasi dieci giorni, contribuendo a far scendere il prezzo del Brent sotto i 100 $ al barile. Gli attacchi sauditi sulla città yemenita di Mokha hanno provocato sei vittime civili, mentre gli Houthi hanno consolidato il controllo di aree chiave del Bab el-Mandeb, minacciando la libertà di navigazione.
Azioni dei Paesi del G7 e degli alleati occidentali
I ministri degli Esteri del G7 hanno inviato una nota critica agli Houthi, chiedendo la cessazione immediata di tutte le azioni contro il traffico marittimo. Il Regno Unito, attraverso il primo ministro Andy Burnham, ha confermato il suo supporto al rifornimento in volo degli aerei sauditi impegnati in difesa. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente russo Vladimir Putin hanno, in un incontro parallelo, sottolineato la necessità di una soluzione diplomatica alla crisi.
Interventi italiani e prospettive di un nuovo dialogo
Il vicepremier italiano Antonio Tajani, presente a New York, ha dichiarato la completa disponibilità dell’Italia a facilitare la diplomazia tra Washington e Teheran, sperando in un “cessate il fuoco” che permetta la riapertura di Hormuz. Il presidente americano ha promesso un nuovo incontro tra le delegazioni iraniana e statunitense nei prossimi giorni, mentre il ministro della Sicurezza iraniano Mohsen Rezaei ha ribadito che, oltre alle tre condizioni già citate, l’Iran è pronto a una risposta più dura in caso di ulteriori attacchi americani.
Riflessi economici e costi della guerra
Il conflitto in corso ha già gravato sul bilancio statunitense con un costo stimato di oltre 45 miliardi di dollari, cifra notevolmente superiore alle precedenti previsioni del Congresso. Parallelamente, le esplosioni registrate vicino all’aeroporto internazionale King Khalid di Riyad hanno provocato gravi disagi al traffico aereo, mentre in Yemen le ostilità hanno causato 48 morti in appena 24 ore.
Prospettive di una sicurezza mediorientale più autonoma
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, intervenendo in una tavola rotonda virtuale in Indonesia, ha sostenuto che la sicurezza sostenibile del Medio Oriente non può essere imposta dall’esterno e ha invitato a un ritorno al multilateralismo. Ha inoltre espresso la convinzione che la crescita di tensioni militari sia la conseguenza di una mancanza di dialogo, proponendo che la stabilità possa essere garantita solo attraverso la cooperazione regionale e il rispetto reciproco.


