Cronicità e differenze generazionali: ostacoli alla salute dei Millennial

I dati di Elma Research mostrano come la generazione più informata sia anche quella che incontra più ostacoli per vivere in salute.

Al X congresso nazionale della Fondazione Onda ETS è stata presentata un’indagine di Elma Research che ha coinvolto 1.000 intervistati: 640 appartenenti alla coorte dei Boomer (65-75 anni) e 360 Millennial (30-45 anni). Lo studio ha messo in luce un curioso paradosso generazionale i giovani dimostrano una maggiore consapevolezza preventiva, ma incontrano più difficoltà a tradurre tale conoscenza in comportamenti concreti.

Il divario tra consapevolezza e pratica nei Millennial

Il 80% dei Millennial ritiene fondamentale porre le basi per un invecchiamento sereno entro i 40 anni, contro il 55% dei Boomer. Nonostante questa percezione, negli ultimi dodici mesi gli intervistati tra i 30 e i 45 anni hanno dichiarato di aver ridotto l’impegno verso alimentazione equilibrata, attività fisica, igiene del sonno e controlli preventivi. Il 65% lavora a tempo pieno e segnala costi, stress e mancanza di tempo come le principali barriere. Inoltre, la ricerca evidenzia un cambiamento nei canali di informazione: il medico resta il riferimento principale, ma l’influenza dei web-social è raddoppiata (34% contro il 17% dei Boomer), così come il ricorso allo psicologo con un aumento del 62% nei consulti dal 2018 al 2024.

Citazioni dei protagonisti

Francesca Merzagora, presidente della Fondazione Onda ETS, ha sottolineato: “La generazione più consapevole è anche quella che incontra più difficoltà a fare spazio alla prevenzione. È necessario cambiare il discorso da informazione ad attivazione, con politiche pubbliche e welfare aziendale flessibili e non colpevolizzanti.” Il CEO di Elma Research, Massimo Massagrande, ha aggiunto: “I Boomer mantengono un progetto di vita attivo nonostante le cronicità, mentre i Millennial faticano a tradurre la loro consapevolezza in azioni concrete perché il presente li assorbe.”

Booster di benessere: il punto di vista dei Boomer

Nonostante l’82% dei partecipanti della fascia d’età 65-75 riporti almeno una patologia cronica, i Boomer mostrano un più alto grado di soddisfazione per la salute mentale, l’autonomia e la capacità di realizzare i propri progetti. Per loro, benessere significa conservare indipendenza e continuità. Inoltre, sette su dieci Boomer continuano a gestire la casa e a curare familiari, rivelandosi una risorsa attiva per le comunità. Questa prospettiva è riassunta da Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia: La prevenzione non può iniziare quando la malattia è già presente; i Millennial sanno che occorre agire presto, ma i dati sui Boomer dimostrano quanto la tempestività possa fare la differenza nel tempo.”

Implicazioni per salute mentale e cronicità

Le statistiche mostrano che nelle principali malattie croniche la prevalenza di ansia e depressione varia dal 20% al 40%, crescendo ulteriormente con l’aumento del dolore e della disabilità. Una meta-analisi del 2025 pubblicata su JAMA Network Open che ha analizzato oltre 347.000 pazienti, ha rilevato depressione nel 39,3% e ansia nel 40,2% dei casi, con percentuali superiori al 50% nella fibromialgia, soprattutto nelle donne.

Prospettive per la politica della longevità

Il congresso, che si svolge online il 23 e 24 settembre, riunisce clinici, ricercatori, decisori istituzionali e rappresentanti delle imprese per definire strategie volte a migliorare la qualità dell’assistenza senza aumentare le disuguaglianze. Tra i temi trattati vi sono la prevenzione delle cronicità, la sostenibilità dei servizi sanitari, la salute del cervello, l’obesità, l’oncologia, la salute sessuale e riproduttiva, la fragilità e l’aderenza terapeutica. L’obiettivo dichiarato è trasformare la consapevolezza in azioni concrete, riducendo le barriere economiche e temporali che ostacolano i Millennial e valorizzando il ruolo attivo dei Boomer nella vita familiare e comunitaria.

Scritto da Roberto Capelli

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