Durante il plenipotenziario dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato l’inviato americano Steve Witkoff. L’incontro, tenutosi a margine della sessione, è stato utilizzato da Teheran per tracciare le proprie richieste fondamentali al fine di riaprire il Stretto di Hormuz una via strategica per il commercio energetico mondiale.
Le richieste di Teheran a Washington
Araghchi ha elencato tre condizioni imprescindibili: la revoca immediata del blocco navale imposto dagli Stati Uniti il sblocco veloce di tutti i beni iraniani attualmente congelati e la fine di ogni forma di guerra, su tutti i fronti, sostenuta dalla resistenza iraniana. L’obiettivo, secondo il ministro, è garantire la libertà di navigazione nello Stretto, ridurre le pressioni economiche e ripristinare la stabilità nella regione del Golfo.
Dettagli sulla prima condizione
Il blocco navale USA instaurato nel contesto delle sanzioni economiche, ha limitato l’accesso a navi commerciali iraniane e ha aumentato la tensione nel tratto marittimo. Teheran sostiene che la rimozione di tale restrizione sia essenziale per evitare incidenti e per mantenere fluido il flusso del petrolio verso i mercati internazionali.
Reazioni statunitensi e la retorica di Trump
Nel frattempo, il presidente Donald Trump, intervenuto al podio dell’ONU, ha rivolto un messaggio diretto a Mosca chiedendo la fine della guerra in Ucraina, ma ha riservato un “ultimatum” all’Iran: “o accettiamo un accordo dopo le midterm, o lo annientiamo”. Il leader americano ha inoltre definito Cuba “uno Stato fallito” e ha minacciato l’uso della “potenza militare” per contrastare i cartelli della droga in America Latina.
Le dichiarazioni di Trump sono state accolte dalle forze armate iraniane, che hanno avvertito il loro comando supremo di preparare “colpi più duri, devastanti e imprevedibili” contro gli aggressori. L’atteggiamento aggressivo degli USA ha aumentato le preoccupazioni a Baghdad, dove le milizie Houthi, sostenute da Teheran, hanno intensificato la loro presenza sul territorio iracheno in stretta collaborazione con Hezbollah libanese.
Altre tensioni nella regione e impatti sui mercati
Il conflitto Iran-Stati Uniti ha avuto ripercussioni anche sui prezzi del petrolio: i future sul Brent sono scesi sotto i 99 dollari al barile, mentre il WTI ha registrato un calo del 1,5 %. Parallelamente, il Pentagono ha comunicato che il numero dei soldati americani uccisi nel conflitto contro Teheran è salito a 19, segnando un incremento di una vittima rispetto al conteggio precedente.
Nel frattempo, le forze armate saudite hanno subito la perdita di un drone di ricognizione sopra la città yemenita di Al-Mukha, abbattuto dalle truppe yemenite. L’evento evidenzia il coinvolgimento di molteplici attori nella zona del Golfo, dove le dinamiche di potere si intrecciano fra Iran, Arabia Saudita, Stati Uniti e gruppi militanti locali.
Infine, il ministro francese ha criticato gli Stati Uniti per le violazioni dei diritti umani, accusandoli di silenzio di fronte ai crimini contro il popolo iraniano, mentre la Francia stessa rimane impegnata in discussioni sulla situazione di Gaza. Le tensioni diplomatiche, le minacce militari e l’instabilità dei mercati energetici mostrano come la questione del Stretto di Hormuz continui a rappresentare un punto nevralgico nelle relazioni internazionali attuali.


