Anziani attivi: il segreto per un invecchiamento cognitivo sano

Una ricerca pubblicata su Neurology mostra che gli anziani con un'andatura veloce, chiamati Super Movers, hanno un rischio inferiore del 50% di deterioramento cognitivo.

La velocità con cui camminiamo potrebbe rivelare molto di più di quanto pensiamo. Uno studio recente pubblicato su Neurology ha scoperto che gli anziani con un’andatura particolarmente veloce, definiti Super Movers presentano un rischio significativamente inferiore di deterioramento cognitivo.

I ricercatori hanno analizzato oltre 3.900 persone di età superiore agli 80 anni, identificando un gruppo di individui con una velocità di deambulazione superiore alla media per età e sesso. Questi Super Movers non solo camminano più velocemente, ma mostrano anche un declino cognitivo molto più contenuto rispetto ai loro coetanei.

I benefici cognitivi dei Super Movers

Nel corso di un follow-up di 3-5 anni, i Super Movers hanno mostrato un rischio di deterioramento cognitivo inferiore del 50% rispetto agli anziani con un’andatura più lenta. Inoltre, hanno dimostrato un declino significativamente minore nella memoria, nella velocità di elaborazione delle informazioni, nelle funzioni esecutive e nella performance cognitiva globale.

Uno dei dati più interessanti riguarda il volume dell’ippocampo destro una struttura cerebrale fondamentale per la memoria e l’apprendimento. I Super Movers possiedono un volume maggiore di questa area cerebrale, suggerendo una possibile connessione tra attività fisica e salute del cervello.

La resilienza cognitiva dei Super Movers

Un aspetto sorprendente dello studio è che i Super Movers non sembrano sviluppare meno lesioni cerebrali rispetto agli altri anziani. Tuttavia, il loro cervello sembra essere più resiliente, riuscendo a tollerare meglio le alterazioni tipiche delle demenze neurodegenerative. Questo concetto è noto come riserva cognitiva o resilienza cognitiva.

Non è ancora chiaro se camminare velocemente prevenga direttamente la demenza o se un cervello biologicamente più sano permetta di mantenere anche una migliore efficienza motoria. Probabilmente, il rapporto è bidirezionale: un cervello sano favorisce un passo più rapido e, allo stesso tempo, l’attività fisica contribuisce a mantenere efficiente il cervello.

La camminata come indicatore di salute

La velocità del cammino rappresenta oggi uno dei parametri più semplici e informativi che un medico possa osservare durante una visita. Bastano pochi metri percorsi a passo abituale per ottenere indicazioni preziose sullo stato di salute globale dell’anziano. Non è un caso che numerose linee guida internazionali considerino ormai la velocità del passo un vero e proprio segno vitale dell’invecchiamento.

Il messaggio pratico che emerge da questo lavoro è estremamente incoraggiante. Non è necessario diventare atleti né cimentarsi in allenamenti estenuanti. È invece fondamentale mantenere il piacere e l’abitudine del movimento quotidiano, cercando, quando le condizioni fisiche lo consentono, di camminare con un passo deciso e regolare.

Il movimento rappresenta solo uno degli elementi dell’invecchiamento di successo. Il controllo della pressione arteriosa, del diabete, del colesterolo, una dieta equilibrata, un sonno di buona qualità, la stimolazione cognitiva e la partecipazione alla vita sociale rimangono pilastri altrettanto importanti per preservare la salute del cervello.

Osservare come cammina una persona anziana può fornire informazioni preziose anche sul futuro delle sue funzioni cognitive. Continuare a muoversi ogni giorno potrebbe rappresentare un investimento non solo per il cuore e per i muscoli, ma anche per il cervello.

Scritto da Roberto Capelli

Sanità, Salutequità: “A 2 anni da legge liste attesa solo 2 Regioni adempienti su tempi massimi”

Tomografia computerizzata, raccomandazioni di Sirm e Aiom per oncologi e radiologi