Frequenza cardiaca: come si calcola e perchè è utile farlo?

A cosa serve calcolare la frequenza cardiaca e perchè è così utile? Definizione e metodologia della misurazione della frequenza cardiaca

Prendersi cura del cuore, oggi è fondamentale, perché attuare misure di prevenzione per disturbi cardiovascolari, consente di ridurre notevolmente la probabilità di andare incontro a patologie come infarti o ictus, che possono comportare effetti invalidanti duraturi.
Calcolare la frequenza cardiaca è una buona abitudine di prevenzione, ottima per la propria salute, richiede poco tempo e può anche essere effettuata in autonomia, mediante l’ausilio di determinate e comprovate manovre di misurazione del battito cardiaco.

Ecco quindi alcuni consigli su come farlo nel modo corretto.

Come calcolare la frequenza cardiaca?

La frequenza cardiaca è rappresentata dal numero di battiti che il cuore compie ogni minuto, mandando in circolo il sangue e dunque l’ossigeno ad ogni pulsazione. Ovviamente la frequenza cardiaca non va confusa con la pressione, che riguarda la pressione del sangue sulle pareti dei vasi sanguigni quali arterie, vene e capillari.

Quando la frequenza cardiaca è troppo alta o veloce, superando i 100 bpm al minuto, ci si trova in presenza di tachicardia, se invece è troppo bassa, o lenta, quindi inferiore a 60 bpm a riposo, si parla di bradicardia.

La frequenza cardiaca ottimale per un adulto a riposo è rappresentata dal valore di 60-100 bpm, secondo l’America Heart Association.

Frequenza cardiaca. Misurazione

La frequenza cardiaca può essere misurata autonomamente mediante una serie di manovre dai risultati comunque affidabili. L’obiettivo di queste manovre è quello di individuare la pulsazione periferica arteriosa che può essere controllata in qualsiasi parte del corpo in cui la pressione viene trasmessa alla superficie; ai fini della rilevazione della frequenza cardiaca si esercita una leggera pressione con il dito indice e medio in punti come il collo, in corrispondenza dell’angolo della mandibola e delle arterie carotidi, punto di pressione preferibile soprattutto nei casi di pazienti con fibrillazione, con battito irregolare.

I punti più indicati per la misurazione della frequenza cardiaca però sono l’arteria ulnare, l’arteria brachiale, posta sotto il muscolo bicipite, quella femorale, situata nell’area inguinale, l’arteria tibiale posteriore, l’arteria poplitea situata dietro il ginocchio, l’aorta addominale situata sopra l’addome, l’arteria dorsalis pedis, l’arteria temporale superficiale, l’arteria facciale e l’arteria auricolare posteriore.

Fattori che influenzano la frequenza cardiaca

Epinefrina e norepinefrina

La frequenza cardiaca può essere influenzata dalla presenza massiccia di questi due ormoni che hanno lo stesso effetto, legandosi ai recettori adrenergici.

Un rilascio massiccio di questi due ormoni, accoppiati alla stimolazione simpatica, può indurre aritmia.

Ormoni tiroidei

L’aumento degli ormoni tiroxina (T4) e triodotironina (T3) può comportare un aumento della frequenza cardiaca e scatenare tachicardia.

Calcio

Alti livelli di calcio provocano ipercalcemia e possono portare ad un arresto cardiaco.

Caffeina e nicotina

La frequenza cardiaca può essere influenzata da questi due stimolanti del sistema nervoso. La nicotina infatti stimola l’attività dei neuroni simpatici che trasmettono impulsi al cuore.

Effetti dello stress

Lo stress e la paura incidono particolarmente sulla frequenza cardiaca che, come dimostrato statisticamente, cresce rispetto ad un evento imprevisto o pauroso.

Scritto da Maria Pia Tortora
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