Come i farmacisti stanno affrontando l’impatto ambientale del settore farmaceutico

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, l’International Pharmaceutical Federation ha evidenziato il ruolo cruciale dei farmacisti nel contrastare il cambiamento climatico.

In un mondo sempre più consapevole dell’impatto ambientale, anche il settore farmaceutico deve affrontare sfide significative. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente dello scorso giugno, l’International Pharmaceutical Federation (FIP) ha organizzato un webinar per discutere del ruolo cruciale dei farmacisti nella promozione di pratiche sostenibili e nell’accesso ai farmaci.

Lucas Ercolin, farmacista umanitario ha condiviso riflessioni profonde sulle crisi legate al clima e sull’accesso ai medicinali, sottolineando l’importanza di sistemi sanitari resilienti durante le emergenze.

L’impatto ambientale del settore farmaceutico

Ercolin ha evidenziato come l’impronta ambientale della filiera farmaceutica sia particolarmente rilevante nei Paesi a più alto reddito. La produzione di un farmaco può coinvolgere diverse fasi e luoghi, aumentando significativamente le emissioni di CO₂. Ad esempio, un principio attivo può essere prodotto in Cina e poi trasportato negli Stati Uniti con un consumo energetico e un impatto ambientale considerevoli.

«Garantire la continuità dell’approvvigionamento e l’accesso ai medicinali implica un impatto ambientale difficilmente eliminabile», ha osservato Ercolin. Le emissioni non derivano solo dalla logistica, ma anche dagli imballaggi, dalle materie prime e dai processi di sintesi farmaceutica, che spesso fanno ancora affidamento su derivati del petrolio.

Innovazione tecnologica e resilienza

Un altro aspetto cruciale riguarda l’innovazione tecnologica in farmacia. Ercolin ha sottolineato come il settore continui a evolvere attraverso soluzioni avanzate, ma con una crescente dipendenza dalla tecnologia. Molte di queste innovazioni contribuiscono ad aumentare le emissioni di CO₂ e l’impatto ambientale, sia nella fase di produzione sia durante l’utilizzo.

La formazione dei futuri farmacisti non dovrebbe limitarsi all’apprendimento delle tecnologie più avanzate, ma includere competenze di tipo low-tech indispensabili per operare efficacemente quando le risorse sono limitate o indisponibili. «Non è più sufficiente saper lavorare in condizioni ottimali. La sfida consiste nel prepararsi a intervenire anche quando gli eventi climatici estremi compromettono infrastrutture, servizi e disponibilità di risorse», ha affermato Ercolin.

La dipendenza dalla tecnologia

Ercolin ha poi discusso della crescente dipendenza dalla tecnologia, evidenziando come le farmacie automatizzate e robotizzate rappresentino uno degli esempi più avanzati di innovazione in farmacia. Tuttavia, la loro efficacia presuppone la disponibilità continua di energia elettrica, connessioni di rete, manutenzione e una filiera di approvvigionamento efficiente.

«Eventi estremi, come un’alluvione o un’interruzione della fornitura elettrica, possono compromettere rapidamente il funzionamento di queste infrastrutture», ha dichiarato Ercolin. Una dipendenza eccessiva dalla tecnologia rischia di trasformarsi in un elemento di fragilità. Oltre all’impatto ambientale legato alla produzione, al funzionamento e alla manutenzione delle apparecchiature, occorre considerare che molti sistemi richiedono reagenti dedicati, componenti specifici e materiali di consumo forniti da particolari produttori.

Secondo il farmacista umanitario, la formazione dovrebbe Prepararsi a una crisi significa saper garantire la continuità dell’assistenza anche quando vengono meno le risorse, le infrastrutture e le tecnologie normalmente disponibili.

Scritto da Roberto Capelli

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