Due casi eccezionali di interventi aortici: le storie di Matilde e della paziente di Lecco

Due donne, due storie di coraggio e di medicina all'avanguardia. A Milano, un intervento senza precedenti su una donna incinta di 22 settimane. A Lecco, un'operazione rischiosa su una paziente con gravi problemi polmonari.

La medicina continua a stupire con interventi sempre più complessi e rischiosi, che salvano vite umane in situazioni estreme. Due casi recenti, uno a Milano e uno a Lecco, dimostrano come la collaborazione tra specialisti e l’uso di tecnologie avanzate possano fare la differenza.

In entrambi i casi, le pazienti erano affette da gravi patologie aortiche, ma le circostanze che hanno reso necessari gli interventi erano molto diverse. A Milano, una donna incinta di 22 settimane ha subito una dissecazione acuta dell’aorta, una condizione che mette a rischio la vita sia della madre che del feto. A Lecco, una paziente di 74 anni con gravi problemi polmonari è stata operata per una rara patologia dell’arco aortico.

L’intervento senza precedenti all’ospedale Niguarda di Milano

La storia di Matilde, nome di fantasia, è un esempio di come la medicina possa affrontare situazioni estreme. A 22 settimane di gravidanza, la donna ha subito una dissecazione acuta dell’aorta una lacerazione dell’arteria principale che può essere fatale. Gli specialisti dell’ospedale Niguarda di Milano hanno deciso di operare mantenendo il feto in utero per far proseguire la gestazione il più possibile.

“Mamma e bimbo stanno bene – spiegano dall’ospedale – e sono la testimonianza di un intervento che ha pochissimi esempi simili nella letteratura scientifica internazionale.” L’operazione, durata 7 ore, è stata eseguita da un’équipe multidisciplinare composta da ginecologi, cardiochirurghi e neonatologi.

“Si è verificata una gravissima condizione cardiaca a rischio immediato di vita per la paziente e quindi anche del feto – racconta Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia al Niguarda di Milano – condizione che richiedeva l’esecuzione immediata di un complesso intervento cardiochirurgico.” Secondo i neonatologi, però, era troppo presto per far nascere il bambino. “Bisognava intervenire sull’aorta facendo di tutto per far comunque proseguire la gravidanza” aggiunge Alice Proto, responsabile della Struttura Semplice Neonato e Lattante Critico.

Raggiunta la 34esima settimana di gestazione, è stato effettuato il taglio cesareo. Oggi, dopo tre mesi, madre e figlio stanno bene.

L’operazione rischiosa all’ospedale Manzoni di Lecco

A Lecco, un’altra storia di successo ha visto come protagonista una paziente di 74 anni affetta da una rara patologia dell’arco aortico. La donna, che soffriva anche di gravi problemi polmonari, era stata inizialmente rifiutata per l’intervento a causa del rischio elevato. Tuttavia, gli specialisti dell’ospedale Manzoni di Lecco hanno deciso di procedere con un’operazione ad alto rischio.

“L’arteria stava per cedere, ma nessuno voleva operarla perché soffriva anche di gravi problemi polmonari. La sua condizione era praticamente una sentenza capitale con l’importante vaso sanguigno che stava per esplodere come una bomba a orologeria e i polmoni al limite del collasso.” Gli chirurgi vascolari dell’ospedale di Lecco hanno tuttavia deciso lo stesso di intervenire, nonostante la possibilità che morisse sotto i ferri. Non un azzardo, né una roulette russa, ma un rischio perfettamente calcolato.

Grazie alla decisione degli specialisti di Chirurgia vascolare dell’Alessandro Manzoni, la paziente è stata dimessa nel giro di una settimana. Per salvarla le è stato impiantato un nuovo Hector Multi-branched Thoracic Stent Graft System, un innovativo dispositivo endovascolare. È stato il terzo intervento del genere eseguito in tutta Italia.

L’intervento è stato realizzato dagli specialisti dell’Aortic team dell’ospedale di Lecco: i vascolari Giovanni Rossi, Alessandro Molinari, Sara Segreti, Marco Ferraresi, Moad Al Aidroos e Janko Jovanovic; i radiologi Giovanni Leati e Paolo Faccioli; gli anestesisti Pietro Carboni e Lisa Tizzoni; gli infermieri Claudia Zucchi, Denise Ricchieri, Graziana Marrese e Alice Menaballi.

“Questo risultato è il frutto di un lavoro multidisciplinare e di un percorso che negli anni ha portato il nostro ospedale ad essere all’avanguardia nell’utilizzo delle tecnologie più innovative per il trattamento mini-invasivo delle patologie aortiche – spiega Giovanni Rossi, direttore del dipartimento Cardio-toraco-cascolare dell’Asst di Lecco e primario di Chirurgia vascolare -. L’introduzione di questa nuova tecnologia completa ulteriormente l’offerta terapeutica per i pazienti con patologie dell’arco aortico e conferma la Chirurgia vascolare dell’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco come un centro di riferimento nazionale in questo ambito.”

Scritto da Emanuele Galli

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