Durante una puntata de La Volta Buona il talk show condotto da Caterina Balivo su Rai1, Eva Grimaldi ha condiviso i dettagli del suo improvviso ricovero d’urgenza. L’attrice, nota per essersi sottoposta in passato a un intervento di mastoplastica additiva ha descritto un dolore persistente sotto l’ascella, un gonfiore anomalo e la sensazione che la protesi si fosse spostata. La situazione è peggiorata rapidamente, costringendola a un intervento chirurgico poco prima di una partenza per la Norvegia con la moglie Imma Battaglia.
Questa testimonianza ha portato l’attenzione su una complicanza nota in chirurgia plastica legata alla presenza di impianti mammari. La contrattura capsulare o capsulite mammaria è una reazione fibrotica che può verificarsi dopo l’inserimento di protesi, sia per scopi estetici che ricostruttivi post-oncologici.
Cosa è la contrattura capsulare della protesi al seno?
La contrattura capsulare è una risposta biologica anomala del corpo a un corpo estraneo, come una protesi mammaria. Dopo l’inserimento dell’impianto, il sistema immunitario forma una membrana fibrosa intorno ad esso. In condizioni normali, questa membrana rimane morbida ed elastica. Tuttavia, in alcuni casi, il tessuto cicatriziale si ispessisce e si contrae, causando dolore e deformità.
È importante sottolineare che non si tratta di un rigetto immunologico classico, ma di una reazione fibrotica locale. La capsula che si forma intorno alla protesi può diventare rigida e comprimere l’impianto, causando sintomi fastidiosi e visibili.
Sintomi e classificazione della contrattura capsulare
I sintomi della contrattura capsulare possono manifestarsi in modo graduale e includono:
- Indurimento progressivo del tessuto mammario, che diventa rigido e compatto al tatto;
- Dolore continuo che può variare da un leggero indolenzimento a fitte acute;
- Deformità estetica con la protesi che tende a salire verso la clavicola;
- Asimmetria mammaria con un seno che appare diverso dall’altro;
- Ridotta mobilità dell’impianto, che risulta fisso al torace;
- Rugosità cutanee con pieghe e grinze visibili sulla pelle;
- Tensione cutanea con una sensazione di pelle che tira.
Per valutare la gravità della contrattura capsulare, i medici utilizzano la classificazione di Baker, che divide la condizione in quattro gradi:
- Grado I il seno è morbido e dall’aspetto naturale;
- Grado II il seno è leggermente più sodo, ma senza deformità visibili;
- Grado III il seno è marcatamente duro e presenta deformità visibili;
- Grado IV il seno è duro come pietra, visibilmente distorto e causa dolore acuto.
Cause e fattori di rischio
Le cause della contrattura capsulare sono legate a una reazione infiammatoria cronica del sistema immunitario. Tra i principali fattori di rischio ci sono:
- Infezioni post-operatorie o contaminazioni batteriche durante l’intervento;
- Formazione di ematomi o sieromi attorno alla protesi;
- Radioterapia sulla parete toracica, che aumenta drasticamente il rischio;
- Rottura o micro-fessurazione dell’impianto;
- Posizionamento sottoghiandolare della protesi;
- Utilizzo di protesi a superficie liscia
- Fumo di sigaretta che riduce l’ossigenazione dei tessuti;
- Precedenti episodi di contrattura capsulare;
- Patologie autoimmuni con tendenza alla fibrosi;
- Traumi fisici al torace dopo l’operazione.
La radioterapia e le complicanze emorragiche immediate sono tra i fattori che maggiormente favoriscono la reazione fibrotica.
Diagnosi e trattamenti
La diagnosi della contrattura capsulare avviene attraverso un’attenta ispezione visiva e palpazione manuale dei seni. Gli esami strumentali, come l’ecografia mammaria e la risonanza magnetica, forniscono dettagli anatomici indispensabili.
Le opzioni di trattamento variano a seconda della gravità del quadro clinico. Per i gradi lievi (I e II), è sufficiente un monitoraggio periodico. Per i gradi avanzati (III e IV), l’intervento chirurgico è indispensabile. Le principali tecniche includono:
- Capsulectomia totale o parziale con la rimozione della capsula fibrosa;
- Sostituzione dell’impianto con l’inserimento di una nuova protesi;
- Cambio del piano anatomico spostando la protesi in una tasca sottomuscolare;
- Impiego di matrici dermiche acellulari per rinforzare la tasca protesica.
La combinazione di capsulectomia totale, sostituzione della protesi e passaggio al piano sottomuscolare offre la più alta percentuale di successo a lungo termine.
Prevenzione e prognosi
Non è possibile garantire una prevenzione assoluta, ma l’adozione di rigorosi protocolli operatori e comportamentali può minimizzare i fattori scatenanti. Tra le misure preventive ci sono:
- Tecnica chirurgica minuziosa per evitare micro-sanguinamenti;
- Posizionamento sottomuscolare della protesi;
- No-touch technique per evitare contaminazioni batteriche;
- Lavaggio abbondante della tasca periprotesica con soluzioni antibiotiche;
- Utilizzo di protesi di ultima generazione
- Sospensione del fumo di sigaretta;
- Evitare sforzi muscolari eccessivi durante la guarigione.
La prognosi dipende dalla precocità dell’intervento e dall’accuratezza della procedura chirurgica. La contrattura capsulare può recidivare, ma esistono numerosi trattamenti conservativi e non invasivi per risolvere il problema.


