La sepsi è una condizione medica grave che può derivare da infezioni batteriche, fungine o virali. Quando il corpo risponde in modo eccessivo a un’infezione, può danneggiare i propri tessuti e organi, portando a una sindrome potenzialmente mortale. In Italia, si stima che ogni anno circa 250.000 persone siano colpite da sepsi, con un numero di decessi che varia tra 50.000 e 70.000.
In occasione della Giornata mondiale della sepsi del 13 settembre, diverse organizzazioni sanitarie hanno sottolineato l’importanza di riconoscere tempestivamente i segnali di allarme. La Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) ha lanciato un appello per fare della sepsi una priorità nazionale, attraverso una sorveglianza affidabile, campagne informative e percorsi assistenziali dedicati.
L’importanza del tempo nella gestione della sepsi
Come nell’infarto e nell’ictus, anche nella sepsi il tempo è vita. Ogni minuto conta e ogni ritardo nel riconoscimento e nell’avvio delle cure appropriate può ridurre le possibilità di sopravvivenza. La sepsi può evolvere rapidamente, portando allo shock settico, all’insufficienza di più organi e, in alcuni casi, alla morte.
Secondo gli esperti, durante un’infezione, la comparsa di difficoltà respiratoria, confusione, marcata sonnolenza, pressione bassa, riduzione delle urine o un rapido peggioramento generale richiede una valutazione urgente. La Cristina Mussini presidente della Simit, e Ivan Gentile componente del Direttivo, hanno sottolineato che la sepsi è una sindrome tempo-dipendente e che il riconoscimento precoce dei segnali d’allarme è il primo passo per salvare vite.
I numeri della sepsi in Italia e nel mondo
Un’analisi del Global Burden of Disease pubblicata nel 2025, ha stimato per il 2021 166 milioni di episodi di sepsi e 21,4 milioni di decessi associati, quasi un terzo di tutte le morti mondiali. In Italia, si calcolano 250.000 casi di sepsi ogni anno, con un numero di decessi che varia tra 50.000 e 70.000.
La sepsi è una condizione che può colpire chiunque, ma è più frequente in neonati, bambini, anziani e persone con Malattie croniche o altre condizioni che indeboliscono il sistema immunitario. In Europa, la sepsi colpisce circa 377 persone ogni 100.000 abitanti all’anno, un’incidenza superiore a quella di infarto del miocardio e ictus cerebrale.
In occasione della Giornata mondiale della sepsi, Cittadinanzattiva ha realizzato un position paper in cui chiede protocolli uniformi e continuità assistenziale. Il documento nasce da un’indagine condotta tra il 29 e il 31, che ha raccolto le risposte di 172 professionisti sanitari.
Le criticità più segnalate dai sanitari includono la mancanza di percorsi uniformi e condivisi, indicata dal 55% dei professionisti per la sepsi e dal 41,9% per lo choc settico. Inoltre, il 35,3% degli intervistati dichiara che nella propria struttura non esiste alcun protocollo aziendale specifico per la diagnosi della sepsi.
Il position paper formula alcune raccomandazioni, tra cui la standardizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali a livello nazionale, la garanzia di continuità assistenziale H24, l’istituzione di percorsi strutturati di follow-up per i sopravvissuti alla sepsi e allo shock settico, e il potenziamento della diagnostica microbiologica e delle tecnologie di diagnosi rapida.
La sepsi è un’emergenza sanitaria che richiede interventi tempestivi e una gestione efficace. Riconoscere i segnali d’allarme e avviare le cure appropriate può fare la differenza tra la vita e la morte. È fondamentale che le istituzioni e i professionisti sanitari lavorino insieme per migliorare la gestione della sepsi e salvare vite umane.


