Molti chi soffre di sensazione di stomaco in fiamme, peso e difficoltà digestiva ricorrono subito alla diagnosi di gastrite e acquistano antiacidi o rimedi da banco. Spesso il sollievo è temporaneo, perché i sintomi possono derivare da disturbi diversi. Il direttore di Gastroenterologia e endoscopia digestiva dell’Asst Crema, Guido Manfredi ricorda che “gastrite non è semplicemente dolore o bruciore allo stomaco”.
Secondo l’esperto, molte delle lamentele catalogate come gastrite sono in realtà reflusso gastroesofageodispepsia funzionale o altre patologie digestive. L’automedicazione ritarda la corretta individuazione e, Il primo passo è sempre quello di riferire in modo dettagliato i propri sintomi al medico di medicina generale.
Dispepsia funzionale: sintomi, diffusione e trattamenti
La dispepsia funzionale è la causa più frequente di disturbi digestivi nella popolazione, soprattutto tra le donne. Uno studio italiano del 2026 pubblicato su Internal and Emergency Medicine ha evidenziato che il 9,1% degli italiani – più di cinque milioni di persone – ne è affetto. I sintomi tipici includono una digestione lenta nonostante un’alimentazione corretta, senso di “addome globoso”, frequente eruttazione, dolore nella parte superiore dell’addome, pienezza precoce ingiustificata dalla quantità di cibo ingerita e talvolta inappetenza.
Strategie terapeutiche consigliate
Poiché all’endoscopia gli organi appaiono normali, la cause esatta rimane sconosciuta. Lo stress, le abitudini di vita e fattori ambientali possono aggravare il quadro. Il trattamento può prevedere antiacidi, farmaci che riducono il gonfiore, fermenti lattici per migliorare il microbiota intestinale e procinetici – anche naturali – per favorire lo svuotamento gastrico. In alcuni casi si ricorre agli inibitori di pompa protonica (omeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, rabeprazolo).
Reflusso gastroesofageo: quando preoccuparsi
Il reflusso gastroesofageo interessa circa il 26% della popolazione italiana. Il meccanismo di base è la risalita dei succhi gastrici nell’esofago, spesso a causa di un’ernia iatale – uno scivolamento della porzione superiore dello stomaco che impedisce la chiusura efficace del cardias. I segnali più comuni sono bruciore alla bocca dello stomaco, dolore retrosternale, eruttazioni, gusto amaro in bocca, fastidio a gola e al collo. Sintomi più atipici, quali cambiamenti della voce, mal di gola, tosse secca o irritazione delle corde vocali, possono comparire in seguito.
Interventi farmacologici
Riferire questi sintomi al medico è fondamentale per avviare una terapia con inibitori di pompa protonica di cui l’omeprazolo è il capostipite. Talvolta si associano sciroppi antiacido, particolarmente utili quando il reflusso è accompagnato da bile, che presenta un pH molto diverso dal succo gastrico.
Gastrite: forme, diagnosi e terapie più recenti
Tra i segni tipici della gastrite troviamo nausea, vomito, bruciore nella parte alta dello stomaco, perdita di appetito e sazietà precoce. Le forme più gravi – erosive o emorragiche – possono portare a feci nere, vomito ematico o sanguinamento gastrico, segnali da comunicare immediatamente. La diagnosi si basa sull’endoscopia, che rivela una mucosa arrossata e iperemica nelle forme acute. La gastrite cronica, invece, può essere asintomatica ma richiede monitoraggio per il rischio di complicanze.
Il Helicobacter pylori è la causa più frequente, presente nel 15-50% della popolazione a seconda dell’area geografica. Il batterio si trasmette tramite mani, cibi o acqua contaminati da residui fecali, oppure per contatto con saliva o vomito di una persona infetta. Una buona igiene delle mani e norme sanitarie adeguate sono essenziali per prevenirne la diffusione. Il trattamento prevede antibiotici associati a inibitori di pompa protonica. Altri fattori scatenanti sono farmaci anti-infiammatori non steroidei (acido acetilsalicilico, ibuprofene, ketoprofene, indometacina) e, meno frequentemente, lo stress fisiologico dovuto a interventi chirurgici o traumi.
Gastrite autoimmune e rischio oncologico
Nel 0,3-3% dei pazienti la gastrite ha origine autoimmune il sistema immunitario attacca per errore le cellule parietali della mucosa gastrica. Questa condizione può coesistere con altre patologie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto, e aumenta il rischio di carenze di vitamina B12 e ferro, nonché di tumori neuroendocrini gastrici. La diagnosi si effettua tramite ricerca di autoanticorpi anti-cellule parietali e endoscopia. Non esistono farmaci specifici; la gestione è basata su controlli periodici.
La gastrite cronica atrofica comporta un progressivo assottigliamento della mucosa gastrica, con possibile sviluppo di metaplasia intestinale e, in rari casi, displasia, aumentando il rischio di cancro gastrico di tre-quattro volte rispetto alla popolazione generale (incidenza annua tra 0,1% e 2%). Un attento follow-up endoscopico è l’unico modo per contenere questo pericolo.
Stile di vita e nuove opzioni terapeutiche
Una corretta alimentazione – preferibilmente basata sulla dieta mediterranea – e l’attività fisica regolare (30-60 minuti, 3-4 volte a settimana) costituiscono il miglior supporto per tutti i disturbi gastrici. È opportuno limitare cibi acidi, agrumi, bevande gassate, caffè, alcol e cibi piccanti in caso di reflusso, frazionare i pasti e evitare di sdraiarsi subito dopo aver mangiato. Il fumo, tradizionale o elettronico, peggiora il reflusso e rallenta la guarigione delle ulcere. Lo stress, attraverso l’asse cervello-intestino, può influenzare la motilità gastrica e amplificare i sintomi.
Tra le novità terapeutiche, il vonoprazan – un inibitore dell’acido a base di potassio – è già in uso in Giappone (dal 2014) e negli USA (dal 2023). Studi dimostrano una guarigione dell’esofagite da reflusso del 93%, superiore al 85% ottenuto con gli inibitori di pompa protonica tradizionali, e un tasso di eradicazione di Helicobacter pylori più elevato, anche in presenza di resistenze antibiotiche.


