Farmaci biologici rivoluzionano il trattamento di miastenia gravis e neuromielite ottica

Nuovi farmaci biologici offrono speranza per chi soffre di miastenia gravis e neuromielite ottica, riducendo infiammazione e recidive.

Le malattie autoimmuni rappresentano una sfida complessa per la medicina moderna. Tra queste, la miastenia gravis e la neuromielite ottica sono condizioni debilitanti che colpiscono il sistema nervoso. Recenti avanzamenti terapeutici, presentati al congresso annuale dell’Accademia Europea di Neurologia stanno aprendo nuove prospettive per i pazienti.

La miastenia gravis è una malattia cronica in cui il sistema immunitario produce anticorpi che interferiscono con la trasmissione dei segnali nervosi ai muscoli. La neuromielite ottica, invece, è una patologia rara che attacca i nervi ottici e il midollo spinale, causando cecità, paralisi e perdita di sensibilità. Entrambe le condizioni richiedono terapie efficaci per prevenire danni permanenti.

Farmaci biologici: una rivoluzione terapeutica

Tra i farmaci più promettenti ci sono i biologici ravulizumab ed eculizumab. Questi anticorpi monoclonali agiscono bloccando l’infiammazione e proteggendo il sistema nervoso da danni progressivi. Carmen Erra Dirigente Medico all’Unità di Neurofisiopatologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, spiega che «nella miastenia gravis, questi farmaci bloccano la cascata infiammatoria, prevenendo la debolezza muscolare e migliorando la qualità della vita».

Entrambi i farmaci “intrappolano” le proteine responsabili dell’infiammazione, proteggendo la giunzione neuromuscolare e permettendo la normale trasmissione dell’impulso nervoso. Tuttavia, differiscono per la frequenza di somministrazione: eculizumab richiede un’infusione endovenosa ogni due settimane, mentre ravulizumab, grazie a una struttura modificata, può essere somministrato ogni otto settimane, riducendo significativamente il carico terapeutico per il paziente.

Neuromielite ottica: prevenire le recidive

Per la neuromielite ottica, i farmaci biologici rappresentano un passo avanti significativo. Il loro principale beneficio è la prevenzione quasi totale delle recidive, che permette di proteggere il sistema nervoso da danni progressivi e disabilità permanente. Diego Centonze Professore di Neurologia all’Università Tor Vergata di Roma e Responsabile dell’Unità di Neurologia all’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli, conferma che «negli studi clinici, oltre il 95% dei pazienti trattati con questi farmaci è rimasto libero da ricadute per lunghi periodi di osservazione».

I benefici clinici includono la riduzione della disabilità, evitando nuovi attacchi che preservano la vista e la mobilità, e il miglioramento della qualità di vita, consentendo in molti casi di ridurre o sospendere l’uso di altre terapie immunosoppressive croniche pesanti. Questi avanzamenti terapeutici offrono nuove speranze per i pazienti affetti da queste malattie autoimmuni, migliorando significativamente la loro qualità di vita.

Scritto da Roberto Capelli

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