Fertilità e infezioni sessualmente trasmissibili: priorità per la sanità italiana

L'Italia affronta sfide cruciali nella salute riproduttiva e sessuale. Scopri le proposte per invertire la denatalità e combattere le IST.

La salute riproduttiva e sessuale rappresenta una delle sfide più pressanti per la sanità pubblica italiana. Con l’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili e la diminuzione delle nascite, è fondamentale adottare strategie mirate per garantire il benessere delle persone.

In questo contesto, l’Associazione Italiana di Fertilità e Sterilità (AIFE) ha presentato il Manifesto Fertilità 2030 un piano articolato per affrontare le problematiche legate alla fertilità e alla salute riproduttiva.

La prevenzione come pilastro della salute riproduttiva

Uno dei punti centrali del Manifesto Fertilità 2030 è la prevenzione. Carlo Alviggi, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sottolinea l’importanza di integrare la salute riproduttiva nei programmi pubblici di informazione e prevenzione.

«La risposta non può iniziare soltanto quando l’infertilità si è già manifestata», afferma Alviggi. «Serve una strategia strutturata e di lungo periodo, capace di informare nelle scuole e nei percorsi di medicina territoriale sul ruolo dell’età e sui principali fattori che possono compromettere la salute riproduttiva».

La prevenzione non può eliminare tutte le cause di infertilità, ma può favorire diagnosi più precoci e scelte maggiormente consapevoli. Nel 2026, i cicli di crioconservazione ovocitaria per ragioni non mediche comunicati al Registro nazionale della Pma sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente.

La preservazione della fertilità

Rocco Rago, Responsabile della Fisiopatologia della Riproduzione e Andrologia dell’Ospedale S. Pertini di Roma, evidenzia che la preservazione della fertilità deve entrare pienamente nei percorsi di informazione, prevenzione e tutela della salute riproduttiva.

«La preservazione della fertilità non rappresenta una garanzia di gravidanza futura né può sostituire le politiche di welfare e conciliazione», sottolinea Rago. «In situazioni selezionate e dopo un’adeguata valutazione clinica, può però offrire l’opportunità di tutelare il potenziale riproduttivo prima che l’età, una patologia o determinati trattamenti medici possano comprometterlo».

Gemma Fabozzi, embriologa clinica e tra le fondatrici di AIFE, aggiunge che la fertilità si protegge molto prima dell’ingresso in un centro di Pma. «Conoscere il ruolo del tempo biologico, promuovere la salute generale e riproduttiva e riconoscere tempestivamente i fattori di rischio può aiutare le persone ad accedere prima a una valutazione clinica e a compiere scelte più consapevoli».

Le proposte del Manifesto Fertilità 2030

Dario Ginefra, Segretario Generale di AIFE, afferma che la denatalità non è una congiuntura ma un mutamento strutturale. «Nel giorno in cui il Parlamento discute di legge elettorale, chiediamo alla politica di dedicare attenzione a uno dei fattori principali per la costruzione di qualsiasi programma economico, sociale e sanitario: l’inversione della curva demografica e la “Ri-Nascita del Paese”».

AIFE propone una strategia integrale e multidisciplinare con orizzonte al 2030, agendo simultaneamente su più fronti: alfabetizzazione riproduttiva fin dalla scuola, accesso universale alla diagnosi e alla preservazione della fertilità nei Lea, superamento delle barriere della Legge 40, riforma dei congedi parentali in senso paritario, un nuovo patto fiscale per le famiglie, politiche abitative per le giovani coppie, investimenti in ricerca e innovazione e tutela dell’ambiente.

Il Manifesto affronta anche il tema dell’accesso ai trattamenti e propone l’apertura di un confronto sulla possibilità di estendere la PMA alle donne single, attualmente escluse dalla normativa italiana. Laura Rienzi osserva che il ricorso alle cure esiste già, ma spesso avviene all’estero, determinando una disparità legata alle possibilità economiche.

L’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili

Le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) continuano ad aumentare e rappresentano un importante problema di sanità pubblica, con possibili conseguenze sulla salute sessuale e riproduttiva. Elsa Del Bo, segretario della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (Fnopo), invita a non abbassare l’attenzione proprio nei mesi estivi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno circa un milione di persone nel mondo contrae un’infezione sessualmente trasmissibile potenzialmente curabile. «I dati ci ricordano quanto il fenomeno sia tutt’altro che marginale», spiega Del Bo. «Si tratta di numeri che impongono una maggiore attenzione, soprattutto in un periodo come l’estate, quando aumentano gli incontri spontanei e i rapporti occasionali».

Le IST comprendono patologie causate da batteri, virus e parassiti e possono essere trasmesse attraverso tutti i tipi di rapporti sessuali. Alcune possono inoltre passare dalla madre al bambino durante la gravidanza, il parto o il puerperio. «Se non vengono diagnosticate e trattate tempestivamente, possono determinare complicanze importanti nel medio e lungo termine, come infertilità, tumori e problemi per il feto o per il neonato durante la gravidanza», sottolinea Del Bo.

Anche in Italia il trend è in crescita. «Il preservativo resta la prima forma di prevenzione», conclude Fnopo.

La carenza di operatori sanitari in Italia

La crisi del Servizio sanitario nazionale italiano è spesso associata alle liste d’attesa e ai pronto soccorso affollati, ma un aspetto fondamentale che viene spesso sottovalutato è la carenza di personale. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha illustrato le criticità della sanità italiana e le possibili soluzioni all’emorragia di personale.

Nel periodo 2012-2026, la voce della spesa sanitaria pubblica destinata al personale è stata la più sacrificata. «La quota per il personale dipendente e convenzionato è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,6% del 2026, che significa 33 miliardi di euro in meno», rende noto Cartabellotta. «Un saccheggio di risorse pubbliche di tale entità ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del Ssn, alimentando l’abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità cruciali per il funzionamento del sistema».

Sono sempre più numerosi i medici, gli infermieri e i professionisti sanitari che lasciano il servizio pubblico, non vi entrano neppure, anticipano il pensionamento e guardano al libero mercato alla ricerca di forme di lavoro più remunerative e meno usuranti. Cartabellotta sottolinea che l’Italia vive una contraddizione: si colloca al secondo posto tra i Paesi Ocse per numero di medici rispetto alla popolazione, ma oltre 90mila non lavorano nel Ssn come dipendenti o convenzionati, né come medici in formazione specialistica.

Le carenze riguardano i medici di medicina generale e numerose specialità poco attrattive: emergenza-urgenza, discipline di laboratorio, radioterapia, medicina nucleare, cure palliative, medicina di comunità e delle cure primarie. «Oggi la vera emergenza è la progressiva desertificazione del Ssn: i professionisti si spostano dove trovano condizioni economiche, organizzative e professionali migliori e più compatibili con la qualità della propria vita privata», aggiunge Cartabellotta.

Ancor più drammatico il rapporto infermieri-popolazione. Con 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, l’Italia è al 23esimo posto su 31 Paesi europei dell’area Ocse. «La professione non è più attrattiva e i laureati sono sempre meno. Nell’anno accademico 2026-2026 il numero di domande di accesso ai corsi di laurea è stato addirittura inferiore a quelli dei posti disponibili».

A incidere, oltre ai carichi di lavoro eccessivi, è anche il fattore retributivo: nel 2026 gli infermieri ospedalieri percepivano in media 18mila dollari in meno rispetto alla media europea. «Quando una professione essenziale per il Ssn non riesce più ad attrarre i giovani, il problema non è dell’Università, ma del Paese. Significa che stiamo spegnendo il futuro della sanità pubblica», rimarca Cartabellotta.

Per invertire la rotta di un Ssn sempre più in crisi, Cartabellotta propone un piano straordinario per il personale sanitario: programmazione dei fabbisogni, superamento di tutti i vincoli che limitano le assunzioni, rinnovi contrattuali adeguati al costo della vita. Solo così il Ssn potrà recuperare l’attrattività perduta.

Scritto da Roberto Capelli

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