Professioni sanitarie: i confini tra odontoiatria e odontotecnica

Due fronti di tensione animano il sistema sanitario: la disputa tra odontoiatri e odontotecnici e il ritiro della riforma dei medici di base

Il sistema sanitario italiano è al centro di due vivaci dibattiti che coinvolgono professionisti e istituzioni. Da una parte, la questione della qualificazione degli odontotecnici come professionisti sanitari, dall’altra, il clamoroso dietrofront sulla riforma dei medici di base. Entrambi i temi sollevano interrogativi importanti sull’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari.

Odontotecnici: un ruolo ben definito

Il presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Andrea Senna, ha ribadito con fermezza che l’attività degli odontotecnici è strettamente limitata alla fase tecnico-artigianale. Secondo Senna, questa professione non può essere inclusa tra quelle sanitarie, in quanto non prevede interventi diretti sui pazienti. La legge e la giurisprudenza sono chiare: l’odontotecnico è un fabbricante di dispositivi medici, non un operatore sanitario.

La posizione di Senna è stata espressa in una nota indirizzata all’onorevole Ilenia Malavasi, componente della 12ª Commissione permanente Affari Sociali della Camera dei Deputati. Malavasi aveva presentato un emendamento al DDL Delega ‘Professioni sanitarie’ per includere gli odontotecnici tra le professioni sanitarie, ma l’emendamento è stato accantonato nonostante il parere contrario del Governo e della Relatrice.

L’odontotecnicodopo aver frequentato un istituto professionale quinquennale e superato l’esame di abilitazione, è specializzato nella fabbricazione di protesi dentarie. Tuttavia, la sua attività è riservata a un momento non clinico, in assenza del paziente e al di fuori dello svolgimento di tutte le attività concernenti l’odontoiatria. Gli odontotecnici possono costruire apparecchi di protesi dentaria solo su richiesta di un odontoiatra abilitato e non possono intervenire direttamente all’interno della bocca dei pazienti.

La riforma dei medici di base: un passo indietro

Un altro fronte di tensione riguarda la riforma dei medici di base. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha criticato la decisione del governo di ritirare la riforma che prevedeva l’inserimento dei medici di base nelle Case di comunità. Fontana ha definito la scelta ‘sbagliata’ e ha sottolineato che la riforma era stata sottoscritta da entrambi gli schieramenti politici.

La riforma, che avrebbe dovuto essere attuata tramite un decreto legge, prevedeva l’inserimento dei medici di base nelle Case di comunità, strutture che dovrebbero offrire visite, primi esami e prevenzione. Tuttavia, il governo ha deciso di fare marcia indietro, optando per un accordo da approvare nell’atto di indirizzo della convenzione con la medicina di famiglia. L’obiettivo è prevedere un impegno orario di almeno sei ore a settimana da spendere dentro le Case di comunità.

Il dietrofront del governo ha scatenato le proteste di chi aveva difeso la riforma, come l’assessore alla sanità della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. Secondo quanto si apprende da fonti regionali, Bertolaso avrebbe annunciato le dimissioni durante un incontro tra i tecnici del ministero della Salute e gli assessori regionali alla sanità.

Ora si punta a rinnovare presto la convenzione con i medici di base, con l’obiettivo di siglare entro giugno il testo del nuovo Accordo Collettivo Nazionale. Tuttavia, il tempo stringe, visto che a fine giugno scade il termine del PNRR che prevede l’apertura e il funzionamento di almeno 1038 Case di comunità. Il rischio è che diverse strutture, soprattutto al Centro-Sud, si trasformino in ‘scatole vuote’ senza personale medico e servizi.

Scritto da Roberto Capelli

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