Giorgia Meloni critica Bruxelles: burocrazia, immigrazione e transizione ecologica

Giorgia Meloni torna a criticare l'Unione Europea, focalizzandosi su burocrazia, immigrazione e transizione ecologica. Scopri i dettagli delle sue dichiarazioni.

Nel cuore della campagna elettorale, Giorgia Meloni ha riacceso i riflettori sull’Unione Europea, adottando un tono critico che richiama i suoi giorni da oppositrice. Durante le comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue del 18 e 19 giugno, la premier ha ripreso temi cari alla destra italiana, tra cui la burocrazia europea e la gestione dei flussi migratori.

La leader di FdI ha puntato il dito contro i burocrati di Bruxelles accusati di essere scollegati dalla realtà e di esercitare pressioni indebite sui governi nazionali. Meloni ha sottolineato che ogni leader europeo agisce con un mandato del proprio Parlamento e che le decisioni prese non possono essere ribaltate da interpretazioni tecniche di funzionari non eletti.

Energia e pressioni europee

Uno dei temi centrali delle critiche di Meloni è stato quello dei prezzi dell’energia tornati sotto i riflettori a causa della guerra tra Washington, Tel Aviv e l’Iran. La premier ha criticato la richiesta di revisione dei benchmark ETS, sostenendo che le decisioni europee non possono essere messe in discussione da interpretazioni surreali di burocrati.

Questa posizione riecheggia le precedenti dichiarazioni di Meloni e del suo alleato Matteo Salvini, che hanno spesso dipinto l’Europa come un’entità distante e poco sensibile alle esigenze reali dei cittadini.

Migranti e flessibilità di bilancio

Un altro tema caldo è quello dell’immigrazione. Meloni ha ricordato che in passato l’Italia ha dovuto accettare un maggior numero di migranti per ottenere flessibilità di bilancio. Secondo la premier, il governo Renzi aveva barattato flessibilità con accoglienza, portando a un aumento significativo degli sbarchi tra il 2014 e il 2016.

Oggi, Meloni sostiene che il suo governo è riuscito a ottenere flessibilità riducendo dell’80% gli arrivi di migranti illegali. Tuttavia, ha omesso di menzionare il ruolo cruciale del Memorandum firmato con la Libia nel 2017, che ha contribuito a ridurre gli sbarchi.

Stato di diritto e fondi europei

Meloni ha anche criticato il sistema europeo che collega il rispetto dello Stato di diritto all’accesso ai fondi comunitari. Ha sottolineato che alcuni Paesi, come la Polonia, sono stati accusati di violare lo Stato di diritto quando governati da maggioranze sgradite, per poi essere considerati in linea con i principi europei al cambio di governo.

Il riferimento è alla Polonia, alla quale Bruxelles aveva congelato miliardi di euro legati al Pnrr a causa delle riforme della giustizia realizzate dai governi del PiS. Con l’arrivo al potere di Donald Tusk, la Commissione ha sbloccato una parte delle risorse, riducendo lo scontro con Varsavia.

Transizione ecologica e competitività

Un altro punto critico è stato il principio del “Do no significant harm” secondo cui gli investimenti finanziati con risorse Ue non devono arrecare danni agli obiettivi ambientali. Meloni ha sostenuto che, mentre Stati Uniti e Cina spendono miliardi per sostenere le proprie imprese, l’Ue rischia di diventare un ostacolo alla competitività delle sue economie.

Questa critica è rivolta all’elettorato più euroscettico e conservatore, con l’obiettivo di togliere argomenti a chi, come Roberto Vannacci, vorrebbe insidiare Meloni su quel fronte.

Ha suggerito di tagliare le spese per l’Amministrazione europea, che nella proposta della Commissione vengono aumentate di più del 20%.

Scritto da Camilla Pellegrini

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