Il 18 settembre 2026, la professoressa Isabella Marsilio, docente di scienze umanistiche presso la scuola media Giovanni Verga di Centocelle (Roma), è stata brutalmente accoltellata da un alunno di 13 anni. L’aggressione è avvenuta durante una lezione, quando la docente, dopo aver interrogato un’altra studentessa, ha visto entrare il ragazzo con casco e occhiali. Senza preavviso, le è stato spruzzato qualcosa in volto e ha ricevuto tre pugnalate al fianco, provocandole una ferita profonda e una perdita di sangue improvvisa. Il trauma fisico è stato accompagnato da un picco di febbre dovuto allo shock, e la professoressa ha dovuto essere soccorsa da un compagno di classe, un ragazzo di origine congolese, che ha bloccato l’attaccante prima che altri potessero intervenire.
Le dinamiche dell’attacco e il primo soccorso in classe
L’intervento tempestivo del giovane congolese ha consentito di contenere la violenza fino all’arrivo dei soccorsi. Gli insegnanti e gli alunni presenti hanno agito rapidamente, chiamando i vigili del fuoco e l’ambulanza. L’intervento dei compagni è stato descritto dalla professoressa come un gesto di solidarietà straordinario, nonostante le difficili esperienze familiari del ragazzo. Dopo aver fermato l’aggressore, tutti gli studenti hanno cercato di prestare primo soccorso, facendo pressione sulla ferita e mantenendo la calma finché non è arrivato il personale medico.
Il profilo dell’aggressore e i segnali pregressi
Il ragazzo, già al centro dell’attenzione l’anno precedente per episodi di disagio, era stato oggetto di un colloquio con i genitori a giugno, durante il quale la professoressa aveva segnalato un debito economico e alcune difficoltà nella gestione della rabbia. I genitori, descritti come persone pervenute a un senso di impotenza, avevano espresso l’incapacità di gestire la situazione. La professoressa non aveva notato segnali di un odio profondo, ma riconosceva che l’anno estivo era stato particolarmente difficile per molti adolescenti, aggravato dall’uso massiccio dei social media. La mancanza di un intervento precoce è stata citata come una possibile causa dell’esplosione di violenza.
Le reazioni sui social e la chiusura del profilo della docente
Dopo aver raccontato l’accaduto e aver ricordato le proprie posizioni sulla remigrazione la professoressa Marsilio è stata assalita da una pioggia di commenti ostili su Facebook. Molti utenti hanno attaccato la sua persona, criticandola per le opinioni espresse e per la presunta complicità politica. Di fronte a un’ondata di insulti, la docente ha deciso di disattivare il profilo, eliminando così lo spazio di discussione online. Questo gesto ha sottolineato quanto la vita privata di un insegnante possa diventare bersaglio di attacchi quando entra in materia di dibattito pubblico, soprattutto nei momenti di grande vulnerabilità personale.
Il perdono della docente e il futuro dell’attaccante
Nonostante il dolore e la perdita di sangue, Isabella Marsilio ha dichiarato di aver già perdonato il giovane aggressore. In una precedente intervista, ha espresso il desiderio di “abbracciarlo” e di incontrarlo nuovamente, sperando che possa ricevere l’aiuto psicologico necessario. La professoressa ha sottolineato che il suo amore per l’insegnamento resta intatto: ha accettato un periodo di prognosi di quindici giorni, ma si sente pronta a tornare in classe appena possibile. Centinaia di messaggi di sostegno, provenienti da ex alunni e colleghi, hanno contribuito a rinforzare la sua determinazione. L’evento ha riacceso il dibattito sulla necessità di un più forte supporto psicosociale per gli adolescenti a rischio, evidenziando al contempo la capacità di resilienza di una docente che ha scelto la via del perdono.


