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Test di personalità: indicazioni su origini e tipologie

test di personalità

Esistono diverse tipologie di test per valutare la personalità. Qui vi spiegheremo i test più diffusi e la loro origine.

I test della personalità presentano una serie di domande o di immagini ambigue a chi si sottopone al test, ognuna intesa per valutare la personalità di un individuo. Alla fine del test, tutte le risposte sono analizzate e il “tipo” di chi si sottopone al test viene definito. Le corporazioni e le agenzie governative spendono enormi somme di denaro per gestire i test della personalità. Questi vengono effettuati per comprendere meglio gli impiegati, così da formarli nel modo giusto utilizzando le informazioni che forniscono. Esistono pochi test della personalità, ma il più largamente utilizzato è l’Indicatore di Personalità di Myers-Briggs (MBTI).

Inoltriamoci più a fondo per capire in cosa consista sottoporsi a un test della personalità, perché essi siano così popolari (e redditizi), e cosa possiamo imparare dai loro risultati.

Le origini dei test della personalità

I primi tipi di personalità erano basati sull’antica teoria medica dei quattro umori. Questa teoria postulava che gli esseri umani fossero colmi di quattro fluidi: bile nera, bile gialla, flemma e sangue.

Secondo la dottrina umorale, squilibri in questi fluidi causavano malattie e altri problemi di salute. La dottrina umorale legava insieme aspetti fisici, mentali ed emotivi. Perciò un individuo che aveva eccessi di uno dei tipi di umore avrebbe avuto un corrispondente comportamento e tipo di personalità.

La teoria di Ippocrate

L’antico medico greco Ippocrate ridefinì il concetto dei quattro umori all’interno della teoria dei quattro temperamenti: malinconico, collerico, flemmatico e sanguigno. Questo concetto rimase popolare fino al diciannovesimo secolo, quando la teoria dei quattro umori venne screditata da una conoscenza medica più accurata. La teoria sopravvive nella lingua inglese, in ogni caso. Per esempio, la parola malinconia è derivata dai termini greci per “bile nera”, l’umore associato alla depressione.

Le teorie di Jung

Molte classificazioni moderne della personalità sono derivate dalle teorie di Carl Jung, che pubblicò il libro “Tipi Psicologici” nel 1921 in tedesco e nel 1923 in inglese. Jung creò quattro categorie di funzionalità legate alla personalità: sensazione, intuizione, pensiero e sentimento.

Ogni funzione era modificata dalla tendenza di un individuo ad essere estroverso (concentrato e raccoglitore di energia da oggetti e individui esterni) o introverso (concentrato sui propri pensieri e solitudine).

Ma le teorie sui tipi di personalità di Jung erano basate sulle sue personali idee e interpretazioni di teorie psicologiche contemporanee, non su qualche studio o ricerca empirici.

La classificazione di Briggs

L’insegnante e aspirante scrittrice di narrativa Katharine Cook Briggs aveva già lavorato sul proprio sistema di classificazione della personalità quando lesse il libro di Jung. Secondo ciò che la popolare leggenda riporta, gettò il suo lavoro nel camino e ricominciò da capo. Si basò sulle idee di Jung, ridefinì le categorie e sviluppò modalità per determinare a quale categoria gli individui meglio corrispondessero.

Rimosse anche certi aspetti della sua teoria, come il suo concetto di inconscio. Briggs lavorò sulle proprie teorie della personalità con sua figlia, Isabel Briggs Myers per decenni, scrivendo domande e categorie su delle schede. L’improvvisa entrata nel mondo del lavoro da parte delle donne durante la Seconda Guerra Mondiale spinse Myers e Briggs a riuscire a capire come usare i tipi di personalità per determinare quali lavori le donne potessero fare meglio o preferire.

Il test che il duo madre-figlia sviluppò divenne infine l’Indicatore di Personalità di Myers-Briggs.

I diversi tipi dei test della personalità

I test della personalità sono solamente un tipo di valutazione psicologica. Possono essere altamente specializzati, e sono utilizzati in molte discipline, dall’ambiente clinico o terapeutico a quello professionale. I test della personalità ricadono in due tipologie generali: proiettivi e oggettivi.

I test proiettivi

Questi test cercano di cogliere dei processi spontanei del soggetto, indagando la psiche individuale. Presentano a chi partecipa un qualche tipo di stimolo ambiguo che è perciò aperto a più possibili interpretazioni.

Il test delle macchie d’inchiostro

Un esempio di test proiettivo è il Test di Rorschach, chiamato così in nome del suo ideatore, Hermann Rorschach. Il test si esegue dall’analisi di 10 tavole. Su ognuna di esse compare una macchia di inchiostro simmetrica. Le tavole vengono mostrate al soggetto una alla volta.

Questo dovrà descrivere quello che secondo lui il disegno della tavola rappresenta. Esiste un elenco standardizzato di risposte possibili, per questo viene considerata una valutazione attendibile.

Interpretando le risposte date dal soggetto è possibile delineare un profilo della personalità.

Il TAT

Un altro esempio è il Test di Appercezione Tematica (TAT). Con questo si valutano il contenuto dei pensieri espressi e le fantasie del soggetto. Si basa anch’esso sullo stimolo, su cui si baserà l’interpretazione. Originariamente venivano utilizzate 31 tavole rappresentanti foto, immagini e quadri dal significato ambiguo. Il test è individuale e secondo le indicazioni del suo ideatore, il soggetto dovrebbe sedersi alle spalle dello psicologo.

Al soggetto è richiesto di costruire una possibile storia attorno all’immagine che gli viene mostrata. L’interpretazione deve includere i fatti passati e futuri, i possibili sentimenti ed emozioni. L’ipotesi principale è che il soggetto possa identificarsi con la figura rappresentata nella tavola. In questo modo è possibile scoprire quei sentimenti, disagi o bisogni che fanno parte del vissuto del paziente.

I test oggettivi

Quelli più noti sono di origine statunitense. Sono noti anche come test strutturati, poichè al soggetto vengono presentati degli stimoli strutturati e univoci.

Questi test sono valutazioni standardizzate per evitare i pregiudizi e la soggettività di chi vi si presta.

Lo stimolo generalmente può essere una domanda a risposta singola o multipla. La tipologia più utilizzata e tipicamente quella a scelta multipla. Tale tipologia raccoglie le risposte a certe situazioni o concetti di chi partecipa al test. Perciò, le risposte di un individuo sono soggettive, ma il punteggio o la classificazione di chi vi si sottopone non lo è.

Gli inventari di personalità, dove gli individui rispondono ad affermazioni con “vero” o “falso”, o valutano l’accuratezza di un’affermazione in base a una scala, sono comuni test oggettivi. Il Basic Personality Inventory e il MBTI sono esempi di test oggettivi.

I Grandi Cinque

La teoria dei Grandi Cinque è uno tra i modelli più condivisi e testati. La maggior parte degli psicologi dei test della personalità è solita utilizzare cinque tratti generali, o i Grandi Cinque: estroversione, piacevolezza, apertura a esperienze, coscienziosità e nevroticismo. Alcuni test potrebbero chiamare questi tratti con nomi diversi, o concentrarsi di più su uno o due tratti rispetto agli altri. Talvolta si suddividono questi tratti in sotto-tratti più piccoli, o suddividono i tratti differentemente (per esempio, il fattore onestà-umiltà di HEXACO è parte del fattore piacevolezza in altri test).

Alcuni dei più conosciuti Test della Personalità sui Grandi Cinque (o modello a cinque fattori) includono il NEO Personality Inventory, il 16pf Questionnaire, i Codici di Holland (RIASEC), il Minnesota Multiphasic Personality Inventory e l’HEXACO Personality Inventory.

Le critiche al test

La principale critica che viene rivolta a questo modello è l’eccessiva eterogeneità dei modelli psicologici risultanti. Sembrano infatti riferirsi a processi psicologici molto diversi fra loro. Alcuni di questi processi, inoltre, non si verificano in alcuni paesi orientali. Inoltre con questo modello non si è ancora arrivati ad una teoria unificante. Non risponde nemmeno ai quesiti che sono sorti sulle varie sfumature della personalità.

Test per le malattie mentali

Altri test, come il Levenson Self-Report Psychopathy Scale, possono aiutare a individuare alcune malattie mentali, o aiutare i ricercatori a capire come certi individui reagiscano in maniera inusuale. Gli psicologi possono usarne altri, come il Beck Depression Inventory, per determinare la gravità dei problemi di salute mentale dei loro pazienti. Alcune valutazioni sono utilizzate per poter semplicemente rendersi conto del comportamento di un individuo.

Per determinare se un test psicologico produca misurazioni significative, gli psicologici ricercano due fattori: fondatezza (se i risultati riflettono accuratamente l’individuo che si è sottoposto al test) e attendibilità (se lo stesso test dato alla stessa persona in momenti diversi produce lo stesso risultato).

L’autovalutazione

I test che dipendono dall’autovalutazione sono esposti, in qualche misura, a essere coscientemente “manipolati” per raggiungere un certo risultato. Ma i test della personalità tendono a fare le stesse domande con parole diverse o ad affrontare lo stesso concetto da un’angolatura diversa. In parte per aiutare ad eliminare risposte casuali o intenzionalmente ingannevoli, in parte per sviluppare un miglior quadro statistico delle risposte.

Esistono metodi per correggere risposte false in test di autovalutazione, come avvertire coloro che rispondono che l’imbroglio può essere individuato e strutturare statisticamente, sebbene essi abbiano un’efficacia variabile.

Esiste un’abbondanza di differenti test della personalità con credibilità variabile. Fornire dettagli per ognuno di essi sarebbe difficile. Ma l’Indicatore di Personalità di Myers-Briggs è di gran lunga il più conosciuto, e ci concentreremo su di esso quale paradigma dell’industria dei test della personalità. La Consulting Psycholigists Press (CPP) ha posseduto i diritti per il test fino al 1975, e sotto la guida di quell’azienda, il MBTI è diventato un’industria da miliardi di dollari. Per scoprire di più circa il MBTI, lo abbiamo intrapreso e un istruttore CPP ha aiutato a valutare i nostri risultati.

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