A Torino c’è Van Gogh, ma… Occhio!

I colori ci sono e sono i suoi e anche la forza del ductus pittorico è il suo. Ma allora è Van Gogh o non è Van Gogh quello che potranno ammirare i visitatori della mostra "OCCHIO, c'è Van Gogh" in corso fino al 30 maggio presso OTTICO TATONI, di Corso Tortona 6, a Torino?

È lui senza essere lui.

Gian Mario Regge, medico e pittore, noto per la sua partecipazione convinta e colta di studio della tecnica pittorica degli impressionisti e del risultato cromatico finale, torna con una nuova personale dedicata al celebre pittore fiammingo da cui traspare tutta la differenza tra una copia, un "falso d'Autore" e quello che lui fa cioè un'opera di trascrizione frutto di quella che è già stata definita "l'interpretazione creativa" dell'artista Regge che descrive sulla tela la magia del colore.

Magia che è poi una componente essenziale proprio in Van Gogh.
"Ciò che l'arte oggi vuole e che un'opera sia violentemente viva, di voce alta nei colori, di esecuzione smagliante, tutti i colori che l'Impressionismo ha messo di moda sono cangianti, ragione di più per impiegarli, il tempo non farà che addolcirli".

Queste parole di Vincent Van Gogh sono la conferma del dipingere di Gian Mario Regge le cui nuove "trascrizioni" delle opere dell'artista fiammingo vengono presentate al pubblico in occasione di questa mostra.

Ma che cosa spinge un rispettabile ed affermato medico a copiare quadri di celebri autori visto che col pennello se la cava molto bene?
Perche copiare anziché creare dal nulla?
"Conoscendo un po' Regge, – scrive il giornalista Rai studioso di arti figurative Roberto Antonetto, – credo che si tratti nello stesso tempo di un atto d'amore verso la grandezza tutt'altro che inimitabile dei maestri, e di una ironica e giocosa sfida.

Ripercorrere sulla tela i sentieri del disegno e le trame del colore tracciati dal pennello di Botticelli o di Gauguin è un modo di rivivere dall'interno la gioia e la pena di quelle creazioni, celebrandole con una immedesimazione ignota al puro e semplice spettatore di un'opera d'arte: quest'ultimo può trarne emozioni infinite ma non il senso di fratellanza che probabilmente prova l'imitatore."

Le "copie" di Gian Mario Regge non sono infatti una pedissequa riproduzione dei "grandi" maestri della tela, ma una "trasposizione" in cui l'autore elabora personalmente, affiancando alla precisione rigorosa del segno grafico, la sperimentazione della sua peculiarità nella stesura cromatica, espediente espressiva che ne esalta l'opera.

"Regge attraverso i suoi quadri non solo ricorda i famosi "colleghi" nell'opera, ma anche nella forza del ductus pittorico" dice di lui Giovanna Pentenero, Assessore all'Istruzione-Formazione professionale Regione Piemonte.
Ecco perché osservando un suo quadro vengono in mente le parole di Van Gogh sul colore citate più su.

Il fruitore non rimane comunque estraneo al flusso di emozioni che passa tra i due autori e le loro opere. "Ammirando un quadro di Regge riproduzione di Monet o di Van Gogh veniamo inebriati dalla sensibilità, dalle emozioni e sensazioni che rendono la sua espressione vitale, esuberante, gioiosa. – spiega ancora Pentenero – Tutto questo e la "l'interpretazione creativa" dell'artista che descrive sulla tela la magia del colore."

"Trascrivere" è quindi il verbo più adatto per descrivere il lavoro artistico di Gian Mario Regge, almeno in questo suo filone espressivo visto che oltre a "trascrivere" le opere dei Grandi, produce anche opere di personale ispirazione.

"L'autore, infatti, non riproduce in maniera pedissequa, fredda, fotografica un quadro di Van Gogh o di Monet, – spiega Fiorella Cesana Romagnolo – ma trasfonde la sua sensibilità sulla tela cosi che l'opera, pur nella chiara possibilità di identificazione, si presenta con una forza espressiva ed una carica naturale che la vivificano e la rendono si traduzione aderente al tema, ma palpitante di vita. I "falsi" d'autore del Regge hanno, dunque, un loro valore intrinseco per il contenuto interpretativo e per l'attenzione alla tecnica pittore che l'autore pone nell'esecuzione dell'opera."

Nato a Borgo d'Ale, in provincia di Torino, il 3 agosto 1954, nel 1977 si e diplomato all'istituto di Belle Arti di Vercelli, sotto la guida del prof. Renzo Roncarolo.
Come si legge nella sua biografia, Regge ha partecipato a varie mostre estemporanee e contemporanee nell'ambito della Regione Piemonte, ottenendo anche degli ambiti riconoscimenti. Attualmente la sua pittura è approdata verso il Post-impressionismo, resa ancora più personale con la nuova tecnica usata, il "Cracle", che dona all'opera stessa un senso di antichità. L'opera pittorica del Regge riesce a bilanciare sapientemente forme e colori attraverso una luce morbida, vitale con l'impiego di linee pure, consistente nella tematica chiaroscurale, per far trasparire la vita, la misura ed il senso della natura umana.

Nelle sue tele il Regge opera una catarsi, in quanto è pieno di promesse che vivificano il tutto, con un afflato inquietante per attualità visivo concettuale. I suoi volti rispecchiano un estrinsecarsi si sensazioni, un fremere di stati d'animo, dove il simbolo non cede alla minuzia e all'inconscio ma si fa creatura. La pittura è carica di energia, di sensibilità e il ritmo delle cadenze, che si distende per vari strati di colore sempre armoniosi e giustapposti, fa pensare ad atmosfere rarefatte e vibranti, dove, però in tutta la sua essenza, domina la figura umana.

Immerso da oltre vent'anni in un'intensa ricerca espressiva attraverso la lettura dei "grandi", la presenza di Regge a numerose rassegne, mostre e concorsi testimoniano però anche il desiderio di un costante dialogo con il pubblico attraverso la condivisione nel ritrovare paesaggi interiori e condizioni dell'anima nell'espressione pittorica di un Van Gogh o di un Botticelli o di un altro grande artista.

"E poi, vuoi mettere la gioia di regalare ai nostri tinelli un Degas partorito con metodi naturali, vale a dire da un pennello (e non sottilizziamo troppo sul padre!), anziché dalla provetta, cioè da un torchio tipografico? Insomma, un autentico falso. – scrive ironicamente Roberto Antonetto, sempre a proposito di Regge e delle differenze tra "copiatori" e "falsari" – Sia ben chiaro: onesto e sorridente copista, il nostro. Nulla a che vedere con il falsario, figura losca quanto grandiosa, e-vogliamo dirlo? – affascinante. Neppure un incallito moralista potrebbe evitare di estasiarsi di fronte ad un Hans Van Meegeren, il più grande falsificatore di ogni tempo, che dipingeva Vermeer come Vermeer stesso rinato a distanza di secoli, beffando critici infallibili e spocchiosi, gli stessi che lo avevano stroncato come mediocrissimo pittore, e gabbando anche Goering, l'"artista" del Reich. Legga, chi vuole concedersi un viaggio in un mondo temibile e sbalorditivo, «Falsi e falsari» di Otto Kurz, un classico della storia della falsificazione artistica. Non troveremo mai Gian Mario Regge in uno di questi trattati."
"Ma non gli sarà capitato qualche volta di abbandonarsi ad un sogno segreto, quello di reinventare un grande pittore, anziché copiarne un'opera arcinota? E di farlo cosi bene da ingannare qualche padreterno della critica e del mercato artistico? Se cosi fosse, sarebbe difficile trovare qualcuno che gli scagli la prima pietra. Non certo chi si diverte a scrivere queste righe, come Regge si e divertito a proporci pezzi di museo anziché pezzi da museo."

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