Sandro Mazzola è morto: la storia del bianconero nerazzurro

Sandro Mazzola, simbolo della Grande Inter e della nazionale, è scomparso all’età di 83 anni lasciando un ricordo indelebile di successi e passione.

Il mondo del calcio italiano ha detto addio a Sandro Mazzola poco dopo la mezzanotte. L’ex capitano della Grande Inter e della nazionale azzurra si è spento all’età di 83 anni, dopo una lunga lotta contro una malattia non meglio specificata. La notizia, diffusa all’ultimo minuto, ha subito scatenato un’ondata di commosse parole da parte di compagni, tifosi e personalità del settore.

Il suo percorso, iniziato nei campi di Cassano d’Adda, si è intrecciato con la tragedia del Superga: Sandro aveva solo sei anni quando suo padre, Valentino Mazzola capitano del Grande Torino, perse la vita. Nonostante il peso del cognome, il giovane ha saputo costruire una carriera che lo ha reso uno dei più grandi calciatori della storia italiana.

Carriera nerazzurra: scudetti, coppe e record personali

Il debutto in Serie A avvenne nel 1960, quando l’allora diciottenne fu convocato per una partita contro la Juventus, conclusasi 9-1 per i bianconeri. Subito dopo, l’allenatore Helenio Herrera lo inserì nella formazione titolare, trasformandolo da centravanti tradizionale a regista offensivo dotato di una visione incomparabile. Con la Inter ha collezionato quattro Scudetti (1963, 1965, 1966, 1971), due Coppe dei Campioni (1964, 1965) e due Coppe Intercontinentali (1964, 1965).

Tra i riconoscimenti individuali, spicca il titolo di capocannoniere in Serie A nella stagione 1964-65 con 17 reti, e il primato di miglior marcatore della Coppa dei Campioni nel 1964 con sette gol. Nel 1971 si piazzò al secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro dietro a Johan Cruyff, a testimoniare la sua influenza a livello europeo.

Il ruolo nella nazionale e la storica “staffetta” con Rivera

Il primo capitolo azzurro iniziò il 12 maggio 1963, quando l’Inter ospitò il Brasile di Pelé a San Siro, vittoria per 3-0 in cui Mazzola segnò il suo debutto internazionale. Si aggiudicò ben 70 presenze con la maglia azzurra, portando a casa 22 reti. La sua presenza fu cruciale nella ricostruzione della nazionale dopo la sconfitta ai Mondiali del 1966, e nella famosa “staffetta” con Gianni Rivera, che divise l’attacco azzurro per più di un decennio.

Tra le prodezze più celebrate, il gol contro il Vasas Budapest nella Coppa dei Campioni 1966-67, dove, dopo una traiettoria di cinque avversari, eludì il portiere e concluse al 90’. Al contempo, il ricordo della sua magistrale doppietta contro il Real Madrid al Prater di Vienna (1964) rimane uno dei momenti più iconici della Storia Inter. Il rispetto di leggende come Ferenc Puskás che gli consegnò una maglia in segno di ammirazione, sottolinea la sua stima a livello internazionale.

Ultimi anni, lutto e il retaggio lasciato al calcio italiano

Negli ultimi mesi di vita, Mazzola ha continuato a partecipare a eventi commemorativi, come la celebrazione dei 60 anni della seconda Coppa dei Campioni nel ristorante di Zanetti, dimostrando che il suo legame con la squadra non si era mai spezzato. Dopo la sua scomparsa, l’Inter ha dedicato una pagina sul proprio sito e ha invitato i tifosi a una veglia al Foro dei Giardinieri, dove la sua immagine è rimasta sul grande schermo.

Il suo nome è tornato in auge anche nei racconti dei giovani: la figurina di Mazzola è ancora presente negli album dei bambini, i racconti delle sue gesta sono tramandati nei campi di calcio amatoriali. Il Baffo come era soprannominato, resta una presenza costante nello spogliatoio celeste, accanto a icone come Luis SuárezFranz Beckenbauer e Gigi Riva. Il suo lascito è fatto di successi, ma anche di valori – dedizione, rispetto per la tradizione e la capacità di superare le avversità – che continueranno a ispirare generazioni future.

Scritto da Roberto Capelli

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