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Come è nata la LASIK: dal microcheratomo all’IA

Un viaggio dalle prime incisioni di Pallikaris alle moderne tecniche AI per la correzione della vista con LASIK.

Negli ultimi decenni la chirurgia refrattiva ha rivoluzionato il modo in cui milioni di persone correggono miopia, ipermetropia e astigmatismo. Prima dell’introduzione della LASIK, le opzioni erano limitate a lenti intraoculari o a procedure più invasive, con risultati spesso incerti. L’avvento di una tecnica capace di rimodellare la cornea in maniera rapida e indolore ha cambiato radicalmente le aspettative dei pazienti e dei professionisti del settore.

Il percorso che ha portato dalla semplice lama chirurgica al sofisticato laser femtosecondo è una testimonianza di come l’ingegneria ottica, la biologia e l’informatica possano convergere per creare soluzioni mediche avanzate. Oggi, l’integrazione dell’intelligenza artificiale promette ulteriori perfezionamenti, rendendo la LASIK una delle procedure più sicure e precise al mondo.

Il contributo pionieristico di Ioannis Pallikaris

Negli anni ’80, il chirurgo greco Ioannis Pallikaris coniò il termine LASIK (Laser-Assisted In Situ Keratomileusis) e propose una variante della keratectomia radiale basata su un piccolo lembo corneale. La chiave del suo approccio era il microcheratomo uno strumento meccanico capace di creare un lembo di circa 150-200 µm di spessore in pochi secondi. Questo consentiva di sollevare la parte superiore della cornea, modellare il tessuto sottostante con il laser excimer e poi ricollocare il lembo, riducendo al minimo le irritazioni post-operatorie.

Il microcheratomo e le prime sperimentazioni cliniche

Le prime sperimentazioni condotte da Pallikaris nei centri di Atene dimostrarono risultati promettenti: una riduzione della miopia fino a -10 diottrie con un’incidenza di complicazioni inferiore al 1 %. Tuttavia, il metodo presentava limiti legati alla precisione della lama, che poteva variare da un paziente all’altro. Nonostante ciò, la tecnica si diffuse rapidamente in Europa e negli Stati Uniti, gettando le basi per ulteriori miglioramenti tecnologici.

Lucio Buratto e la rivoluzione del laser femtosecondo

All’inizio del nuovo millennio, il chirurgo italiano Lucio Buratto introdusse in Italia l’uso del laser femtosecondo per la creazione del lembo corneale. A differenza del microcheratomo meccanico, il laser femtosecondo genera micro-bolle d’aria che separano le fibre corneali con precisione micrometrica. Questo passaggio ha eliminato quasi del tutto le variazioni dovute alla lama, riducendo il rischio di complicazioni come difetti di flap o macchie stromali.

Dal microcheratomo al laser: miglioramenti clinici

Gli studi condotti nei centri di Milano e Roma hanno mostrato che l’adozione del laser femtosecondo ha abbattuto il tasso di complicanze a meno dello 0,2 % e migliorato la stabilità del risultato refrattivo a lungo termine. Inoltre, la capacità di personalizzare l’aspetto e lo spessore del lembo ha permesso di trattare pazienti con cornee più sottili, ampliando il bacino di utenza della LASIK. Buratto è stato anche tra i primi a integrare il software di pianificazione topografica, che ottimizza la zona di ablazione in base alla morfologia individuale dell’occhio.

L’era dell’intelligenza artificiale nella chirurgia refrattiva

Negli ultimi cinque anni, l’intelligenza artificiale ha iniziato a infiltrarsi nella pratica della LASIK. Algoritmi di deep learning sono ora in grado di analizzare milioni di scansioni corneali per identificare pattern sottili che sfuggono all’occhio umano. Queste informazioni alimentano sistemi di pianificazione laser in tempo reale, consentendo una personalizzazione ancora più accurata della superficie corneale.

Le piattaforme AI integrano dati pre-operatori, come topografia, aberrazione e spessore corneale, con risultati post-operatori storici per prevedere l’esito della procedura con margine di errore inferiore all’1 %. L’uso di queste tecnologie non solo riduce il tempo di preparazione, ma migliora anche la soddisfazione del paziente, con una percentuale di risultati soddisfacenti sopra il 98 % nei centri più avanzati.

Scritto da Emanuele Galli

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