Nel corso della sua giovinezza Pallikaris ammise: “Da giovane non avrei mai voluto fare il medico. Volevo fare l’artista”. Questa affermazione sintetizza la fusione di creatività e rigore scientifico che ha caratterizzato tutta la sua carriera, portandolo a concepire la chirurgia refrattiva come un’arte basata sulla scienza e sulla capacità di immaginare ciò che ancora non esisteva.
Le radici scientifiche: da Zurigo a Berlino
Il percorso accademico ha iniziato a Zurigo dove, sotto la supervisione di Rudolf Witmer, ha approfondito la topografia corneale con il disco di Placido. In questo contesto ha studiato l’astigmatismo indotto dopo cheratoplastica perforante e ha progettato strumenti per ottenere tagli lamellari sempre più precisi, ponendo le basi per una futura manipolazione corneale.
In seguito, ha incontrato figure di spicco dell’oftalmologia del Novecento: Jack Coleman, con cui ha valutato la velocità degli ultrasuoni nella cataratta, e Svyatoslav Fyodorov, da cui ha appreso la cheratotomia radiale. Osservando i limiti di quest’ultima – incisioni profonde fino al 90% dello spessore corneale – ha iniziato a immaginare alternative meno invasive. Nel 1987, a Berlin ha studiato con Theo Seiler la fisica del laser ad eccimeri e le sue potenziali applicazioni refrattive.
Il salto rivoluzionario: la nascita della LASIK
Il vero punto di svolta avvenne nel 1989 a Londra dove, dialogando con John Marshall, nacque l’idea di impiegare il laser non sulla superficie corneale, ma sotto un lembo stromale creato con un microcheratomo. Tornato a Creta Pallikaris avviò un intenso programma sperimentale per valutare l’interazione tra microcheratomo e laser, studiando anche la rigenerazione delle fibre nervose corneali. L’obiettivo era superare i problemi della PRK tradizionale – dolore postoperatorio, haze e regressione – preservando l’architettura dell’epitelio.
Nel 1994, dopo aver eseguito i primi interventi umani con il microcheratomo Barraquer-Krumeich-Schwinger e il laser Aesculap Meditec MEL 60 Pallikaris pubblicò i risultati sul Journal of Cataract and Refractive Surgery. L’articolo consolidò il concetto di LASIK – Laser-Assisted In-Situ Keratomileusis e segnò l’inizio di una nuova era nella chirurgia refrattiva.
Estensioni e retaggio: oltre la LASIK e l’impatto globale
Il lavoro di Pallikaris non si fermò alla LASIK. Ha contribuito allo sviluppo dell’epi-LASIK in cui l’epitelio viene separato meccanicamente con un epicheratomo, e ha ideato il sistema fixOflex un anello capsulare pensato per migliorare la stabilità della lente intraoculare e facilitare eventuali sostituzioni. Parallelamente, la scuola italiana ha dato un contributo fondamentale grazie a Lucio Buratto, pioniere nella combinazione di cheratomileusi e laser ad eccimeri, che ha diffuso la tecnica a livello internazionale.
Dal microcheratomo agli attuali laser a femtosecondi, dalla semplice correzione della refrazione alla topografiatomografia e aberrometria personalizzate, la LASIK ha spinto la disciplina verso una visione più completa della qualità visiva. Oggi, l’intelligenza artificiale e le diagnosi multimodali stanno aprendo un nuovo capitolo, proprio come Pallikaris aveva chiesto nella sua celebre lezione “LASIK, What Next?”. Il messaggio finale è che l’innovazione nasce quando qualcuno osa immaginare una soluzione ancora inesistente, ponendo le basi per la prossima rivoluzione nella vista.


