Come mantenere la forma fisica prima di un intervento protesico

Scopri come la preabilitazione può aiutarti a mantenere la forza muscolare e la mobilità prima di un intervento di protesi di anca o ginocchio.

Quando viene consigliato un intervento di protesi di anca o ginocchio, spesso ci si chiede cosa fare nel periodo di attesa. Continuare a muoversi o ridurre l’attività per non sovraccaricare l’articolazione? La risposta non è semplice, ma è importante capire che il periodo preoperatorio può essere utilizzato per prepararsi al meglio.

L’artrosi avanzata può limitare significativamente il movimento, portando a una riduzione dell’attività fisica. Questo, però, può determinare una perdita di forza muscolare e una diminuzione della capacità funzionale, peggiorando le condizioni del paziente prima dell’intervento.

Proteggere l’articolazione senza rinunciare al movimento

Il dolore causato dall’artrosi avanzata di anca o ginocchio può portare a una riduzione delle attività quotidiane. Camminare meno, evitare le scale e rinunciare a spostamenti possono sembrare soluzioni ragionevoli, ma possono peggiorare la situazione. La riduzione dell’attività può portare a una perdita di forza e capacità funzionale, rendendo più difficile il recupero postoperatorio.

La preabilitazione è un approccio che mira a mantenere o migliorare le condizioni fisiche e funzionali del paziente prima dell’intervento. Questo può includere esercizi per mantenere la forza degli arti inferiori, attività aerobica compatibile con il quadro articolare e esercizi per migliorare l’equilibrio e il controllo posturale.

Cosa si può fare durante l’attesa?

Non esiste un programma di esercizi valido per tutti i pazienti. Il programma può essere personalizzato in base alle esigenze individuali e può includere esercizi per mantenere o recuperare la forza degli arti inferiori, attività aerobica compatibile con il quadro articolare, mobilità ed esercizi per equilibrio e controllo posturale.

Anche attività molto semplici, come alzarsi e sedersi da una sedia, affrontare alcuni gradini o camminare per una determinata distanza, possono essere utili. Il periodo preoperatorio può servire anche a familiarizzare con esercizi, strategie e ausili che verranno utilizzati dopo la chirurgia.

Cosa dicono gli studi sulla preabilitazione?

Le linee guida NICE sulla chirurgia protesica raccomandano di fornire ai pazienti indicazioni sulla riabilitazione preoperatoria. Gli studi disponibili mostrano risultati non uniformi, ma indicano che la preabilitazione può migliorare alcuni parametri di funzione, forza e qualità di vita.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 ha rilevato miglioramenti preoperatori di alcuni parametri di funzione, forza e qualità di vita. Una successiva revisione dedicata specificamente ai pazienti sottoposti a protesi di anca o ginocchio per artrosi ha riscontrato risultati favorevoli su diversi outcome, soprattutto nella protesi di ginocchio.

I dati disponibili sostengono l’utilità di preparare il paziente alla chirurgia, ma non identificano un singolo protocollo di preabilitazione superiore e applicabile indistintamente a tutti. Il punto centrale rimane arrivare all’intervento nelle migliori condizioni funzionali possibili.

La stessa protesi può avere risultati diversi a seconda delle condizioni funzionali di partenza del paziente. Forza muscolare, capacità di cammino, equilibrio, comorbidità, fragilità ed eventuale sarcopenia contribuiscono a definire questa differenza. Diventa quindi importante capire quali pazienti abbiano maggiormente bisogno di una preparazione specifica e quali aspetti siano ancora modificabili nel tempo disponibile.

La valutazione fisiatrica preoperatoria permette di definire la condizione funzionale con cui il paziente si avvicina alla chirurgia. Dolore, mobilità articolare e forza muscolare rappresentano una parte della valutazione; altre informazioni derivano direttamente dall’osservazione di attività funzionali.

Test come il Timed Up and Go Test (TUG) e i test di sit-to-stand possono fornire informazioni sulla funzione degli arti inferiori e sull’autonomia nei passaggi posturali. Questi dati possono essere integrati con la valutazione clinica per individuare le principali limitazioni, definire gli obiettivi del programma e verificarne nel tempo l’andamento.

Arrivare all’intervento cercando di utilizzare il meno possibile l’articolazione non rappresenta necessariamente la strategia migliore. Nelle settimane o nei mesi di attesa è possibile lavorare per conservare forza, autonomia e capacità di movimento, compatibilmente con il dolore e con le condizioni cliniche.

Scritto da Roberto Capelli

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