In un’epoca in cui le routine di skincare diventano sempre più complesse, con una miriade di prodotti da applicare quotidianamente, emerge una tendenza contraria: lo skin fasting. Questo approccio minimalista invita a fare una pausa volontaria dai cosmetici, totale o parziale, per permettere alla pelle di ritrovare il suo equilibrio naturale.
Ma cosa succede realmente alla pelle quando decidiamo di ridurre l’uso di creme, sieri e trattamenti? E quali sono i benefici di questa pratica? Scopriamolo insieme.
L’opinione degli esperti: semplificare, non eliminare
Secondo Davide Fattore dirigente medico in Dermatologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli la pelle non ha bisogno di un vero e proprio digiuno per funzionare correttamente. “Parliamo di un organo dotato di meccanismi fisiologici di rinnovamento, idratazione e difesa molto efficienti”, spiega l’esperto.
Piuttosto che eliminare tutti i prodotti, è consigliabile ridurre quelli che possono stressare la pelle, mantenendo una base di cura essenziale. “Una skincare semplice, ben formulata e personalizzata, può essere più rispettosa della fisiologia cutanea rispetto a rituali molto elaborati”, sottolinea Fattore, che è anche socio Sidemast la Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse.
I benefici dello skin fasting
Lo skin fasting può essere particolarmente utile per chi utilizza attivi intensi come retinoidi o esfolianti chimici, che se usati in modo eccessivo possono irritare la pelle. “In caso di trattamenti anti-acne prolungati, attivi come retinoidi ed esfolianti chimici possono causare secchezza o arrossamento”, spiega Fattore.
Una pausa momentanea dai prodotti può essere utile quando la pelle è irritata o sovraccaricata da troppe formulazioni, per esempio in caso di dermatiti o reazioni dovute all’uso eccessivo di agenti aggressivi. Tuttavia, è importante mantenere alcuni accorgimenti di base, come una detersione delicata e l’uso quotidiano di una protezione solare.
Come fare lo skin fasting senza rischi
Se si decide di provare lo skin fasting, è importante la gradualità. Le prime volte è consigliabile limitare la pausa a pochi giorni, generalmente tra i tre e i sette, per osservare come reagisce la pelle senza stravolgere completamente la routine. “La durata non può essere stabilita in modo uguale per tutti, perché dipende dal tipo di pelle e dalla motivazione per cui si usano determinati dermocosmetici”, raccomanda Fattore.
Al termine della pausa, i cosmetici e soprattutto gli attivi più intensi vanno reintrodotti poco alla volta, evitando di tornare subito a una routine complessa. Procedere gradualmente permette di capire quali prodotti siano davvero utili e quali, invece, possano risultare superflui o irritanti.
Chi dovrebbe evitare lo skin fasting
Lo skin fasting è sconsigliato alle persone con patologie dermatologiche croniche, per le quali è necessario seguire routine mirate e trattamenti specifici prescritti da uno specialista. “Il discorso diventa ancora più importante per le persone che soffrono di patologie come acne, rosacea o dermatite atopica”, commenta Fattore.
Anche in altre situazioni, la sospensione dei prodotti rischia di diventare controproducente. “Una pelle seborroica, ad esempio, continuerà ad avere una maggiore produzione di sebo: non ha molto senso seguire un trattamento intensivo per pochi mesi e poi sospenderlo sapendo che la pelle ritornerà rapidamente allo stato di partenza”, conclude l’esperto.


