Il quadro aggiornato sul percorso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile mette a fuoco un Paese che avanza per tratti: alcuni indicatori migliorano, altri restano stabili e una quota significativa peggiora. La fotografia del monitoraggio nazionale evidenzia progressi intermittenti e divari territoriali marcati, elementi che rendono urgente valutare efficacia e priorità delle politiche pubbliche.
Trend complessivo: percentuali e dinamiche temporali
Il monitoraggio nazionale analizza centinaia di misure statistiche collegate agli SDG. Nell’ultimo anno il 51% delle misure considerate risulta in miglioramento oltre un quarto appare stabile, mentre il 24% registra peggioramenti. Guardando a orizzonti più lunghi, la tendenza decennale mostra che il 53,8% delle misure è migliorata, l’11,3% è peggiorata e il 34,8% non presenta una direzione univoca: questa quota di incertezza segnala progressi non consolidati che possono ritrarsi al primo shock economico o ambientale.
Obiettivi con performance positive
Tra gli ambiti con risultati più chiari emergono il Goal 17 (partnership), con tutte le misure in miglioramento, e il Goal 10 (riduzione delle disuguaglianze), che trae beneficio dall’aumento dei redditi e da una distribuzione meno sbilanciata. Anche lavori su imprese, innovazione e infrastrutture mostrano segnali favorevoli sul lungo periodo, così come alcuni indici relativi all’energia rinnovabile.
Fragilità sociali: povertà, istruzione e disparità territoriali
La componente sociale del report restituisce numeri che chiedono attenzione immediata. Nel 2026 la povertà assoluta coinvolge circa 5,7 milioni di persone, pari al 9,8% dei residenti. Nel 2026 la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale scende al 22,6% sostenuta dalla crescita occupazionale, ma questo miglioramento non azzera le forti disuguaglianze geografiche.
Divari Nord-Sud
Il divario territoriale è netto: nel Mezzogiorno la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale raggiunge il 38,4% mentre al Nord si attesta al 13,1%. Questa discrepanza, quasi tripla, illustra come parlare di «Italia» in termini omogenei sia fuorviante e sottolinea la necessità di politiche territoriali differenziate.
Educazione e capitale umano
L’istruzione mostra segnali preoccupanti: nel breve periodo il Goal 4 registra peggioramenti dovuti al deterioramento delle competenze degli studenti e a una riduzione della quota di giovani laureati. Tradotto: una parte consistente delle nuove generazioni arriva meno preparata ai passaggi decisivi, una debolezza che rischia di compromettere la crescita futura.
Ambiente e città: progressi locali, inerzia su scala più ampia
Le misure ambientali presentano una maggiore inerzia rispetto ad altri settori. Molti indicatori legati a acqua, biodiversità e vita sott’acqua risultano stabili, e in alcuni casi la stabilità equivale a insufficiente adattamento. Tuttavia, sui temi urbani emergono segnali positivi misurabili che migliorano la qualità della vita nelle città capoluogo.
Qualità dell’aria e trasporti
Nel 2026 la quota di comuni capoluogo con concentrazioni elevate di PM2,5 (oltre 20 µg/m3) scende all’11%, rispetto al 25% del 2014, e le morti premature attribuibili al PM2,5 diminuiscono da 86 a 73 ogni 100.000 abitanti tra 2026 e 2026. Sul fronte della mobilità, nel 2026 migliorano lievemente modalità d’uso e percezione dei servizi pubblici, ma l’offerta complessiva di trasporto locale resta sostanzialmente stabile con 4.699 posti-km per abitante nei comuni capoluogo nel 2026, una misura che evidenzia come la sfida della mobilità per tutti sia ancora aperta.
Il bilancio a quattro anni dall’orizzonte 2030 è quindi composto: ci sono elementi di speranza ma anche segnali persistenti di fragilità, soprattutto sul fronte sociale e territoriale. Il percorso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile richiede non solo interventi settoriali, ma una strategia che affronti le disuguaglianze interne e consolidi i progressi affinché non rimangano episodici.


